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DALLA CINA/ Lao Xi: la politica "pro Usa" dell’Italia non basta più

lunedì 11 luglio 2011

All’indomani del ridimensionamento annunciato dal governo italiano delle missioni militari all’estero, nel paese si sono viste reazioni contrastanti. Dal “via tutti” all’accusa di sostanziale tradimento nei confronti della patria, mossa in particolare a Bossi e Di Pietro e a chiunque, rompendo la solidarietà nazionale, si oppone alle missioni di pace in Afghanistan e Libia. Per fare chiarezza bisogna fare un passo indietro e cercare di capire oggi le ragioni degli interventi italiani all’estero.

Le ragioni che qui si possono vedere sono due, una più e l’altra meno nobile. Quella nobile, risponde alla spinta del presidente della Repubblica Napolitano ed è in sostanza quella della fedeltà atlantica dell’Italia. In poche parole l’America ha chiesto l’intervento italiano, e l’Italia perché riconosce una sostanziale identità di vedute e di interessi internazionali con gli Usa, segue Washington in Afghanistan o altrove. Secondo questa visione l’aderenza all’America è una dottrina che una volta decisa non può essere ridiscussa a ogni piè sospinto.

Quella meno nobile è di una parte del governo che riconosce la debolezza internazionale di Berlusconi su questioni di forma (il bunga-bunga) e di sostanza (il rapporto troppo stretto con la Russia e la Libia di Gheddafi) e ha cercato di “comprare” benevolenza americana con soldati italiani all’estero.

Ora le ragioni nobili o meno nobili lasciano spesso un vuoto di dibattito autentico come è accaduto per l’Europa. Lucio Caracciolo, per esempio, da anni scrive cose da “euroscettico” non perché sia contrario all’Unione europea, ma perché cerca di mantenere un’idea di quale sia o debba essere l’interesse italiano in questa unione. La Ue non è né deve essere un atto di fede, la politica estera dovrebbe essere definita da e certamente definisce la politica interna, quindi meriterebbe uno spazio di riflessione grande almeno quanto le varie vicende di cortile.

In questo senso la politica delle missioni all’estero dovrebbero essere oggetto di riflessione profonda: cosa portano o devono portare all’Italia. Tali questioni sono importanti al di là della decisione di mandare o meno soldati in Afghanistan. Viceversa accuse di tradimento non argomentate rivelano solo debolezza intellettuale o pigrizia mentale, forse l’elemento più dannoso in generale in questa vicenda.




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