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SCIENZA&STORIA/ Jérôme Lejeune. L’uomo e lo scienziato

Nel 1958 Jérôme Lejeune scoprì che la Sindrome di Down origina da una anomalia cromosomica, la «trisomia 21». Lejeune diventò uno strenuo difensore della vita anche se appare compromessa.

Il Prof. Jérôme Lejeune (© Jean Guichard Sygma - Corbis) Il Prof. Jérôme Lejeune (© Jean Guichard Sygma - Corbis)

Lo scorso 21 Marzo si è celebrato in tutto il mondo il World Down Syndrome Day, la Giornata Mondiale sulla sindrome di Down, un appuntamento internazionale, sancito da una risoluzione dell’ONU, nato per diffondere una maggiore consapevolezza e conoscenza sulla sindrome di Down.
La causa di tale sindrome è stata identificata in una anormalità nel numero dei cromosomi, trisomia 21, dal medico e genetista francese Jérôme Lejeune nel 1959. All’epoca si credeva che la malattia fosse causata dalla sifilide e che fossero le madri le probabili colpevoli: Lejeune è riuscito a ridare dignità al malato e alla famiglia e tutta la sua esistenza è stata spesa a difesa dei suoi piccoli pazienti e della vita umana. Anche contro lo snaturamento della sua stessa scoperta spesso utilizzata con scopi di eugenetica: l’amniocentesi e il cariotipo apriranno infatti la via scientifica per eliminare prima della nascita gli «indesiderabili».
Sulla testimonianza di Léjeune, fondatore della genetica clinica, sarà imperniata la mostra “Che cos’è l'uomo perché te ne ricordi? - Genetica e natura umana nello sguardo di Jerome Léjeune”, curata dall’Associazione Euresis per il prossimo Meeting di Rimini 2012.

Jérôme Lejeune (1926-1994) si laureò in medicina nel 1951 e nel 1958 mentre lavorava all’Università di Parigi nel gruppo di ricerca di Raymond Turpin (1895-1988) scoprì che nelle cellule di pazienti affetti da Sindrome di Down sono presenti 47 cromosomi, un cromosoma soprannumerario (trisomia) nella coppia di cromosomi che dal 1960 sarà indicata dal numero 21. Le sue osservazioni, compiute grazie a una tecnica per lo studio cellulare sperimentata allora solo in America, furono pubblicate il 26 gennaio 1959 nelle Comptes Rendus de l’Académie des sciences, in un articolo firmato anche da Turpin e dalla collega Marthe Gautier.
I risultati scientifici di Lejeune vanno oltre questa scoperta fondamentale, rivelando i meccanismi di diversi disordini cromosomici e aprendo in tal senso la strada della moderna citogenetica clinica. [Immagine a sinistra: Il gruppo di ricerca di Raymond Turpin all’Università di Parigi nel 1958]
Fu il primo a promuovere l’uso dell’acido folico come prevenzione della spina bifida, una rara malformazione della colonna vertebrale che colpisce il feto. Fu consulente delle Nazioni Unite come esperto sulle radiazioni atomiche. Nel 1964 divenne professore di Genetica Fondamentale all’Università di Parigi e nel 1965 direttore del servizio di genetica dell’Hôpital des Enfantes Malades di Parigi.
Nel 1974 fu nominato membro dell'Accademia Pontificia delle Scienze. Era legato a Giovanni Paolo II (1920-2005) da sentimenti di profonda stima e amicizia e il Pontefice lo volle come primo presidente della Pontificia Accademia per la Vita, istituita l’11 febbraio del 1994, poche settimane prima della sua morte.
Lejeune ricevette numerosi riconoscimenti per il suo lavoro sulle patologie cromosomiche, tra cui nel 1962 il premio Kennedy.
L’intento di questa biografia è quello di delineare il profilo storico e personale di questo scienziato e medico anche attraverso la sua stessa testimonianza e quella dei suoi colleghi e amici.

Sindrome di Down e Trisomia 21 … una storia che continua

La prima descrizione della Sindrome di Down (DS) è datata 1844 a opera di Édouard Séguin (1812-1880) [Immagine che segue a destra] che la definisce «idiozia forforacea», mettendola in rapporto cioè con la crusca, probabilmente a causa della mollezza delle bambole fabbricate con tale materiale.
Nel 1866 il medico britannico John Langdon Down (1828-1896) [Immagine che segue a sinistra] descrive quello che allora veniva chiamato Mongolian Idiot: i capelli sono di colore brunastro, dritti e radi, la faccia è piatta e larga, le guance sono tondeggianti, gli occhi sono obliqui, la fessura delle palpebre è molto stretta, le labbra sono grandi e spesse, la lingua è lunga, spessa e molto ruvida e il naso è piccolo.
Nel 1932, molto tempo prima che Joe Hin Tjio e Albert Levan dimostrassero che il corredo cromosomico umano è costituito da 46 cromosomi (1956), l’oculista olandese Peter Johannes Waardenburg (1886-1979) aveva predetto l’esistenza di quelli che noi chiamiamo «disordini cromosomici» e disse: «Vorrei stimolare i citologi a stabilire se in questo caso (ndr. mongolismo) siamo di fronte a un’aberrazione cromosomica specifica nell’Uomo […]».
Anche il pediatra americano Adrien Bleyer (1878-1964) e il suo collega svizzero Guido Fanconi (1892-1979) ipotizzarono che la Sindrome di Down fosse dovuta a un’anomalia cromosomica. Nel 1934 Bleyer si riferisce alla DS descrivendola causata da «[…] una mutazione gametica di tipo decrescente». Egli definisce una «mutazione decrescente» come una cosa che disturba «[…] l’ordine biologico dell’inizio della vita […]». Fanconi nel 1939 parla di «mongolismo» come una razza speciale, che differisce da quella normale sulla base di molteplici «tratti razziali» mongoloidi. Egli pensava che ogni organo, ogni cellula, variasse strutturalmente da quelli normali e scriveva: «[…] È possibile che un difetto cromosomico specifico possa insorgere durante la divisione delle cellule germinali; la cellula germinale difettosa è ancora capace di dividere, ma la sua prole altrettanto alterata si sviluppa in direzione mongolide».
All’inizio degli anni Cinquanta del Novecento, Turpin, che era professore di clinica pediatrica all’università di Parigi, suggerì a Lejeune di concentrare le sue ricerche sulle cause della DS. Già nel 1953 i due scienziati si erano accorti di una connessione fra le caratteristiche di un individuo e i suoi dermatoglifi, un termine che si riferisce alle impronte digitali e alle linee sulla mano. La struttura di queste linee, che rimangono le stesse durante la vita di un individuo, è determinata durante i primi stadi dello sviluppo embrionale e assumono un aspetto particolare negli individui down.
A partire dal 1958 Lejeune inizia a coltivare tessuti di bambini down per studiarne i cromosomi. Viene utilizzata in particolare una tecnica allora d’avanguardia imparata dalla collega Gautier negli Stati Uniti e scopre la presenza di 47 cromosomi, invece di 46 nelle cellule di questi bambini.
Nel gennaio 1959 i risultati vennero pubblicati in una comunicazione su «cromosomi umani in coltura di tessuti» (Lejeune J, Gauthier M, Turpin R. Les chromosomes humains en culture de tissus. CR Hebd Seances Acad Sci (Paris) 1959; 248: 602-3.) in cui si dimostrava, per la prima volta, che le caratteristiche patologiche del mongolismo risultavano da un accidente cromosomico. Negli anni seguenti il termine «mongolismo» fu sostituito da «trisomia 21».
Dagli anni Novanta si rincorrono due teorie riguardanti le cause della DS. La visione «riduzionista» di Anthony Epstein (1921-…) sostiene che le singole anomalie del fenotipo possono essere assegnate e mappate in una specifica regione del genoma, mentre quella «organicista» di John Opitz (1935-…), al contrario, è convinta che il processo di sviluppo di un organismo soggetto alla selezione naturale è canalizzato in modo tale da garantire un ben definito prodotto finale, a dispetto di variazioni minori che si sono verificate durante lo sviluppo; in caso di condizioni anormali, la canalizzazione è compromessa e si verificano anomalie (1).

Il genoma come un’orchestra sinfonica

Se si confrontano due malattie genetiche come la Trisomia 21 e la Monosomia 21, si può osservare l’effetto di un cromosoma in più o in meno: si conoscono dei malati che hanno un frammento di cromosoma 21 perso e questi hanno orecchie grandi, dita lunghe e mani gracili, mentre quelli che hanno un frammento di cromosoma 21 in più, hanno mani corte, dita corte e orecchie piccole.