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Società

PAPA/ Borgna: il senso delle lacrime di Benedetto

Benedetto XVI (Ansa)Benedetto XVI (Ansa)

Dal punto di vista psicopatologico e sociologico, oggi si guarda all’io come ad una somma di atomi anarchici; ma è un’analisi che frammenta l’io e non lo coglie nella sua unità e nella sua totalità di «monade» dalle porte aperte nella quale confluisce ogni fattore, anche oscuro, della nostra personalità. L’io può essere visto come immanenza totale, e allora in senso psicologico è prigioniero dei nostri istinti, delle nostre abitudini, dei nostri tradimenti. Ma questa non è l’ultima parola sul nostro io, perché noi siamo, in fondo, trascendenza. La massima del Vangelo è quella che mi consente realmente di fare psichiatria, e di dare un senso vero, più umano, al dolore che Benedetto XVI ha testimoniato con le sue lacrime.

 

Lei come ha accolto le lacrime di Benedetto XVI?

 

Nelle sue lacrime di amore c’è tutto il segreto di quello che io considero l’aiuto che ciascuno di noi può dare agli altri, non solo ai livelli teologici altissimi del Papa, ma anche a quelli che uno psichiatra può fare per cercar di dare una mano a chi è sul ciglio della disperazione, e che si salva solo se incontra persone che fino in fondo mettono le loro risorse a disposizione di chi, in condizioni estreme di dolore, considera la morte come la sola sua possibilità. Solo questa speranza ontologica, metafisica può salvare una vita. È l’espérance che Charles Péguy pone a fondamento di pagine indimenticabili, e come lui don Giussani. Pagine che rimarranno sempre nel cuore di chi le ha lette e di chi ha avuto la fortuna di fare con Giussani un incontro che non potrà mai dimenticare, e che ha segnato - come è stato per me - anche il cammino della sua speranza.

 

(Federico Ferraù)

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