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TORINO/ L'annuncio dell'addio di Cairo può placare le contestazioni di stampa e tifosi

Pubblicazione:domenica 28 febbraio 2010

cairo_urbano_R375x255_7gen10.jpg (Foto)

Riceviamo e ringraziamo Alessandro Salvatico, giornalista della testata www.toronews.net, per l'analisi che ci ha fornito sulla situazione in casa granata.

 

L'intervista rilasciata da Urbano Cairo al “granata da legare” Massimo Gramellini ha scosso Torino e suscitato reazioni e discussioni in tutto l'ambiente del calcio: “Metto in vendita il club”, l'annuncio dell'editore alessandrino. Parrebbe dunque assurdo, a fronte delle tante parole che si stanno spendendo per commentare questa inaspettata uscita, dire che, in realtà, non è cambiato nulla; ma è quel che proveremo a dimostrare. Cairo è puntato dall'indice accusatore di una parte della tifoseria ormai da tempo, e numerose accuse gli sono state mosse. Ad esempio, il fatto di aver atteso anni prima di dotare la società di un organigramma completo, operazione non ancora completata neppure ora; e in effetti, per lungo tempo il Torino FC ha potuto vantare un ds spesso vittima delle ingerenze del patron, e stop, nessun'altra figura dirigenziale.

 

L'assenza -su tutte- di un team manager ha portato una squadra lasciata a se stessa da una proprietà lontana (a Milano) ad autogestirsi, con risultati deleteri ed allenatori esautorati uno dietro l'altro. La tifoseria organizzata, per mezzo di comunicati e dichiarazioni a mezzo stampa, ha fatto sapere a più riprese di non poterne più degli errori inanellati da Cairo, che ha cambiato in media un direttore sportivo e due allenatori all'anno, alla faccia di una programmazione tanto sbandierata quanto periodicamente azzerata. La smania di protagonismo ha spesso condotto il presidente a parlare tanto, sempre, troppo, promettendo molto e mantenendo poco, per il peccato originale di non affidare le chiavi del proprio club ad uno staff di collaboratori fidati.

 

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