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DALLA CINA/ Lao Xi: l'Italia e il rischio di un "colpo di stato"

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Mario Monti (Infophoto)  Mario Monti (Infophoto)

Caro direttore,

la democrazia, o la politica (anche dittatoriale), ha bisogno di una premessa etica: che chi è al potere pensi pure al suo interesse personale (la ricerca del suo potere è infatti una molla senza cui nessun leader farebbe il leader), ma anche un bene pubblico. Se i gruppi di potere si mettono d’accordo solo nello spartire il denaro dei cittadini minori e non pensano al bene comune, si torna a una forma di neo-feudalesimo.
Questa sembra situazione in Italia con Lega di Bossi. La vicenda per cui Bossi appare implicato, di uso privato di fondi del partito, se confermata, mostra che il leader leghista innalzava la bandiera anti meridionale, contro “Roma ladrona”, ma peccava di coerenza. 

Tale vicenda diventa però quasi solo lo specchio estremo di quello che avviene tra i politici italiani incapaci di fare le riforme necessarie al paese. Mario Monti è stato chiamato a farle al posto loro, ma le forze politiche sembrano impedirglielo ora che il pericolo estremo è solo un attimo più lontano, nel timore di perdere voti.
Intanto però la crisi non è finita, non si è nemmeno placata, è solo mitigata un po’ la sua furia. I mercati mondiali chiedono sicurezza politica a lungo termine, perché le riforme di Monti necessitano tempo, e temono che Monti sia solo una specie di estate di San Martino, una breve parentesi di caldo prima del ritorno di un gelido inverno.

Visto l’assetto costituzionale dell’Italia, i partiti dovrebbero muoversi per approvare le riforme necessarie, quasi come una nuova costituente che affronti i tanti problemi sistemici, non solo di finanza pubblica, del Paese. Però, vista la guerra per bande che imperversa nel Paese sembra improbabile che ciò avvenga. Né le elezioni del prossimo anno sembrano dare una prospettiva chiara di cosa vogliano fare i partiti.

D’altro canto, la Germania vuole contribuire a fissare le regole del gioco, ma non vuole dare il potere a Bruxelles di muoversi verso una più significativa unità politica, né, vista la sua storia, vuole prendersi le responsabilità di guidare l’Europa davvero.
Per un investitore, straniero ma anche italiano, quindi l’Italia non ha prospettive a medio e lungo termine, e il governo Monti pare sempre più solo un tampone temporaneo, perché di più non può essere.

Quindi?

L’incapacità dei partiti di agire e gli ostacoli creati al governo dei tecnici di muoversi crea una paralisi intollerabile per il Paese e mette l’Italia davanti alla prospettiva di un colpo di stato.
Infatti, o si dà potere e tempo a Monti di fare le riforme necessarie, o è il caso che le facciano i partiti. Nella terza ipotesi il sistema Italia crolla in una nuova spirale di crescita folle degli interessi con il rischio di un colpo di stato compiuto da forze interne o straniere. 



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COMMENTI
11/05/2012 - i cinesi hanno capito l'Italia meglio di noi? (Claudio Baleani)

E bravo Lao Xi. Siamo a rischio di dittatura, do commissariamento. Ma anche Lao Xi dice che pure una dittatura ha bisogno di una sua legittimazione. Quale?

 
09/04/2012 - non hanno la patente (alberto servi)

Mi rendo conto che un indirizzo di questo tipo farebbe sempre più premio nel tempo. A breve la rimozione, anche se lenta, di culture, atteggiamenti e visioni individuali oggi profondamente radicati e per nulla funzionali al bene nazionale, sarebbe a tutto vantaggio di una buona scelta del cittadino elettore e a tenere lontano ...il rischio di "colpo di Stato". Perchè non copiamo i francesi che con l'Ecòle già ce l'hanno ?

 
09/04/2012 - per evitare il colpo di stato (alberto servi)

non hanno la patente Premesso che nelle nostre istituzioni dal Senato fino alle amministrazioni locali sono presnti degne persone, personaggi mmeritevoli e qualche accattone che ha trovato l'America (>20.000€ al mese, privilegi e pensionamenti) mi pare giusto far notare una grossa lacuna nel processo di elezione. Nel retropensiero di XAO-li ci sono: I CONTRARI, quelli che non ci credono, che escludono che da noi non avverrà mai e i FAVOREVOLI a mezza via che forse ma lontanamente se lo possono immaginare. Pochi per la verità. TUTTI sono però dello stesso parere. Tutti consapevoli che gli "ELIGENDI" quando si sono presentati nelle liste elettorali non hanno offerto alla visione di chi li doveva votare alcuna seria credenziale. Hanno solo esposto il loro curriculum così come si fa quando si cerca un lavoro. Quello di cui l'elettore non è stato avvertito sono gli elementi di base che definiscono l'idoneità dell'individuo che si soffre per operare nelle istituzioni per il bene pubblico. La sua cultura, la sua attività professionale, la sua visione della società e dei principi democratici confortati dalla conoscenza dell'ordinamento costituzionale e di quello normativo, il credito pregresso delle sue esperienze e a quante persone ha dato lavoro. L'elettore sa troppo poco. Meno di quando esce per un blind-date. ...continua