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SCIENZA&STORIA/ Il Concetto di Modello. Aspetti storici e questioni teoriche

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Il termine modello presenta una vasta pluralità di significati, che si estende al di là dell’ambito puramente scientifico. Partendo dall’origine storica del termine, l’autore analizza le questioni relative al «modello» nei suoi vari significati: copia, visualizzazione, semplificazione del reale, analogia. Queste considerazioni sono sviluppate con un continuo riferimento all’intreccio tra epistemologia e storia delle scienze e giungono fino a prospettare un significato del termine come «scelta selettiva del reale in funzione della sua intelleggibilità.»

 

 

 

Parlare del modello presenta delle difficoltà, data l’ampiezza semantica del termine e la complessità del suo uso nelle scienze. Da subito siamo interpellati in relazione a due questioni: quale rapporto il modello intrattiene con la teoria e quale ruolo vi svolge in relazione alla realtà.
Riguardo il primo punto il linguaggio degli scienziati è piuttosto generico e tende, in qualche modo, ad avallare un’identificazione: per esempio, si dice indifferentemente «modello» newtoniano o «teoria» newtoniana. Chi invece sostiene la separazione attribuisce al modello funzioni specifiche: giustificare la teoria, svilupparla suggerendo nuove ipotesi o permettere di lavorare su un sistema più semplice, quando la teoria è complessa.
In ordine alla funzione che assolve, il modello può assumere, entro le diverse coordinate epistemologiche (neopositivismo, formalismo, convenzionalismo, eccetera), il compito di visualizzazione, interpretazione, giustificazione o anticipazione predittiva. Questa necessità di distinguere e precisare non è forse il sintomo di una inafferrabilità teorica del modello, o è indice del suo carattere strumentale? [Immagine a sinistra: frontespizio del De Architectura di Vitruvio]
Cerchiamo di recuperare l’origine storica del termine e la funzione che ha assolto nel momento genetico della scienza per cogliere gli «elementi» che consentono di calibrare questo termine.
Modello, modulus (diminutivo di modus, misura) è il termine che designa la forma di qualcosa che è stato fatto secondo la «giusta misura», intesa nel senso secondo cui già Vitruvio (Marco Pollione Vitruvio, I sec. a.C.) aveva codificato come modello il «mezzo diametro di colonna», assunto come misura con la quale esprimere tutti i rapporti di un edificio.
Tale misura «giusta» è una misura arbitraria, adottata per stabilire rapporti di proporzione tra le parti di un’opera architettonica, ma è anche modello (nella dicitura italiana, sempre proveniente da modulus), termine tecnico della statuaria. Il modello indica la realtà, l’originale che si offre all’artista per una riproduzione, per una raffigurazione corporea. In questa accezione, l’italiano «modello» si impone nel XVI secolo nelle altre lingue: così, in francese, modèle si affianca all’antico moule, in inglese model sostituisce la precedente versione mould e, in tedesco, si verifica il raddoppio della «l» del primitivo model, dando luogo all’attuale modell.
Le versioni più antiche non sono andate perdute, permangono nelle lingue contemporanee, mantenendo nel significato un’accezione di origine tecnica. In tedesco oggi modell ha una valenza teorica, mentre model è un termine di mestiere atto a indicare piuttosto la matrice, lo stampo; così in francese la valenza tecnica del termine è assunta da moule, stampo, modulo preparato per la fusione della statua, mentre modèle mantiene una portata teorica.

 

 

Modello: oggetto materiale o norma astratta?

 

Se da queste iniziali osservazioni volessimo enucleare, in prima approssimazione, la formulazione del problema, potremmo notare come l’origine del concetto di modello sia indisgiungibile dal dominio delle arti figurative e dalla tecnica. Questo nesso stesso contiene una carica problematica e feconda data dal fatto che il concetto di modello indica al tempo stesso un oggetto materiale e una norma astratta.
Modello è ciò che, nella realtà, si offre a una riproduzione figurativa o è la norma istitutiva di regole? Nel ripercorrere la genesi storica del concetto di modello, abbiamo notato che l’epoca dell’affermarsi del termine modello, a partire dalla statuaria, è anche l’epoca in cui ha inizio quel mutamento radicale all’interno del sapere che è denominato «nascita della scienza»: basta questa coincidenza storica a giustificare il fatto che la scienza nel suo successivo corso abbia utilizzato il modello quale emblema del proprio modo di procedere razionale?
In generale non sembra azzardato dire che un sapere è «scientifico» a condizione di esibire il proprio modello: modello che sembra funzionare come struttura, al tempo stesso, giustificativa ed euristica.
Il modello presenta un modo di funzionamento complesso dal momento che la sua natura è quella di portare elementi nuovi non previsti o precontenuti in un assetto precedente del sapere, ma d’altra parte questa innovazione si costituisce proprio perché riconduce ai termini di un linguaggio già noto.
Nell’oscillazione segnata, fin dalla sua origine, tra strumento tecnico e al tempo stesso interpretativo, tra arbitrarietà e norma, l’ambiguità del termine, incerto tra oggetto materiale e norma astratta, si riproduce espandendosi e mettendo in gioco altre coppie teoriche la cui evidenziazione mostra il movimento di pensiero che è all’opera nell’uso del termine modello.



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