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Società

PAPA/ Ora la Chiesa non si faccia "ingannare" dalla giustizia degli uomini

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Occorre però evitare che le richieste, inevitabilmente dure, conseguenti al male commesso impediscano di dire la verità. Come gli psicologi ben sanno, non si risolve il problema dicendo a chi è stato offeso così gravemente che le sue ferite non possono essere guarite o che devono continuare a provare rabbia. Non vi sono regole semplici per trattare ogni singolo caso e sono necessari un coinvolgimento personale e una sincera condivisione. Ciò che viene detto e fatto pubblicamente può aiutare o danneggiare questo processo. La Chiesa ha su di sé una responsabilità particolare nel chiedere pubblicamente scusa e invitare a un profondo risanamento.

 

Nel contesto internazionale in cui si trova ora la Chiesa, questo significa probabilmente un lungo periodo di penitenza, forse molto più lungo dell’anno prescritto da Benedetto XVI all’Irlanda nella sua lettera a questa nazione. Nello stesso documento, il Papa afferma che questa crisi ha oscurato il Vangelo in Irlanda più di quanto abbiano fatto “secoli di persecuzione”. Si pone perciò il problema di una chiara e profonda riforma istituzionale, e non solo in Irlanda. In America, nel 2002, i nostri vescovi hanno messo in atto una severa politica di “tolleranza zero”, che ha ridotto a pochi casi le denunce di abusi.      

 

Da notare, però, che queste stesse misure hanno creato anche casi di ingiustizie a danno di singoli ecclesiastici e della Chiesa in generale; pertanto, i vescovi degli altri Paesi devono essere molto attenti alla correttezza verso gli accusati e al rischio di sentimenti di vendetta contro la Chiesa.

 

Per esempio, la regolamentazione delle cause per abusi da parte di insegnanti, impiegati pubblici e categorie simili, in molti stati degli Usa prevede la prescrizione dopo due anni, perché si riconosce che sarebbe difficile garantire un corretto dibattito dopo un periodo più lungo di tempo. Tuttavia, diversi stati hanno introdotto recentemente una clausola in deroga che prolunga la prescrizione a trent’anni per gli abusi da parte di ecclesiastici.

 

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COMMENTI
09/04/2010 - il peso della Pasqua (Antonio Servadio)

Ringrazio sentitamente Robert Royal per questo bellissimo articolo molto chiaro, diretto, e soprattutto equanime e molto onesto. Credo proprio che sia tempo di saper vivere quella "dimensione autentica della Pasqua che abbiamo spesso trascurato". Si rifugga quindi dalle facili polemiche di posizione, anche da parte dei Cattolici. Non ci si arrocchi. Si guardi ai fatti senza pudori nè paure, senza sentimenti di disillusione perchè un autentico Cristianesimo non può convivere con le illusioni, deve vivere di fede. Non nascondiamo la spazzatura sotto il tappeto. Si dia a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio. Ogni crisi ben digerita porta miglioramenti.