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THE DAY AFTER TONALITY/ Samuel Barber, Segovia, Villa-Lobos... i compagni di viaggio di Piero Bonaguri

lunedì 16 novembre 2009

In questo nuovo appuntamento della rubrica "The Day After Tonality", dedicata alla musica contemporanea, Luca Belloni incontra il chitarrista Piero Bonaguri, che questa sera sarà protagonista al Centro Culturale di Milano del concerto "La forma è il cuore", in occasione dei 50 anni della morte di Heitor Villa-Lobos.

Caro Maestro, come di consueto inizio la nostra conversazione domandandole di raccontarci il suo primo incontro con la musica d’oggi.


A parte la musica di mio padre che ho ascoltato fin dalla nascita, il mio primo incontro con la musica del nostro tempo è coinciso probabilmente con l’esecuzione dell’intenso Adagio per archi di Samuel Barber cui ho assistito da bambino.

 

SAMUEL BARBER - ADAGIO FOR STRINGS

 

 

Ricordo poi alcuni spartiti che mi prestava il Maestro Battelli con cui studiavo chitarra da ragazzino. Lui aveva tanta musica e io ero un avido lettore, affascinato anche da questi suoni “strani” contenuti in alcuni di questi spartiti, oltre che dal colore armonico di pagine di Villa-Lobos, Torroba, Tansman, Ponce (che invece era sostanzialmente la “musica contemporanea” scritta per Segovia). La spinta decisiva in questa direzione fu poi l’amicizia con Pippo Molino - uno dei miei compositori preferiti - e il suo invito a non trascurare la frequentazione del repertorio contemporaneo per avere una formazione più completa come interprete.

All’inizio degli anni Ottanta ebbi l’occasione di incidere il mio primo disco: la casa editrice Edi - Pan era interessata a pubblicare dischi di pezzi editi da loro, e per questo cominciai a incontrare compositori chiedendo loro di scrivere per me in vista di questo progetto. Da questa occasione nacque poi tutto il resto; sintetizzabile nella nascita di un repertorio di ormai più di duecento pezzi da me sollecitati e tenuti a battesimo. Nonostante non mi riconosca nell’etichetta di “specialista di musica contemporanea”, devo ormai fare i conti con l’imponenza di questo repertorio, forse più unico che raro, la responsabilità verso il quale segna ormai non poco la mia attività presente e i miei progetti futuri.

Nel corso della sua attività lei ha incrociato il cammino di numerosi compositori che hanno composto per lei. Quanto ha inciso questa frequentazione sul suo modo di vedere lo strumento e quanto, a suo parere, l’incontro con la chitarra ha stimolato la fantasia degli autori?

 

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