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TORINO/ L'annuncio dell'addio di Cairo può placare le contestazioni di stampa e tifosi

Pubblicazione:domenica 28 febbraio 2010

cairo_urbano_R375x255_7gen10.jpg (Foto)

Eppure -lo stesso ds Petrachi lo ricordava proprio ieri- il calcio è un affare diverso da ogni altre realtà imprenditoriale, e anche chi nel proprio ambito ha avuto successo non può pensare di inoltrarvisi senza una guida esperta. Cairo ci ha provato, e nonostante gli errori ha spesso perserverato. Fino a pagarne le conseguenze, facendole però pagare anche a tutta la tifoseria. E così, dalla folla che riempiva la piazza del Municipio di Torino sotto la luna dell'Agosto 2005, in attesa di poter acclamare al balcone il suo Papa Urbano, si è passati allo striscione “Cairo vattene” ormai stanziale al centro della Curva Maratona.

 

Che non trova consensi unanimi, perché c'é chi sostiene e difende il numero uno di via dell'Arcivescovado; e questo è forse il male peggiore accaduto al popolo granata in questi ultimi anni, la radicale spaccatura che si vive quotidianamente. Si è arrivati, infine, all'annuncio fatale: Cairo lascia il Toro. O meglio, lascerà; non appena si farà vivo un qualche imprenditore “più ricco, più capace, più organizzato, più tifoso” e “piemontese, anzi possibilmente torinese”. Certo, se si dovessero davvero rispettare rigidamente tutti quesi parametri, diventerebbe davvero dura trovare un acquirente per il Torino. Torniamo così alla riflessione iniziale: a noi pare non sia cambiato nulla, dopo l'intervista di venerdì. Urbano Cairo, cresciuto in Publitalia, editore rampante, è prima d'ogni altra cosa un comunicatore.

 

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