Economia e Finanza
giovedì 28 gennaio 2010
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Tale successo è stato possibile grazie al passaggio dalla produzione per conto terzi nel settore dell’assemblaggio elettrico, plastico e meccanico, allo sviluppo di un proprio prodotto. La produzione per conto terzi, se da un lato può assicurare importanti commesse con bassi costi d’investimento per la progettazione e la R&S, dall’altro ha il rischio di non tutelare il produttore che può vedersi portare via una commessa per pochi centesimi, con l’aggravante di aver industrializzato un prodotto per un concorrente.
Così nel 2004 “Solidarietà Intrapresa” ha deciso di passare allo sviluppo e alla produzione di un proprio prodotto. All’inizio ha dovuto affrontare molte difficoltà, ha commesso, inevitabilmente, degli errori, ma alla fine la scelta strategica ha pagato. Davide Benini, presidente e fondatore della società, commenta in questo modo il cruciale passaggio:
«Nel cercare [un nostro prodotto], ma soprattutto nel rileggere le nostre competenze, scoprimmo che uno dei settori su cui avevamo esperienza era quello delle scale da interni, che la maggioranza di chi le produceva era fatta soprattutto di falegnami senza nessuna competenza sui metalli, e che il mercato richiedeva non solo legno, ma legno e ferro, legno e acciaio, acciaio e vetro. Allora, con un amico con esperienza ventennale nel settore, abbiamo iniziato a progettare e vendere sistemi modulari per scale da interni, curando molto il design e la funzionalità, ma anche, non da ultimo, il costo finale del prodotto, che in momenti di crisi come questi ha permesso a chi rivende i nostri prodotti di ritagliarsi nicchie di mercato che diversamente non avrebbe».
Le altre leve competitive utilizzate sono state una reale politica aziendale per l’innovazione, con l’impiego di apposito personale nella funzione di Ricerca e Sviluppo, e il reinvestimento degli utili generati dalla gestione all’interno dell’impresa. Sviluppo di un proprio prodotto/marchio abbandonando la produzione per conto terzi, investimenti in R&S e autofinanziamento, non sono certo la soluzione a tutti i mali della crisi, ma sicuramente un ottimo punto di partenza per rimodellare il modello di sviluppo delle Pmi italiane.
Occorre fare un’ultima considerazione e cioè che la cooperativa sociale in oggetto ha come dipendenti, tra gli altri, persone disabili, prevalentemente malati psichici. Ciò rappresenta sicuramente una bella lezione per il mondo del profit che spesso considera il non profit di serie inferiore.
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Che bella questa storia, fa passare la crisi nella testa. Io con la scuola di comunità ho potuto stare con drogati e matti. Qui nel mio quartiere con le persone più disagiate ho ottimi incontri. Chissà perchè mi trovo bene con i folli!
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