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LUIGI DALLAPICCOLA/ La bellezza semplice e dolorosa della "Piccola musica notturna"

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Il preludio, l’intuizione, il barlume di una possibile risposta si fa strada lentamente all’interno di un canovaccio musicale di rarissima e preziosa bellezza.
Ed è proprio questa incantevole bellezza che, nel rarefatto, sublime finale suggerisce la via d’uscita, la conciliazione inimmaginata eppure a portata di mano.

Dopo l’ultima impennata in sforzatissimo [7’15”] la musica progressivamente si placa e, nel suo procedere indisturbato, l’autore sembra intuire la possibile soluzione (il finale rimane comunque aperto e in qualche maniera interrogativo) non nel tentativo di forzare intellettualmente la natura, ma nella compenetrazione con il suo mistero (che pure rimane): tutto, al fondo, porta scritto “più in là”, tutto è segno di un oltre tanto desiderabile da lasciare il cuore agostinianamente inquieto fino a che non lo si raggiunga.

Proprio in quell’abbandono, che è molto più abbraccio che rassegnazione (è un finale attivo soprattutto ritmicamente) [8’18”], Dallapiccola intuisce (come farà molti anni più tardi l’eroe del suo Ulisse) seppur nebulosamente che dietro ogni cosa (e dentro ogni cosa) c’è il seme di un’Intelligenza più grande che dispone con enigmatica ma evidente cura anche il minimo particolare della realtà.

In fondo è come se, arrendendosi all’evidenza del dato, l’autore iniziasse a scoprire quel mistero di misericordia che tutti i giorni ci raggiunge nelle maniere più disparate.
Come diceva Sant’Ambrogio a proposito del figliol prodigo: “tu convicium times, adornat ille convivium”.  Tu temi un rimprovero e lui ti prepara una cena.
 
Talvolta anche la semplice e dolorosa bellezza di un brano di musica può testimoniare l’alba di una verità che ci parla di un amore senza confini.



BBC Philharmonic Orchestra
Gianandrea Noseda, direttore

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