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THE DAY AFTER TONALITY/ György Kurtag: una domanda senza risposta?

giovedì 19 agosto 2010

Ci sono autori che dialogano a distanza, in un gioco di influenze reciproche che, come insegna magistralmente Borges negli (pseudo) saggi di Otras Inquisiciones, possono talvolta assumere il paradossale volto di una creazione retrospettiva di “predecessori”.

Nella pagina che vogliamo scandagliare oggi, Ligatura - Message-Hommage à Frances-Marie (The Answered Unanswered Question), Kurtág interloquisce con Charles Ives (1874-1954), autore del celebre brano The unansweresd question (La domanda senza risposta), cui il titolo allude esplicitamente.

Ora, quella cui entrambi i musicisti fanno riferimento è, come spiega lo stesso Ives, proprio la domanda ultima, quella sul senso dell’essere, sul motivo per cui esiste tutto ciò che c’è.
Ives però lascia aperta tale domanda mentre Kurtág sembra portarla alle estreme conseguenze.

In effetti, come si può rispondere a una domanda senza risposta? L’inizio del brano del compositore ungherese (affidato al prodigioso violoncello di Frances-Marie Uitti, la dedicataria della pagina, artista che ha sviluppato una tecnica dell’arco che le permette di eseguire costantemente accordi a quattro parti) è un “paesaggio cosmico” [0’04”] in cui lenti, rotondi accordi sembrano disegnare i misteriosi contorni di un’imperturbabile volta stellata.

La profonda, variegata oscurità del tessuto sonoro è ottenuta con mezzi semplici ed efficacissimi. La maggior parte degli accordi di questa prima parte è infatti costituita da una triade cui viene aggiunta una nota estranea. La “naturale” armonia tonale supera se stessa venendo enfatizzata dalla dissonanza in un gioco dialettico in cui si perde il senso della polarizzazione in favore di una percezione “allargata” della triade come entità accordale senza più riferimenti a una precisa scala.

Dunque il punto di partenza è una sorta di mutamento di prospettiva che il compositore richiede all’ascoltatore. Le ampie arcate dell’esordio sono il corrispettivo musicale dell’incessante movimento cosmico che, pur nella sua costante, diuturna attività, appare misteriosamente immobile.

Lo sguardo agli spazi interstellari ci apre dunque un mondo smisurato, familiare (le triadi!) e nel contempo colmo di enigmatico mistero. L’ingresso dei due violini [ 1’03”] (che devono eseguire la loro parte in maniera ritmicamente indipendentemente dal violoncello) impone un’ulteriore tappa all’affascinante cammino appena intrapreso. 

 

 

 

 

 

 


 

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