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SCIENZAEVENTI/ Matematica. Osservare per Insegnare, Osservare per Apprendere

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Matematica e osservazione: l’Associazione Ma. P. Es. - Matematica Pensiero Esperienza- ha messo sotto la lente di ingrandimento questo binomio in un seminario di formazione organizzato a Milano, il 13 giugno scorso, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il titolo: Matematica. Osservare per insegnare, osservare per apprendere.
Attraverso due relazioni e due comunicazioni, è stato presentato un modo significativo di fare scuola. La sfida lanciata è quella di cogliere la disciplina nel suo momento sorgivo, in cui essa si può considerare come «attività». Questo punto di vista, portato nella scuola, mette in discussione soprattutto un apprendimento mnemonico di formule e definizioni, per valorizzare invece la presenza della persona pensante che apprende lentamente, riflettendo e procedendo con pazienza a passi graduali.
Introducendo i lavori, Anna Paola Longo, del Politecnico di Torino e Presidente del Comitato scientifico dell’associazione, ha spiegato che l’argomento è stato scelto in risposta alle esigenze emerse a partire dalle attività di formazione e di collaborazione con insegnanti della scuola primaria, e di ricerca nel campo della didattica. L’argomento infatti consente di fare un importante approfondimento sul metodo di insegnamento proposto nell’ambito dell’associazione. Esso è basato su quella che Hans Freudenthal chiama reinvenzione guidata, in cui si accompagna l’alunno a mettersi personalmente in moto in un lavoro comune che è sia degli allievi che dell’insegnante. Gli interventi didattici vanno calibrati momento per momento in base alla reale situazione di ciascun alunno, di ciascuna classe, di ogni cammino concettuale. Non è una decisione a priori, ma per calarsi nel contesto occorre giudicare, e i dati li fornisce l'osservazione. Quanto detto si può riferire a tutti gli insegnamenti, ma in particolare per la matematica si può aggiungere che l'osservazione non interviene solo nella strategia didattica, essa è anche una componente, più o meno esplicita, del pensiero matematico. Anna Paola Longo ha presentato alcuni esempi; qui basti ricordare che molto spesso la mancanza di osservazione dello studente provoca errori, anche se talvolta impropriamente definiti come distrazione.
Marco Coerezza, pedagogista, dirigente di scuola dell’infanzia e formatore, svolgendo il tema: Osservare per insegnare. L’osservazione partecipe, si è posto la domanda di come osservare, ed è arrivato a descrivere l’ «osservazione partecipe», in cui la certezza del dato viene ricercata attraverso un particolare coinvolgimento della persona. La persona che osserva assume un ruolo di notevole importanza, poiché in ogni caso deve selezionare i dati dell’osservazione, per renderli fruibili. Allora conviene considerare, analizzare e comprendere il processo di incontro tra due persone (osservatore e osservato) come un ulteriore dato dell’osservazione. Va definito il rapporto tra l’osservatore e l’oggetto dell’osservazione; si specificano il modo in cui l’osservatore si comporterà durante l’incontro e il modo in cui agirà nell’ambiente e nel contesto di osservazione.
Chi insegna deve essere al fianco dell’allievo, non per imporgli un sapere, ma per aiutarlo ad acquisire un metodo nel suo approccio alla realtà. E per essere una guida valida e rispettosa, l’insegnante deve osservare lo studente per cogliere la strada che sta percorrendo. Ma la certezza sulla realtà di ciò che osserva non la raggiungerà attraverso un distanziamento, ma anzi, attraverso un particolare coinvolgimento. Questo è senz’altro un primo aspetto emerso in dissonanza con molta pedagogia corrente.
Sul versante dell’attenzione allo studente che impara, Paolo Bassani, preside della scuola secondaria paritaria di primo grado “Malpigli” di Bologna e docente di matematica nello stesso istituto, ha svolto un’interessante relazione: Osservare per apprendere. Percorso per conoscere la lunghezza della circonferenza. Bassani ha mostrato la necessità di guidare gli studenti a osservare con metodo, per evitare i pericoli già paventati da Coerezza, secondo cui la capacità di osservazione è una prassi conoscitiva naturale, ma se viene considerata aprioristicamente per conseguita, difficilmente viene coltivata, allora si rischia di illudersi, o di ingannarsi.



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