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CICLISMO/ Addio Ballerini, eroe dell'Enfer du Nord

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Le bici dei due sbattevano dappertutto, ma loro continuavano a pedalare, slittando. Solo quelle forature lo portarono fuori dalla lotta per la vittoria, eppure anche quell’anno Ballerini riuscì a piazzarsi nella sua corsa. Ballerini si sarebbe ritirato dal ciclismo nel 2001. Lo fece, ovviamente, a Roubaix, classificandosi 32°. Tutto il velodromo, stipato del pubblico francese e belga, lo accolse in piedi, applaudendolo fragorosamente. Lui aveva la maglietta della squadra sollevata per mostrare una scritta «Mercì Roubaix». Di quella cittadina belga era anche stato nominato cittadino onorario. Ballerini non vinse tantissimo da atleta, ma era uomo dal grande carisma, intelligente, e soprattutto umile. Chi meglio di lui poteva mettersi al volante della nazionale azzurra per i mondiali di ciclismo? Lo nominarono Commissario Tecnico della nazionale dopo l’istituzione Alfredo Martini, e da quel momento Ballerini divenne maledettamente vincente. 2002 Cipollini. Poi Bettini, 2006 e 2007. Ballan nel 2008. Nel 2004 Olimpiade su strada con Bettini. E tanti altri piazzamenti. Ballerini convinse tutti con le vittorie, ma soprattutto convinse tutti con strategie di corsa meravigliose. Per evitare problemi da primedonne metteva subito in chiaro già al momento delle convocazioni chi fosse il capitano. «Questo mondiale lo corriamo per Cipollini»; «Questo mondiale lo corriamo per Bettini». Niente più doppie punte, basta con le soluzioni ibride.

 

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