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INTER/ Il fenomeno José Mourinho, nel bene e nel male semplicemente il migliore

Pubblicazione:giovedì 4 marzo 2010

Mourinho_R375_26gen09.jpg (Foto)

Poi c’è il profilo Kantor, un importante regista di teatro polacco di cui si diceva che lo si vedeva in scena, non stava dietro le quinte. In effetti durante una partita dell’Inter è impossibile non notare Mourinho. Lui fa parte dello spettacolo anche se sta in panchina: gli sguardi irati rivolti all’arbitro di turno, i gesti plateali. Come quello, ormai una icona, delle manette. D’Orrico si sofferma poi sull’astiosa rivalità con Arséne Wenger, allenatore dell’Arsenal quando José era al Chelsea. Wenger così lo definì: “Quando uno stupido ha successo, il successo lo rende più stupido”. Un po’, come dice il giornalista del Corriere, quello che si disse di Adriano Celentano, “un cretino di talento”. Ma Mourinho non è uno stupido. Piuttosto un isterico.

 

D’Orrico tira fuori a questo punto un fine passaggio di psicologia: dallo studioso che analizzò l’isteria, Charcot, a Freud: il calcio come volontà di rappresentazione di se stesso (figlio di un portiere di calcio, da piccolo per compiacere il padre provò a fare il giocatore, lo stopper, con scarsi risultati. Decise allora che sarebbe diventato il più forte allenatore del mondo). C’è infine l’aspetto probabilmente più importante del controverso allenatore nerazzurro: Mourinho è oggi diventato un simbolo ultracalcistico, un’icona politico-esistenziale: “Gli errori di Mourinho le sue esagerazioni, il suo senso dell’io sono diventati un grande partito popolare”.

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