MEDIO ORIENTE/ Farouq: i cristiani ascoltino il Papa, noi musulmani abbiamo bisogno di loro
giovedì 10 giugno 2010
Con questo articolo, Wael Farouq, professore di Lingua araba all’American University del Cairo, dà inizio alla collaborazione con ilsussidiario.net
Nessuno può negare le sofferenze dei cristiani in Medio Oriente, indipendentemente dalle loro confessioni religiose. Essi, infatti, vivono come minoranze in paesi afflitti da povertà, ignoranza, corruzione e regimi dittatoriali, e forse, per tale motivo, pagano più di tutti gli altri il prezzo di tutte queste iniquità che conducono all’estremismo e alla comparsa di gruppi ostili alla presenza cristiana, in nazioni a maggioranza musulmana. Nazioni a maggioranza musulmana appunto, non nazioni islamiche, perché ad esempio l’Egitto, il mio paese, è tanto cristiano quanto islamico e il cristianesimo egiziano è un elemento inscindibile della sua identità.
Il nostro governo non consente lo studio della storia dell’Egitto cristiano nelle scuole e la guida suprema dei Fratelli Musulmani preferisce che a governare il paese sia un musulmano malese, piuttosto che un cristiano egiziano. Inoltre, non passa anno senza che avvengano atti di violenza con vittime e feriti. Eppure, al tempo stesso, vediamo gli appartenenti alla classe media musulmana fare a gara per far studiare i propri figli nelle scuole cattoliche, così come vediamo centinaia di migliaia di egiziani musulmani giungere da ogni parte del paese per assistere alle festività cristiane e ricevere la benedizione della Vergine e dei santi.
Musulmani e cristiani vivono in comunione profonda: parlano la stessa lingua, ridono alle stesse battute, mangiano lo stesso cibo, ascoltano le stesse canzoni e tifano per le stesse squadre di calcio. Questa “vita” non è forse una base solida su cui costruire? Non è forse un “dialogo” profondo e ininterrotto, anche se non possiede la consapevolezza di essere dialogo? Per tale motivo, la cosa che più mi rattrista della situazione presente è vedere i cristiani ritirarsi dalla società per rinchiudersi nella Chiesa, divenutane ormai il surrogato. Sono i leader religiosi ora a decidere chi i cristiani debbano eleggere deputato del parlamento o presidente della repubblica, trasformando la Chiesa in partito politico o sindacato dei cristiani.
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Secondo la mia modesta opinione, il messaggio d’amore recato dalla Chiesa dovrebbe valicare le alte mura che circondano le chiese per proteggerle – o per isolarle – e raggiungere ogni individuo nella società. Il ruolo della Chiesa dovrebbe superare la difesa dei cristiani per promuovere invece la difesa dei valori cristiani, amore e tolleranza in primo luogo. Tale messaggio, tuttavia, non si concretizzerà se non ci si libererà della cattiva conoscenza dell’altro che produce paura. Paura e amore, tuttavia, non possono stare insieme, come non possono stare insieme paura e fede, perché la fede è coraggio, fondato sulla fiducia illimitata in Dio e nell’essere umano.
Secondo gli insegnamenti dell’islam e del cristianesimo, il male si affronta compiendo il bene: “Non sono certo uguali la cattiva [azione] e quella buona. Respingi quella con qualcosa che sia migliore: colui dal quale ti divideva l'inimicizia, diventerà un amico affettuoso” (Cor. 41:34); “ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori” (Mt 5:44). La sopravvivenza dei cristiani – e dei musulmani – in Medio Oriente, loro luogo di origine, dipenderà dalla capacità di mantenere in vita, nella società, questi insegnamenti, una sfida certamente difficile, viste le condizioni in cui versano questi paesi, ma non impossibile.
Il discorso tenuto dal Santo Padre la scorsa settimana a Cipro e, prima ancora, il suo invito a tenere un Sinodo dei vescovi del Medio Oriente, rivelano perseveranza nel voler porre nuove basi per un dialogo che sia radicato nella realtà e che affronti anche le sofferenze, poiché dove c’è sofferenza c’è testimonianza, personale e collettiva, ma quando la sofferenza è grande, più grande è l’amore.
(Traduzione dall'arabo di Elisa Ferrero)
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Facendo il ginecologo,ho seguito qualche donna musulmana in gravidanza. Mi sembra di poter dire che il bisogno di bene, la preoccupazone per la salute dei figli, la presenza costante dei mariti non divergessero particolarmente dai nostri desideri. L'umano è uguale per tutti. Non ho mai fatto fatica a rapportarmi con i Musulmani nel reale,sui bisogni concreti. ...ma neanche sul senso religioso. Mi ricordo un marito musulmano praticante, che mi ha invitato a pregare sulla culla di suo figlio appena nato: lui la sua preghiera( a me indecifrabile!) io il Padrenostro. Un'altra volta per ringraziarmi mi hanno regalato un alberello di Natale contenente un liquore (ebbene sì proprio liquore da un musulmano!): era Pasqua(!), ma il significato di rispetto per la mia religione, dentro un rapporto personale concreto e non teorico risultava chiarissimo. Penso che si debba partire dal guardarsi negli occhi e capire cosa c'entra tutto questo con le stelle.
Che bella idea aver invitato questo amico musulmano a scrivere sul Sussidiario!I musulmani sono vittime di calunnie inaudite e continue messe in circolo dalla propaganda israeliana....come quella di oggi sul bambino di 7 anni impiccato....o sull'esistenza di Bin Laden(ovviamente ora è in Iran!)o di Al Quaeda.Il più grande nemico della comprensione e amicizia tra noi e gli amici arabi è il governo israeliano.
Oggi sono andata al cimitero a pregare per 9 bambini abortiti, eravamo lì in 5 con don Maurizio. I talebani impiccano un bambino di 7 anni accusandolo di spionaggio. Noi cristiani abbiamo un sacco di strada da fare, speriamo che ci accompagnino anche i musulmani.
E' verissimo quanto dice riguardo alla sofferenza in quanto componente dell'amore; infatti non si può soffrire se non si ama! Se ami tua moglie e lei sta male, tu soffri; ma se a star male è uno sconosciuto sei indifferente alla sua sofferenza! Ecco allora che l'amore è la prima forma di testimonianza perchè viene da Dio. Sant'Agostino diceva "Ama e fa ciò che vuoi" perchè amare vuol dire desiderare un bene infinito, vuol dire che le nostre scelete nel quotidiano sono caratterizzate dall'amore e perciò non possono essere orientate al male! Usa la testa ascoltando il cuore perchè è il cuore che ci spinge a fare cose grandi! Ed infatti è proprio nel cuore dell'uomo che nasce la conversione. E' questa la base per costruire un futuro insieme, la speranza di fratellanza tra cristiani e musulmani! Finchè a prevalere saranno le ideologie, i pregiudizi e gli estremismi religiosi non ci sarà pace; dobbiamo avere l'onestà di riconoscere che un cristiano ed un musulmano sono uguali perchè creature di Dio; e per ogni uomo c'è un cammino di salvezza che nasce dagli incontri che si fanno nella vita! E probabilmente per questo che molti egiziani, riconoscendo la bontà della proposta delle associazioni cristiane, scelgono di educare i figli secondo una modalità più libera ed a misura d'uomo! Proprio perchè se ami una persona non puoi che desiderare il meglio per lei!