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Calcio e altri Sport

TORINO/ L'annuncio dell'addio di Cairo può placare le contestazioni di stampa e tifosi

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Chi conosce punto per punto le critiche e le accuse a lui mosse proprio nei giorni scorsi, non può non leggere, nell'intervista annunciante l'intenzione di cedere, una risposta colpo su colpo a quelle. Ciò che fa il presidente granata è un'autodifesa piuttosto esplicita (nonché legittima); e con la propria manifesta disponibilità a trattare Cairo stoppa anche l'ultima possibile mossa di chi lo contesta: l'invito, reiterato, a “mettere in vendita” la società, per il bene del Toro. Facendolo, o anche solo dicendolo -e qui sta la mossa da grande comunicatore-, il patron granata si mette al riparo anche dall'estremo appello: “vendi”.

 

Nulla ci dice che l'intenzione di cedere non sia davvero reale, sia chiaro. Anzi, abbiamo ragione di credere che, a fronte di un'offerta ritenuta congrua, l'ex-”Papa Urbano” passerebbe la mano senza esitare. Semplicemente, sappiamo che questo era vero anche tre giorni fa, anche un mese fa, anche un anno fa: il numero uno del Toro venderebbe la sua creatura, se trovasse un acquirente affidabile e pronto a mettere sul piatto i milioni richiesti. Dunque, ecco che si inquadra in un'ottica meno superficiale l'uscita pubblica (la prima, dopo quasi due mesi di insolito silenzio) di Cairo. Che fa quel che gli viene richiesto dai suoi detrattori, ossia dichiarare la cedibilità del Torino FC, e coglie al contempo l'occasione di argomentare a proprio favore. Riducendo lo spazio di manovra alla contestazione, dopo aver fatto il passo definitivo, e continuando ad attendere un'offerta per il suo povero, derelitto Toro esattamente come la attendeva prima.

 

(Alessandro Salvatico)

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