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FALSO DILEMMA / Ridurre le tasse e difendere i conti dello Stato

lunedì 8 febbraio 2010

 

Il sondaggio in corso su ilsussidiario.net sulla domanda “ Il Governo Berlusconi deve ridurre le tasse o difendere i conti dello Stato?”, oltre che una maggioranza di votanti in favore della riduzione, ha provocato una serie di commenti, il cui filo conduttore è che le due cose, alla fine,possono non essere incompatibili. Basta volerlo seriamente.

 

Dai commenti, tuttavia, traspare una certa sfiducia nella volontà dei nostri politici a tal proposito. E non si tratta di qualunquismo, perché quasi tutti i commenti danno anche suggerimenti su cosa fare. Anche chi, come Laura Santoro, dichiara di non voler neppure rispondere ad una domanda che ritiene inutile, punta il dito sulla politica di riduzione del personale nel pubblico impiego, mentre si lasciano intatti “contratti di consulenza faraonici”. Anche Gilberto Gobbo pensa che la domanda “sia mal posta”, perché le due cose potrebbero andare in parallelo, se il governo ponesse, per esempio, dei massimali agli stipendi nel pubblico e nel privato, vietasse il cumulo degli incarichi o andasse contro gli interessi dei “nuovi ceti intoccabili”.

 

Anche da altri commenti traspare una certa irritazione per diseguaglianze e privilegi. Così si ricorda che solo i lavoratori dipendenti hanno scarse possibilità di evadere le tasse, o ci si chiede di chi sia l’esercito di SUV che si vede per le strade, dato che ufficialmente i “ricchi “ sono così pochi. Soprattutto si pensa che sia possibile ridurre gli sprechi nella spesa pubblica.

 

Così Simone Borri chiede che si evitino le grandi opere inutili, come il Ponte sullo Stretto, e che si eliminino le province e si riducano i costi della politica, cose queste ultime su cui concorda anche Paolo Vallarelli. Giuseppe Lino e Attilio Sangiani, ma non sono i soli, richiamano l’attenzione sulla necessità di più incisive politiche in favore della famiglia e denunciano, come particolare ingiustizia, la mancata introduzione del quoziente familiare.

 

Vi sono altri suggerimenti operativi. Per esempio, Paola Corradi segnala come il carico fiscale stia frenando gli stranieri dall’investire nel nostro Paese e suggerisce di passare dai prelievi a “corpo” a quelli a “misura”, facendo pagare ai cittadini i servizi di cui usufruiscono, abbassando così il prelievo generalizzato. Tra l’altro, sarebbe così più facile individuare, e sopprimere, gli enti inutili e gli sprechi connessi.

 

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