Rubriche
venerdì 7 gennaio 2011
In questi giorni nel centrodestra la Lega Nord continua a chiedere una svolta sulla strada del federalismo, nel 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Si tratta di un passaggio molto controverso, il rapporto tra Nord e Sud è, infatti, alla base delle difficoltà culturali, sociali ed economiche del paese e il Carroccio su questo tema continua a inviare un messaggio forte e chiaro. Parallelamente la sinistra sembra essersi persa nel più classico dei bicchieri d’acqua: le primarie di partito. Un argomento che non dovrebbe avere lo stesso peso della riforma federale, ciononostante si continua a discutere di questo strumento senza capire se si svolgeranno o meno. Esistono infatti questioni di merito e nodi mai sciolti: la dirigenza del Partito Democratico vorrebbe un candidato premier che difficilmente sarebbe scelto nelle primarie e quindi eletto in un voto alle urne. L’elettorato di sinistra, nel frattempo, soffre questa situazione e si consola simpatizzando per Renzi, il giovane che governa Firenze. Si commuove ascoltando Vendola e il suo parlare spinto e non ostruito dalla sulla “s” moscia. Le preferenze sessuali del governatore pugliese sono diventate ormai una bandiera, quasi un segno di normalità in un Paese che sembra essere diventato quello del machismo forzato fino agli ottant’anni...
La vera emergenza democratica in Italia e' l'assenza di un'effetiva possibilita' alternativa al centrodestra che attragga l'elettorato. Per essere produttiva la riflessione politica della sinistra dovrebbe svilupparsi attorno a cio'. Quello che le manca e' la capacita' di misurarsi con la realta' rinunciando a derive narcisiste piu' o meno mascherate da proposizioni ideologiche. La questione e' se la sinistra sia in grado d'intraprendere e completare un processo di tale importanza. La sua situazione e' al contempo un handicap, in ragione dell'apparentemente connaturata tendenza ad avvolgersi su se stessa, ed un'opportunita, nel senso che ogni situazione di crisi puo' costituire il punto di partenza per un rinnovamento radicale, se opportunamente sfruttata. Attendiamo serenamente fiduciosi (anche se non troppo). Cordialmente Massimo Picari
Condivido gran parte dell'articolo, ma non tutto. Mi domando quale sia la opposizione "seria e credibile" che, invece, si sottintende, esiterebbe in Cina e che potrebbe essere di modello per la opposizione in Italia. Se la democrazia italiana è "sbilenca", non certo per colpa del centro-destra berlusconiano, la Cina semplicemente non la conosce. Al suo posto una classe di "autocrati", che sono passati in blocco dallo statalismo marxista a quello capitalista selvaggio. Con qualche vantaggio per la celerità dei cambiamenti tecnologici, copiati da quelli che la scienza occidentale ha inventato in decenni o secoli. Come ha fatto il Giappone, che, sul piano scientifico non ha inventato niente, ma ha copiato meticolosamente e grande profitto. Ma ora il Giappone è fermo e, tra non molto, anche la Cina si fermerà per la orribile politica demografica, ispirata dalla Sorbona e dal Club di Roma del 1972...
... e la Cina a quanto mi risulta (forse sono disinformato) non lo è mai stata. Forse dipende da questo il "miracolo" della crescita economica cinese. Forse qualcuno l'ha pagato questo miracolo. Forse (ma sono sempre disinformato) se la Cina fosse stata sbilencamente liberale come l'Italia il miracolo non ci sarebbe stato. Mi dica lei se sbaglio.
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