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CICLISMO/ Addio Ballerini, eroe dell'Enfer du Nord

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A volte questa decisione lo portò a perdere la corsa, come a Madrid. Ma in verità aveva ragione lui, perché anche se l’Italia non vinceva, comunque si piazzava davanti. E non si pensi che Ballerini metteva un capitano unico per correre sulla difensiva: non aveva affatto rinunciato alla doppia punta perché era pavido, ma perché aveva optato per le 4 punte. Da pazzi; eppure era così. Tanti campioni insieme, l’importante era dare a tutti ruoli ben chiari. Guai a sgarrare. Negli ultimi 9 anni la nazionale italiana si presentava sempre con mezza squadra di punte, e mezza di gregari, ognuno col suo compito, e gli azzurri sempre ad attaccare come matti. Ballerini aveva inventato un modo di correre entusiasmante: forse il mondiale di Varese, nel 2008, fu il suo capolavoro, quando Ballan e Cunego fecero primo e secondo, e Rebellin finì 4°. Tra olimpiade e mondiale 3 ori li conquistò Bettini. Proprio l’amico toscano Paolo Bettini, capitano di tante corse, lo introdusse a un nuovo modo di vivere la competizione e la velocità, lo introdusse al fascino del rally. Domenica 7 febbraio, nella sua Toscana, poco dopo le 10, questo intelligente e carismatico uomo, un quarantacinquenne padre di famiglia, CT della nazionale di ciclismo italiano, se n’è andato. Stava partecipando a un rally come navigatore; l’auto è sbattuta violentemente sul lato destro, e non c’è stato nulla da fare per rianimarlo. Anche quel velodromo nel freddo nord delle miniere e del pavé si unirebbe a noi, salutandolo con la semplicità che caratterizzò la sua vita: «Mercì Franco».

 

(Gigi Crema)

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