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DALLA CINA/ Lao Xi: Tremonti, da diga ad anello debole di un'Italia sotto assedio

mercoledì 3 agosto 2011

L’Italia è senza uscita e può essere la miccia che fa riesplodere una crisi globale? La domanda sembra eccessiva rispetto alla crisi in corso in tanti paesi molto più grandi e importanti del mondo. Eppure altrove ci sono vie d’uscita, complicate, difficili ma possibili, mentre in Italia non si capisce da dove si può concretamente ricominciare, assomigliando molto il presente a un cumulo di macerie.

L’America è spaccata da una crisi di identità e ideologica che si dipana intorno al movimento del “tea party”, il quale condiziona il dibattito politico. Incombe il rischio del “default” del debito americano che porterebbe al disastro tutto il mondo. Ma c’è una via d’uscita: un compromesso politico immediato e un grande ricompattamento ideale davanti alle sfide del futuro.

Gli Usa devono rendersi conto che la minaccia attuale è molto peggio di una guerra in Iraq o Afghanistan e come e più di quelle guerre bisogna unirsi intorno al Presidente, che questi abbia ragione o torto. Non è chiaro cosa l’America farà, la soluzione è difficile vista la crisi interna del Paese, ma non è impossibile.

La Cina ha difficoltà che nascono dalla tripla sfida di riformare il suo sistema politico, le sue industrie di stato e temperare la sua politica estera e di difesa dai tratti oggi minacciosi. Sono cambiamenti strutturali profondi. Contro di essi è schierata quasi in armi una parte del partito, che teme di perdere poteri e privilegi. Affrontare queste sfide è difficile, poiché trainano con sé potenziali conflitti sociali. Non si sa se il governo riuscirà o meno, ma tali riforme sono possibili e se ne intravedono modi e tempi.

Anche la Germania è nel mezzo di una crisi di identità. Deve guidare l’Europa, ma dopo tre guerre combattute intorno alle sue ambizioni, o al timore di esse, oggi ha paura dei compiti che le spettano, e non sa come portarli avanti. Al suo interno, i vecchi partiti, dai Cristiano democratici ai Social democratici, mostrano la corda, mentre i Verdi paiono ancora poco realisti. Anche qui, la possibilità di una transizione politica e un’assunzione di maggiori responsabilità in ambito europeo sono sfide enormi. Non è chiaro se potranno essere vinte, ma si capisce quello che si deve fare.

In Italia, invece è tutto diverso: è un piatto di spaghetti, come dicono propriamente tanti stranieri, dove neppure si vede il bandolo della matassa, men che meno sono computabili le difficoltà della sfida. Ciò sarebbe ininfluente se l’Italia avesse le dimensioni economiche di Grecia o Portogallo. Ma l’Italia è il più fragile dei paesi grandi, il debito italiano è grande quanto quello tedesco, se Berlino se lo accollasse rischierebbe il fallimento.




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