BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

FAUSTO COPPI/ 50 anni dall'ultima fuga del Campionissimo. Il Video

coppi_fausto_R375x255_02gen09.jpg (Foto)

 

Quindi, a dirla tutta, oggi si celebra un mezzo anniversario: Fausto, 50 anni fa, non se n’è andato; il 2 gennaio 1960, è semplicemente morto. Da allora di lui si è continuato a parlare, e quando non siamo noi a parlarne, ci pensa la strada a ricordarcelo. Non c’è luogo in Italia che non sia stato attraversato da una sua impresa. Pinerolo, lo Stelvio, il Turchino, sono nomi che se pronunciati riportano subito a lui. Un monumento sul Pordoi, la montagna che più volte è stata affrontata nella storia del Giro d’Italia, ci ricorda la sua fuga tra Falzarego e Sella, e la sua vittoria a Bolzano, davanti a Bartali.

 

Sullo Stelvio una stele ne ricorda il nome, e quel fantastico attacco che nel 1953 lo portò a staccare Koblet e a conquistare il suo quinto Giro, a 13 anni dal primo nel 1940. Dagli anni ’60 si ribattezza col suo nome la cima più alta che viene attraversata dal Giro d’Italia, la Cima Coppi, appunto. Persino i francesi, che verso gli italiani, si sa, sono piuttosto esigenti, hanno collocato un monumento sull’Izoard in sua memoria. Sui primi tornanti dell’Alpe d’Huez, montagna che venne due volte dominata dal campione piemontese, si legge il suo nome. Ma non solo le vittorie sue vittorie ce lo riportano alla memoria, persino le sue sconfitte hanno strappato dall’oblio posti che altrimenti sarebbero rimasti destinati all’anonimato.

 

Le scale di Primolano non direbbero niente a nessuno, ma ecco, per una caduta di Coppi, sono divenute per tutti “le Scale di Primolano, dove Coppi perse un Giro già vinto”. Cinquant’anni fa se ne andava un corridore che si è fatto e si fa ancora amare. Potrebbe venire il dubbio che tale amore sia dovuto alle sue incredibili e innumerevoli vittorie, perché Coppi era un vincente, vinceva dappertutto: in salita costruì il proprio mito, ma sul passo regolò ogni avversario, stabilendo il record dell’ora e imponendosi in gare a cronometro e ad inseguimento su pista. Vinse grandi Giri (7: 5 Giri e 2 Tour, e all’epoca il Giro era quello prestigioso e duro) e vinse grandi classiche, come la Roubaix, il Lombardia e la Sanremo.

 


COMMENTI
02/01/2010 - Uno splendido ritratto. (Giuseppe Crippa)

Luigi Crema merita proprio l’ennesimo grazie per questo suo ritratto di Fausto Coppi, per nulla retorico (come sarebbe piaciuto a lui) ed estremamente eloquente, perché parlano per lui i luoghi che videro realizzarsi le sue imprese. E’ vero, Fausto Coppi, morto da 50 anni, è sempre vivo nei cuori di chi, come Crema, ama davvero il ciclismo. Bene ha fatto Crema a tacere del tutto della strumentalizzazione politico giornalistica della sua rivalità con Bartali, e più ancora delle sue vicende famigliari, certamente discutibili, delle quali comunque seppe assumersi responsabilità ed oneri. Il ciclismo, come forse ogni sport, è metafora della vita, ed il ricordo delle fughe solitarie di Fausto ci è presente quando siamo impegnati da soli a raggiungere un risultato cui teniamo. Grazie Crema, buon anno e… sempre in forma!