giovedì 28 gennaio 2010
L’attuale crisi economica e finanziaria ha fatto emergere una situazione di difficoltà per le Pmi italiane che era già presente prima del crack finanziario. Una dimensione media d’impresa molto piccola, una bassa capitalizzazione e un elevato indebitamento finanziario, un modello produttivo prevalente basato sul contoterzismo, l’assenza di investimenti in ricerca e sviluppo e un forte orientamento alla produzione a discapito dell’aspetto commerciale sono alcuni dei principali problemi strutturali che le nostre Pmi avevano tralasciato, ma che la recessione economica ha fatto emergere. La stretta del credito da un lato e la contrazione degli ordinativi dall’altro hanno compromesso una situazione industriale che era già strutturalmente in difficoltà. Ad esempio, una delle principali leve competitive del made in Italy, cioè la competitività del prezzo, causata da un più basso costo del lavoro rispetto ai principali competitor internazionali, era già stata messa in crisi dall’ingresso della Cina nel mercato globale e del resto lo sarà sempre di più con lo sviluppo delle così dette economie Bric (Brasile, Russia, India e Cina). Eppure si sente dire che l’attuale recessione può essere un’occasione positiva, tanto che l’ideogramma cinese di crisi significa opportunità. Ma dov’è il vantaggio in una situazione economica in cui vi sono molte imprese che stanno chiudendo, altre che rischiano e molte che hanno ridotto il personale? L’occasione è data per ridisegnare i prevalenti modelli di business delle nostre imprese e rendere queste ultime più competitive nel mercato globale. Quest’ultimo è cambiato rispetto alle regole che lo hanno governato negli ultimi decenni, per cui, occorrono nuove strategie per potervi operare. Non tutte le imprese saranno in grado di sopravvivere alla crisi, ma quelle che riusciranno a innovarsi e a riprogettarsi si troveranno più forti, innovative e competitive di prima e magari con una dimensione media un po’ più grande di quella attuale. Un esempio di cambiamento di business e di modello d’impresa è rappresentato dalla cooperativa “Solidarietà Intrapresa” - cooperativa sociale di Forlì che unisce all’attività di accoglienza di persone svantaggiate dal punto di vista psichico, una attività imprenditoriale che vede anche questi ragazzi tra le forze lavoro - che ha visto crescere il fatturato della sua impresa da circa 7 milioni di euro nel 2004 a 12 milioni di euro nel 2008. CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO, CLICCA IL SIMBOLO >> QUI SOTTO
L’attuale crisi economica e finanziaria ha fatto emergere una situazione di difficoltà per le Pmi italiane che era già presente prima del crack finanziario. Una dimensione media d’impresa molto piccola, una bassa capitalizzazione e un elevato indebitamento finanziario, un modello produttivo prevalente basato sul contoterzismo, l’assenza di investimenti in ricerca e sviluppo e un forte orientamento alla produzione a discapito dell’aspetto commerciale sono alcuni dei principali problemi strutturali che le nostre Pmi avevano tralasciato, ma che la recessione economica ha fatto emergere.
La stretta del credito da un lato e la contrazione degli ordinativi dall’altro hanno compromesso una situazione industriale che era già strutturalmente in difficoltà. Ad esempio, una delle principali leve competitive del made in Italy, cioè la competitività del prezzo, causata da un più basso costo del lavoro rispetto ai principali competitor internazionali, era già stata messa in crisi dall’ingresso della Cina nel mercato globale e del resto lo sarà sempre di più con lo sviluppo delle così dette economie Bric (Brasile, Russia, India e Cina).
Eppure si sente dire che l’attuale recessione può essere un’occasione positiva, tanto che l’ideogramma cinese di crisi significa opportunità. Ma dov’è il vantaggio in una situazione economica in cui vi sono molte imprese che stanno chiudendo, altre che rischiano e molte che hanno ridotto il personale?
L’occasione è data per ridisegnare i prevalenti modelli di business delle nostre imprese e rendere queste ultime più competitive nel mercato globale. Quest’ultimo è cambiato rispetto alle regole che lo hanno governato negli ultimi decenni, per cui, occorrono nuove strategie per potervi operare. Non tutte le imprese saranno in grado di sopravvivere alla crisi, ma quelle che riusciranno a innovarsi e a riprogettarsi si troveranno più forti, innovative e competitive di prima e magari con una dimensione media un po’ più grande di quella attuale.
Un esempio di cambiamento di business e di modello d’impresa è rappresentato dalla cooperativa “Solidarietà Intrapresa” - cooperativa sociale di Forlì che unisce all’attività di accoglienza di persone svantaggiate dal punto di vista psichico, una attività imprenditoriale che vede anche questi ragazzi tra le forze lavoro - che ha visto crescere il fatturato della sua impresa da circa 7 milioni di euro nel 2004 a 12 milioni di euro nel 2008.
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