BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DALLA CINA/ Lao Xi: Tremonti, uno Zhuge Liang senza esercito

giovedì 7 luglio 2011

La storia del ministro dell’Economia Giulio Tremonti sembra quella del ragazzino che tenta di fermare la frana della diga mettendo il dito nella crepa che si sta allargando. E non può essere a lieto fine perché o un esercito di operai corre a riparare la diga oppure l’inondazione che travolge la valle e il ragazzino stesso sarà un fatto inevitabile. In tutto questo c’è forse il destino eroico e tragico di Tremonti.

Facendo un passo indietro, tutto comincia da Atene. Le incertezze della Grecia ormai sono scontate: il debito della penisola vicina geografica dell’Italia e sua sorella storica e culturale non sembra destinato a migliorare e continua a scuotere la fede nell’euro e nell’unità europea.
L’Italia non ha problemi di esposizione bancaria verso la Grecia, e banche francesi e tedesche sono più esposte. Ma Roma ha problemi gravissimi di incertezza politica, specie dopo gli insuccessi del governo nelle amministrative e nei referendum.

L’Europa e i mercati mondiali sono mossi da condizioni oggettive e da sentimenti impalpabili. Le condizioni oggettive dell’Italia non sono brillantissime, con un debito pubblico pari al 120% del Prodotto interno lordo; né i sentimenti impalpabili sono migliori, con gli scandali che periodicamente colpiscono il capo del governo, a torto o a ragione, per i bunga bunga o altro.

In questo frangente, Tremonti ha rappresentato la forza per garantire l’Italia nei mercati internazionali, anche perché ha fatto quello che Europa e mercati chiedevano all’Italia di fare.
Senza di lui non è chiaro cosa potrebbe produrre il combinato disposto dei tre elementi: timore del debito pubblico italiano, timore politico sul governo italiano e timore del contagio greco.




  PAG. SUCC. >