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ESCLUSIVA/ Il Parma con Dossena esporta calcio in Cina

Pubblicazione:domenica 31 gennaio 2010

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«Si sente la necessità – prosegue Dossena – di una guida forte che dia certezze: sono sicuro che questo calcio possa esprimere quella qualità, che ad oggi, a parte la parentesi del Mondiale di Corea e Giappone, non ha ancora raggiunto». Inutile sottolineare che in un Paese chiuso come la Cina sia necessario il confronto con l’autorità statale. Dossena ribadisce i buoni rapporti di collaborazione con il mondo politico in una realtà dove la parte del leone è recitata dalle scuole: «I ragazzi lì trascorrono molto tempo e lì noi dobbiamo investire. Il passaggio può avvenire solo attraverso idee e metodi». Per il momento l’interesse è rivolto alle città di Pechino e Shanghai, ma non ci sono preclusioni ad allargare il raggio d’azione: «Abbiamo fatto solo corsi di formazione per allenatori lavorando sulla metodologia e portando la nostra esperienza, ma non può bastare aver fatto 2/3 corsi». C’è un buon livello sul quale lavorare: non mancano, infatti, l’abilità, l’agilità e la capacità di corsa. «Sì, è arrivato il momento, questa nazione è pronta, deve solo prendere coscienza delle qualità». Dossena ripete più volte il concetto che siamo in presenza di processi da fare nel lungo periodo, portando la popolazione a ragionare sulle potenzialità». Dossena va spesso in Cina, ma non ha dimenticato la sua esperienza sulla panchina del Ghana (1998-2000), ecco perché alla vigilia della finale di Coppa D’Africa (Ghana-Egitto) è interessante conoscere anche un suo parere sull’epilogo della rassegna. «Se fossi nei ghanesi sarei tranquillo, perché l’Africa nera è migliore di quella bianca. I Paesi africani che si affacciano sul Mediterraneo sono più disciplinati e capaci di stare in campo, ma accusano un grande divario nella fisicità e nella qualità. In condizioni normali il Ghana ha qualità sufficienti per superare l’Egitto, che, comunque, è tornato sui livelli che gli competono». In molti si chiedono se al prossimo Mondiale non arriverà, finalmente, il momento di vedere un trionfo di una compagine africana. La Costa D’Avorio (una delle migliori del continente) ha, ad esempio, fallito miseramente in questa Coppa D’Africa. Può quasi venire il sospetto che si sia risparmiata… «E’ normale, invece, che non ci si risparmi, perché questa manifestazione per gli africani è più importante del Mondiale». Nel frattempo gli osservatori hanno setacciato le partite per scovare possibili talenti, anche a Parma. Non so, è una domanda da girare alla struttura tecnica. «Posso dire – conclude Dossena – che ormai è difficile possa sfuggire qualcosa o qualcuno».

 

(Luciano Zanardini)



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