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giovedì 5 agosto 2010
Ultima tappa della nostra piccola indagine su Florenskij e la musica sono le Quattro poesie su testi del capitano Lebjadkin op.146 per basso e orchestra di Dmitri Shostakovich, grandissimo compositore russo vissuto tra il 1906 e il 1975. Emblema del tormentato rapporto tra gli artisti (veri) e il potere sovietico, il musicista ci fornisce un esempio di cosa significhi “dire il vero” in arte, secondo una concezione che Florenskij, uomo curioso di ogni cosa e desideroso di andare alla radice di qualsiasi fenomeno, naturale, artistico o spirituale (nella sua visione unitaria del sapere peraltro tale distinzione non ha molto senso), avrebbe condiviso. La riflessione del pensatore da cui siamo partiti nel precedente articolo trovano ora un banco di prova del massimo interesse. Il criterio estetico proposto (vera è l’arte ontologicamente densa) reggerà il confronto con una pagina intrisa di sarcasmo, di amarezza, di miseria? La sfida è certamente intrigante. Rivolgiamoci dunque a Shostakovich e alla sua estrema stagione compositiva, dominata dai due poli del disincanto e della morte. Le Quattro poesie su testi del capitano Lebjadkin (ultima composizione vocale dell’autore completata il 23 agosto 1974) sono evidentemente ispirate a "I Demoni", il capolavoro di Dostoevskij in cui compare la rozza, degradata figura del capitano Lebjadkin, ubriacone e sfruttatore che, apparentemente essendo un carattere secondario, si pone come figura che porta alle estreme conseguenze il nichilismo (“da porci” diceva lo scrittore ispirandosi al vangelo di Luca) degli invasati che lo circondano. Shostakovich pare assecondare tutto il grottesco che Dostoevskij concentra nella figura del depravato bevitore e così, nella prima poesia (L’amore del capitano Lebjadkin), attacca il delirante discorso su un triviale ritmo di valzer. La voce procede goffamente (la quadratura ritmica!) e i lazzi strumentali “commentano” ironicamente il testo (particolarmente gustoso è il parodistico “sipario” che troviamo a 0’59” prima della balbettante enunciazione della parola “aristocratico”) enfatizzandone l’atmosfera straniata.
I DEMONI DI DMITRI SHOSTAKOVIC - CLICCA IL PULSANTE QUI SOTTO PER CONTINUARE LA LETTURA DELL'ARTICOLO
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