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FIAT/ Così Marchionne ha "aiutato" il sorpasso di Bmw

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FIAT SORPASSATA DA BMW Il Lingotto continua a perdere colpi al punto da farsi superare perfino da Bmw, azienda da sempre considerata di nicchia che, per sua natura, dovrebbe essere portata a cedere il passo all’azienda italiana. A giugno, le vendite della casa torinese sono calate del 16,7% attestandosi a 79.927 unità. La sua quota di mercato, quindi, è scesa al 6,4% dal 7,5% del giugno precedente. Bmw, invece, ha raggiunto il 6,6% rappresentando, a dire il vero, un’eccezione in un’Europa che ha perso l’1,7% del mercato. Sarà un caso che i tedeschi, gli unici che durante la crisi hanno visto accrescere i fondamentali della propria economia, si stiano arricchendo anche in questo settore? IlSussidiario.net lo ha chiesto a Maurizio Maggi, redattore de L’Espresso, esperto di economia e mercati automobilistici. «Diciamo anzitutto - spiega - che gli spread non rappresentano un fattore rilevantissimo. E’ chiaro che i tedeschi, dal punto di vista dell’approvvigionamento di capitali siano messi meglio di noi. Non si può dire, tuttavia, che il loro costo del lavoro sia inferiore al nostro o a quello di quei paesi in cui la Fiat ha insediamenti produttivi. Credo che il trend fotografi una mera tendenza: la Fiat è in difficoltà come lo è, del resto, tutto il segmento generalista. Stanno vivendo processi analoghi anche Peugeot, Renault, Citroen e, per rimanere in Germania, Opel e Ford». Le condizioni dei singoli Paesi incidono, quindi, relativamente poco sulle prestazioni delle proprie industrie automobilistiche. «Certo, in alcuni casi non aiutano». Al limite, potranno incidere le diverse politiche di austerity adottate dai singoli Stati. «E’ chiaro che in presenza di più disoccupazione, cassaintegrati e fabbriche a rischio, esse condizionino particolarmente la capacità di spesa dei potenziali clienti».

In ogni caso, la curva rialzista di Bmw è, praticamente, occasionale: «Banalmente, fa parte di quel settore premium che, in questo momento, sta andando bene in America e nei mercati emergenti, come il cinese, mentre in Europa, nonostante le difficoltà, riesce a tenere; è pur vero che dispone anche di modelli non allocabili nella fascia di lusso, ma comparabili con alcuni prodotti di fascia alta Fiat. Diciamo che si tratta di semplici momenti di vita delle marche». E Fiat, ne sta vivendo uno pessimo. «Da lungo tempo sta vedendo ridursi il proprio zoccolo duro consistente, da un lato, nelle utilitarie, dall’altro, nel mercato italiano, uno dei peggiori nonché quello ove è maggiormente concentrata». La strategia di Marchionne, in tal senso, è controversa. «Lui sostiene che, date le condizioni del mercato, è inutile lanciare nuovi modelli. Eppure, è quello che sta facendo - ed è l’altra ragione del suo successo - Bmw, continuando ad aggiornare i propri modelli e annunciandone di nuovi».



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