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Calcio e altri Sport

FAUSTO COPPI/ 50 anni dall'ultima fuga del Campionissimo. Il Video

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Le vittorie da sole, però, non giustificano la passione con cui il suo nome ancora oggi è pronunciato. Altri hanno vinto anche più di lui, eppure sono meno amati. Forse è altrove, già nelle sue origini, che occorre ritrovare il giusto ingrediente che ha reso speciale questo campione. Vi era in lui una certa scorza, una forza ruvida che si trova solo in chi è irrequieto, in chi si sente di confine, coinvolto sì in una società in movimento, ma condannato, ovunque tentasse di scappare, a sentirsi un poco a casa.

 

Nacque nella zona di faglia tra le pressioni tettoniche dei tre pistoni industriali del tempo, Genova, Torino e Milano. Vide i natali proprio là in mezzo, nelle colline piemontesi di Tortona. A Novi Ligure –la città del primo campionissimo, Girardengo– crebbe ciclisticamente. Al Vigorelli di Milano firmò le proprie imprese su pista, e del Giro di Lombardia è tuttora il re incontrastato (5 vittorie: nessuno come lui). In Liguria abitò a lungo, recandosi spesso allo stadio per tifare il Genoa o la Sampdoria –benché il suo amore rimanesse per i Grigi dell’Alessandria.

 

Forse è per questo che Fausto, strizzato ed accerchiato da ogni dove, divenne così bravo a prendere ed andare via, in fuga. Sull’Abetone o sul Sestriere non gli toccò di fare altro che non quello che già sapeva fare: andarsene, da solo, e lasciare il gruppo indietro. Così, a 50 anni di distanza, ci ritroviamo ancora ad omaggiare un campione nella ricorrenza della sua morte, perché è riuscito a far sembrare facile quello che tutti vorrebbero fare, ma che in ben pochi osano tentare.

 

(Luigi Crema)

 

 


COMMENTI
02/01/2010 - Uno splendido ritratto. (Giuseppe Crippa)

Luigi Crema merita proprio l’ennesimo grazie per questo suo ritratto di Fausto Coppi, per nulla retorico (come sarebbe piaciuto a lui) ed estremamente eloquente, perché parlano per lui i luoghi che videro realizzarsi le sue imprese. E’ vero, Fausto Coppi, morto da 50 anni, è sempre vivo nei cuori di chi, come Crema, ama davvero il ciclismo. Bene ha fatto Crema a tacere del tutto della strumentalizzazione politico giornalistica della sua rivalità con Bartali, e più ancora delle sue vicende famigliari, certamente discutibili, delle quali comunque seppe assumersi responsabilità ed oneri. Il ciclismo, come forse ogni sport, è metafora della vita, ed il ricordo delle fughe solitarie di Fausto ci è presente quando siamo impegnati da soli a raggiungere un risultato cui teniamo. Grazie Crema, buon anno e… sempre in forma!