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GYORGY KURTAG/ Attendere l'imprevedibile: gli 8 pezzi per pianoforte op. 3

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In occasione di queste festività ho pensato di proporre ai lettori una piccola suite di brani, gli 8 Pezzi per pianoforte op.3 del compositore rumeno-ungherese György Kurtág (Lugoj, 19 febbraio 1926).
Le motivazioni di questa scelta sono semplici: amo molto queste miniature e penso possano essere utili per favorire la comprensione di fatti che hanno una stretta attinenza col Natale.

Prima di scendere nel dettaglio però vorrei soffermarmi brevemente sul significato dell’ascolto.  Ascoltare è cosa difficile, tanto più quanto la diamo per scontata, per “già saputa”.  Ascoltare un brano musicale poi è una sorta di paradigma dell’ascolto, in quanto mette a nudo il nostro vero atteggiamento nei confronti dell’Altro, nei confronti del mondo.

Ascoltare richiede dunque innanzitutto un’apertura d’attesa, uno stare a braccia aperte accogliendo quello che ci viene proposto, pronti a coglierne il valore (anche piccolo o infinitesimo).  Spesso però noi riduciamo questo atteggiamento aprendo le porte solo a quello che riteniamo debba entrare.  È una sorta di ridimensionamento dell’orizzonte che viene ridotto alla piccola porzione che posso vedere.

È  qualcosa di molto simile a quello che ci accade ogni mattina.  Iniziando un nuovo giorno difficilmente pensiamo alle infinite possibilità (positive o negative) che si dispiegano per noi ma tendiamo a ridurre tutto a qualcosa di controllabile, di manipolabile, trasformando l’avventura della vita in una pallida routine.

Gli otto brevi brani di Kurtág (frutto della sua prima, incandescente stagione compositiva), con la loro intensa espressività e il loro icastico eloquio, possono dunque servire a introdurci a una modalità diversa di ascolto e quindi di percezione del reale.

 

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COMMENTI
02/01/2010 - Bell(on)issimo! (Roberto Andreoni)

Grazie, grande Belloni! ...e non solo per avermi fatto riascoltare l'intenso Kurtag! Sottoscrivo anche parola per parola la tua accurata apertura, la tua dettagliata descrizione dell'esperienza dell'ASCOLTO: che cosa sia, come avvenga, che implicazioni psicologiche, percettive, umane e perfino esistenziali abbia quel semplice atto che erroneamente consideriamo "passivo", "automatico", e che invece dice molto di noi, e di come decidiamo di rapportarci all'altro, e perciò all'Altro, e perciò al Tutto! Una pietra miliare, caro Maestro!

 
29/12/2009 - ... (lucia graziano)

grazie!