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THE DAY AFTER TONALITY/ Guida all’ascolto del Piccolo concerto per Muriel Couvreux di Luigi Dallapiccola

Il trasparente chiarore di un’alba serena: da qui parte il meraviglioso itinerario del Piccolo concerto per Muriel Couvreux per pianoforte e orchestra di Luigi Dalla piccola (Pisino d’Istria 3 febbraio 1904 – Firenze 19 febbraio 1975) compositore italiano considerato tra i massimi autori dell’intero XX secolo. Guida all'ascolto a cura di LUCA BELLONI

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Il trasparente chiarore di un’alba serena: da qui parte il meraviglioso itinerario del Piccolo concerto per Muriel Couvreux per pianoforte e orchestra di Luigi Dalla piccola (Pisino d’Istria 3 febbraio 1904 – Firenze 19 febbraio 1975) compositore italiano considerato tra i massimi autori dell’intero XX secolo.
Il Concerto, terminato nel 1941, è dedicato a una pianista di soli sei anni: Muriel, figlia di Lucienne Couvreux (amica parigina del compositore) e nipote del Direttore dell’Opéra, Jacques Rouché.
 

Luigi Dallapiccola: Piccolo Concerto per Muriel Couvreux
Prima parte: Pastorale, Girotondo e
Ripresa

L’esordio del primo movimento (Pastorale) si distende su una semplice linea melodica pentafonica (basata cioè principalmente su cinque note) che si rifrange, come in un prisma, tra i vari strumenti dell’orchestra, che dialogano tra loro e con il solista in un clima di serena armonia. Lo sguardo del compositore sembra carezzare ogni cosa con l’innocenza di un bimbo, colmo di stupore e gratitudine per quanto gli è stato dato di vivere.
La lieve nota malinconica che permea talvolta questa prima parte [1.45] viene sempre trasfigurata in una superiore consapevolezza, come se ogni limite e ogni nostalgia fossero vinti dalla bellezza (che traspare chiaramente nella severa dolcezza della musica) dell’immaginario “paesaggio” contemplato.
Improvviso e inatteso irrompe il Girotondo [2.53] in cui la realtà, prima ammirata, diviene il terreno in cui l’uomo si muove e si impegna, immergendosi con passione e baldanza nel turbine del mondo. La positività del primo momento rimane (ne troviamo traccia nella ripresa del tema iniziale velocizzato) anche quando la musica assume un tono più meccanico [3.32] che però non riduce la realtà a mero automatismo: ne sono prova le frequenti interruzioni del discorso in cui ritorna la lieta fierezza dell’inizio. Dopo un punto culminante, vero momento di ebbrezza sonora, [4.00] assistiamo a una progressiva drammatizzazione del tessuto musicale, compiaciuto di un sempre maggior vitalismo, quasi volendo abbracciare tutta la multiforme varietà del creato in uno slancio irrefrenabile. Improvvisamente un intimo solo del pianoforte [5.23] ci richiama a una sorta di “cautela” nell’affrontare il mondo: l’abbandono alle forze vitali, sembra dirci l’Autore, deve essere sostenuto da quella contemplazione, da quella profonda coscienza di essere oggetto del dono della realtà. Così la Ripresa (variata) dell’esordio, col suo incantato stupore, [6.09] assume un nuovo e più profondo significato. Come dirà molti anni dopo lo stesso Dallapiccola nell’Ulisse, sintesi estrema del suo percorso creativo e umano, bisogna “guardare, stupirsi e ritornare a guardare”.
In definitiva questo primo movimento costituisce una vera e propria “pedagogia dello sguardo”, permeato com’è di intensa contemplazione che diviene attiva partecipazione a ogni più sottile palpito del reale.
 

Luigi Dallapiccola: Piccolo Concerto per Muriel Couvreux
Seconda Parte Cadenza e Notturno

Il successivo episodio (Cadenza e Notturno) esplora piaghe finora incognite. Fin dall’inizio della Cadenza pianistica ci confrontiamo con un materiale musicale già noto (retaggio del primo movimento) che però viene proposto in maniera molto differente. Ciò che là era stupore e baldanzosa certezza qui diviene dubbio e tormentosa interrogazione. La ricombinazione dei temi della Pastorale e del Girotondo viene infatti calata in un nuovo contesto (pervaso da sottili tremiti) che sfocia nel Notturno [2.57], pagina segnata da inquietudini che sembrano mimare le profondità di un cielo stellato. E’ il momento dell’incertezza: lo splendore della notte genera domande che, leopardianamente, giungono fino alla radice della coscienza. Di fronte a tanta immensità cosa può essere l’uomo, creatura apparentemente insignificante al cospetto dell’incalcolabile schiera degli astri? La musica si fa più dissonante (viene qui impiegata una serie dodecafonica) e il suo costante anelito è scandito dal ritmo sincopato che percorre la pagina.
Il continuo e serrato confronto delle varie linee strumentali rappresenta con efficacia questa profonda e inesausta ricerca. Dallapiccola sembra qui alludere a una profonda verità: perché lo stupore del primo impatto con la realtà permanga esso deve reggere l’urto di qualunque dubbio, deve saper abbracciare anche il dolore e l’incertezza. Se così non fosse la gioia resterebbe solamente un’illusione destinata a infrangersi contro il primo ostacolo.
La fine “aperta” del movimento indica con estrema chiarezza che l’uomo non può riposare su un'ultima obiezione: la posta in gioco è troppo alta perché la domanda sul senso definitivo del cosmo venga cancellata.
 

Luigi Dallapiccola: Piccolo Concerto per Muriel Couvreux
Terza parte Finale

La risposta giunge impetuosa col successivo episodio (Finale) che si collega senza interruzione col Notturno, formando di fatto un corpo unico col movimento precedente. Un lieto scampanio del pianoforte (vera sintesi dei temi portanti della composizione) ci introduce a quella risposta che il percorso fin qui intrapreso chiedeva. Lo stile omoritmico, quasi corale, e il continuo gioco di risposte tra solista e orchestra segnala che non nella ricerca solitaria (inevitabilmente fragile) si può trovare riposo ma in una compagnia che sorregga e conforti nella domanda inesausta di senso. L’aspetto implicitamente e originariamente “drammatico” della pagina è ulteriormente sottolineato dalla ricomparsa di atteggiamenti musicali che alludono, con veri gradi di evidenza, a quanto precedentemente ascoltato. Così il ritorno del tema del Girotondo [1.19] e il successivo episodio [1.30] più dissonante e inquieto (un richiamo alle atmosfere del Notturno) costituiscono un vero punto di sintesi, un abbraccio virtuale dell’intera realtà che ora, nella solidarietà fattiva di una comunità che sostiene nella ricerca, può divenire il motore dell’azione. Non temere, sembra dire l’Autore, la risposta c’è ed è, ancora una volta, un dono prezioso che ti raggiunge attraverso una realtà umana investita dallo splendore della verità. Allora il tripudio sempre crescente, la caleidoscopica varietà degli atteggiamenti e il costante ritorno del tema “corale” possono intrecciarsi e disegnare, finalmente in perfetta concordia, un cammino che ha come esito la sfavillante gloria dell’epilogo.
Così Dallapiccola, guardando il mondo con gli occhi sinceri di un bambino, ci insegna la strada che dal dubbio conduce fino alla sfavillante luce del vero. Come dicevano gli antichi, per aspera ad astra.

(Luca Belloni)

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