domenica 14 febbraio 2010
Juventus-Genoa non è soltanto una sfida che in questo momento può valere un posto in Europa, ma è anche, soprattutto, un match fra ex. Oltre ai vari Sculli e Milanetto, è interessante e al tempo stesso significativo rintracciare nelle rispettive rose alcuni fra i giovani più interessanti cresciuti all’ombra della Vecchia Signora. Da questo punto di vista chi meglio di Vincenzo Chiarenza, in esclusiva per ilsussidiario.net, con i suoi 15 anni nel settore giovanile juventino può tracciare un profilo di una generazione di aspiranti fenomeni che militano nelle due compagini: Palladino e Criscito da una parte e Marchisio, Giovinco, De Ceglie e Paolucci dall’altra. Chiarenza affronta anche da tifoso la situazione della Juve di oggi non senza qualche considerazione sulla gestione Ferrara. In particolare Chiarenza ha evidenziato una certa confusione: in campo i giocatori devono avere un unico punto di riferimento, l’allenatore, e non sentire le voci e le interpretazioni dello staff. A buon intenditor poche parole. Sfogliando l’album dei ricordi di Vincenzo Chiarenza escono molti giovani giocatori che oggi militano in Juventus e Genoa, quali sono le sue sensazioni? Ho avuto la fortuna di allenare giocatori con grosse qualità tecniche, fisiche e tattiche. Il mio compito è stato, oltre a quello tattico-tecnico, di insegnare loro il modo di comportarsi in campo, di trasmettere una cultura sportiva. Il rapporto con questi giocatori prosegue anche oggi? Sì, ci sentiamo tramite sms o in occasione delle feste Alcuni, si pensi a Giovinco o allo stesso Paolucci, non sono ancora esplosi del tutto, è d’accordo? Sono tutti giovani del 1986 o del 1987 e hanno ampi margini di crescita. Non bisogna dimenticare, e anche il passato l’ha dimostrato, che nel calcio si migliora fino a trent’anni. I giovani devono crescere sotto l’aspetto caratteriale per saper gestire anche le situazioni esterne, cioè l’ambiente, i media o i tifosi. Proviamo a dare un giudizio tecnico su questi giocatori. Partiamo da Palladino Straordinario. Può giocare anche da prima punta perché tiene palla e sa far salire la squadra. Fa partecipare gli altri giocatori alla manovra e ha un grosso dribbling. Assomiglia un po’ a Ronaldo del Real. Criscito in bianconero è stato bocciato Può giocare centrale in una difesa a tre o, come al Genoa, esterno alto a sinistra. Ha qualità tecniche, ma deve migliorare sotto l’aspetto fisico. Con me giocava nella difesa a tre e nella difesa a quattro. Marchisio Sta dimostrando le sue grandi qualità tecniche e caratteriali come del resto aveva già fatto con la Primavera. E’ un leader nella Juve e, speriamo, possa diventarlo anche in Nazionale. L’ultimo ritorno, criticato dai tifosi, è quello di Paolucci Una prima punta che vede molto bene la porta: è un attaccante completo che calcia di destro e di sinistro. Deve migliorare la qualità di testa. In molti si aspettavano qualcosa in più da De Ceglie CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA QUI SOTTO
Juventus-Genoa non è soltanto una sfida che in questo momento può valere un posto in Europa, ma è anche, soprattutto, un match fra ex. Oltre ai vari Sculli e Milanetto, è interessante e al tempo stesso significativo rintracciare nelle rispettive rose alcuni fra i giovani più interessanti cresciuti all’ombra della Vecchia Signora. Da questo punto di vista chi meglio di Vincenzo Chiarenza, in esclusiva per ilsussidiario.net, con i suoi 15 anni nel settore giovanile juventino può tracciare un profilo di una generazione di aspiranti fenomeni che militano nelle due compagini: Palladino e Criscito da una parte e Marchisio, Giovinco, De Ceglie e Paolucci dall’altra. Chiarenza affronta anche da tifoso la situazione della Juve di oggi non senza qualche considerazione sulla gestione Ferrara. In particolare Chiarenza ha evidenziato una certa confusione: in campo i giocatori devono avere un unico punto di riferimento, l’allenatore, e non sentire le voci e le interpretazioni dello staff. A buon intenditor poche parole.
Sfogliando l’album dei ricordi di Vincenzo Chiarenza escono molti giovani giocatori che oggi militano in Juventus e Genoa, quali sono le sue sensazioni?
Ho avuto la fortuna di allenare giocatori con grosse qualità tecniche, fisiche e tattiche. Il mio compito è stato, oltre a quello tattico-tecnico, di insegnare loro il modo di comportarsi in campo, di trasmettere una cultura sportiva.
Il rapporto con questi giocatori prosegue anche oggi?
Sì, ci sentiamo tramite sms o in occasione delle feste
Alcuni, si pensi a Giovinco o allo stesso Paolucci, non sono ancora esplosi del tutto, è d’accordo?
Sono tutti giovani del 1986 o del 1987 e hanno ampi margini di crescita. Non bisogna dimenticare, e anche il passato l’ha dimostrato, che nel calcio si migliora fino a trent’anni. I giovani devono crescere sotto l’aspetto caratteriale per saper gestire anche le situazioni esterne, cioè l’ambiente, i media o i tifosi.
Proviamo a dare un giudizio tecnico su questi giocatori. Partiamo da Palladino
Straordinario. Può giocare anche da prima punta perché tiene palla e sa far salire la squadra. Fa partecipare gli altri giocatori alla manovra e ha un grosso dribbling. Assomiglia un po’ a Ronaldo del Real.
Criscito in bianconero è stato bocciato
Può giocare centrale in una difesa a tre o, come al Genoa, esterno alto a sinistra. Ha qualità tecniche, ma deve migliorare sotto l’aspetto fisico. Con me giocava nella difesa a tre e nella difesa a quattro.
Marchisio
Sta dimostrando le sue grandi qualità tecniche e caratteriali come del resto aveva già fatto con la Primavera. E’ un leader nella Juve e, speriamo, possa diventarlo anche in Nazionale.
L’ultimo ritorno, criticato dai tifosi, è quello di Paolucci
Una prima punta che vede molto bene la porta: è un attaccante completo che calcia di destro e di sinistro. Deve migliorare la qualità di testa.
In molti si aspettavano qualcosa in più da De Ceglie
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