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MERCATO AUTO/ Alessi (Nissan Italia): vi spiego perché la crisi è "solo" europea

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Andrea Alessi  Andrea Alessi

Andrea Alessi, 49 anni, è dal settembre 2009 amministratore delegato della filiale Nissan per l’Italia. Laurea in Ingegneria Aeronautica, sposato, ha alle spalle una lunga e consolidata esperienza nel settore automobilistico. Alla Nissan, significative per la sua formazione sono state due esperienze internazionali svolte in Europa: presso la sede di Amsterdam, nella direzione sales e in quella di Parigi, dove ha fatto parte del team che ha introdotto il programma “Six-Sigma”, definito dalla Casa giapponese “Value-Up”. Lo abbiamo incontrato in occasione della 24 Ore di Le Mans, la gara di durata più famosa al mondo che ha visto, lo scorso fine settimana, la partecipazione della rivoluzionaria Nissan DeltaWing nell’ambito dedicato alle vetture sperimentali.

 

In maggio anche la locomotiva tedesca ha innestato la retromarcia, con una flessione del 4,8%, portando le vendite europee a un saldo negativo dell’8,4% rispetto all’analogo periodo del 2011. È il segnale definitivo di una crisi che in Europa non risparmia più nessuno?

 

Il mondo dell’auto riflette la situazione dell’economia, direi quasi della società europea. Non può fare altro. Ovvio che i mercati attualmente più in crisi siano quelli dei Paesi dell’area mediterranea e tuttavia ci sarà presto, inevitabilmente e progressivamente, un coinvolgimento anche di quelle economie dell’area euro che al momento sono più solide. Lì la situazione non è ancora grave come nel Sud Europa, ma non possiamo pensare che, nei prossimi mesi, ci siano Paesi che rimangano del tutto immuni dalla crisi.

 

Allora, alla luce di queste prospettive continentali, quali sono i mercati dove i costruttori mondiali devono cercare oggi e nell’immediato futuro i volumi di vendita e gli utili?

 

Oggi tutti i grandi gruppi automobilistici guardano con interesse ai mercati emergenti, che sono in controtendenza positiva. E questa è la grande differenza dell’attuale crisi rispetto a quella del 2007-2008. Quella era una crisi globale, che non ha risparmiato nessuno, nessuna economia. Oggi, invece, la situazione è sostanzialmente diversa: c’è tutta la zona euro che soffre, mentre altre aree del mondo hanno ripreso una loro significativa crescita. Quindi, i costruttori globali, soprattutto quelli che sono in grado di operare su mercati come quelli di Cina, Brasile o altri ancora dell’Est, direi quasi insospettabili, di Indonesia e Tailandia, possono aspirare a uno sviluppo. Ad esempio, noi di Nissan abbiamo chiuso a marzo il nostro anno fiscale con i migliori risultati della nostra storia, sia come numero di vetture vendute, sia in termini di profitto. La Cina è diventato per noi il primo mercato, con oltre un milione di auto vendute, più di quelle realizzate in Giappone o Stati Uniti.

 

C’è da essere soddisfatti, oltre che rassicurati per il futuro dell’azienda.

 

In effetti noi come Nissan non siamo affatto preoccupati per la solidità aziendale. Resta, tuttavia, il fatto che in alcune aree siamo in sofferenza. E io, come italiano, mi trovo immerso in una situazione di crisi che desta qualche preoccupazione.

 

In Italia il segno meno è diventato una costante e i volumi previsti per l’anno in corso potrebbero stabilire un nuovo record negativo per il mercato

 

Le prospettive da noi sono quelle di una stabilità nella crisi a medio termine. Io non prevedo di poter godere di un quadro diverso da quello in cui operiamo attualmente per i prossimi due o tre anni. Come Nissan Italia e come rete di vendita ufficiale, pertanto, ci stiamo organizzando per poter affrontare il futuro immediato sulla base di questo presupposto.

 

Fatta questa premessa, cosa può chiedere oggi un grande costruttore allo Stato, alle istituzioni, come forma di sostegno alla crisi del mercato automobilistico?



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