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Società

PAPA/ Borgna: il senso delle lacrime di Benedetto

Lo psichiatra EUGENIO BORGNA parla del dolore di papa Benedetto XVI. Le sue lacrime sono state un gesto di profonda umanità, che nasce «dal cuore vastissimo di chi continua la testimonianza di Pietro»

Benedetto XVI (Ansa)Benedetto XVI (Ansa)

Il Papa ha pianto con le vittime. Un gesto di grande e profonda umanità, che dice - molto di più di tanti discorsi - come il capo della Chiesa abbia realmente condiviso il male delle vittime, soffrendo nel profondo per il loro dolore e per i peccati commessi dalla Chiesa. Lo dice a ilsussidiario.net il professor Eugenio Borgna, psichiatra e scrittore.

A Malta il Papa ha pianto con le vittime: un gesto, semplice, umano, universale. Cosa rappresentano per lei le lacrime del pontefice?

Già nel Vangelo Gesù «scoppiò in pianto». Gesù, il figlio di Dio, si è commosso per noi, ha condiviso il nostro dolore mortale. Mai le lacrime testimoniano qualcosa di oscuro. Sono sempre l’espressione della straordinaria luce interiore che è in noi, dell’ansia di infinito che vive nel cuore delle persone. Anche il Papa, come Gesù, ha pianto. Nelle lacrime di Benedetto XVI ho visto la suprema testimonianza dell’amore che vive in lui nei confronti di chi è stato ferito, colpito, ignorato. Non c’è gesto che indichi di più la bontà del suo cuore, la sua straordinaria capacità, con quei suoi occhi azzurri, espressione di una dolcezza e di una tenerezza senza fine, di abbracciare le vittime.

Le vittime sono state oggetto di soprusi oscuri, che ci ripugna anche immaginare. Che cosa può aiutare a superare la distanza che rende questo dolore inesplicabile?

La consapevolezza che in noi non esistono solo spazi di luce infinita, ma anche di notte oscura, che talvolta travolgono perfino le persone che dell’amore, dell’ascolto e della gentilezza d’animo dovrebbero fare le stelle polari del loro comportamento. Il dolore che il Papa prova è anche quello che tutti noi proviamo di fronte all’indicibile mistero del male che vive in noi. E che talvolta si esprime in forme che oltrepassano ogni «confine» di male, come quando colpiscono la dimensione evangelica - l’infanzia - di fronte alla quale dovremmo inchinarci con un atteggiamento di ascolto, di aiuto, di preghiera.

Dentro di noi è il male o il bene a vincere lo scontro?

Il male, come ombra fatale che vive in noi e che combatte sempre col bene, viene quasi sempre sconfitto. Ma qualche volta è il male che riesce a distruggere le nostre «stelle del mattino», quelle della speranza, della carità e dell’amore.

Nel fuoco degli attacchi che hanno investito la Chiesa, le vittime sono sembrate talvolta in subordine rispetto a preoccupazioni di tipo strumentale. Quello che il Papa ha fatto può davvero aiutare le vittime nella loro sofferenza e nella loro ansia di giustizia?

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