BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCIENZAinATTO/ I temi della natura. Dalla «physis» greca all’ecologismo odierno

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Giovanni Segantini, "Trittico della natura. La Natura"  (1898-1899, olio su tela, 235x400 cm, St. Moritz, Segantini Museum)  Giovanni Segantini, "Trittico della natura. La Natura" (1898-1899, olio su tela, 235x400 cm, St. Moritz, Segantini Museum)

Capita di accorgersi, in molte situazioni della vita, che l’uomo acquisisce la comprensione di sé innanzitutto nel confronto con il mondo esterno. Così si spiega, come indica l’autore in un excursus storico essenziale, perché la riflessione dell’uomo, a partire dai primi filosofi, si è articolata nel tentativo di definire che cosa è la natura. Il dibattito ha sempre coinvolto diversi ambiti del mondo della cultura, anzitutto la filosofia, ma anche la scienza, la religione, la tecnologia, la sociologia, perché le opere dell’uomo e il suo atteggiamento verso se stesso o verso le altre persone è legato alla concezione che si ha di sé. Fino alla situazione attuale, in cui convivono, in modo fortemente contraddittorio, il desiderio di un «ritorno» alla natura incontaminata delle origini e l’affidamento alla scienza e alla tecnologia; un dilemma che spesso porta a negare gli aspetti naturali della persona piuttosto che a scoprire la ricchezza e la potenzialità di significato di un mondo «donato».

 

 

 

 

Poche nozioni hanno avuto una presenza così pervasiva lungo la storia del pensiero come quella di natura. Dalle prime riflessioni sulla physis nel mondo greco, sino ai movimenti ecologisti odierni, la natura è stata punto di riferimento del pensiero e dell’azione umana. Allo stesso tempo, poche nozioni hanno subito così profonde trasformazioni, e hanno generato delle posizioni così contrastanti come quella di natura.

 

 

Una lunga storia

 

La sua presenza è innegabile, ma anche la diversità di vedute. Aristotele critica il materialismo dei suoi predecessori e identifica la natura con un principio intrinseco a ogni realtà, da cui dipende il suo essere, il suo dinamismo. Il pensiero cristiano reagisce contro l’identificazione manichea della materia con il male e assume la natura come espressione di ciò che più profondamente configura ogni realtà, arrivando perfino a parlare della Natura divina. La natura creata appare inoltre come condizione per l’azione della grazia, e la legge naturale come partecipazione nella stessa legge eterna divina. Questi diventeranno gli elementi portanti della grande sintesi intellettuale della scolastica.
Tuttavia, l’uomo rinascimentale vuole rivolgere alla natura uno sguardo nuovo, per ritrovare in essa il senso puro e originario della realtà, che si considerava oscurato dalla tradizione, dal razionalismo scolastico e da un misticismo prevalentemente escatologico. La nuova scienza è vista come via di accesso alla natura, e ci consente di conoscerla con certezza e dominarla. Ma si vuole andare oltre, e si cerca di raggiungere lo stesso dominio sulla natura umana. Per l’illuminismo la natura diventa espressione di autonomia radicale, ormai emancipata dal teologico. La ragione illuminista, tuttavia, finirà per chiudersi nuovamente tra i meandri dell’idealismo.
L’Ottocento tenterà un nuovo e radicale ritorno alla natura attraverso la scienza, che nel frattempo aveva acquistato una maturità che consentiva di vedere in essa un sapere assoluto e definitivo. La natura, nella sua dimensione empirica, diventa l’unica realtà concepibile; l’elaborazione dei dati empirici del mondo naturale, l’unica conoscenza possibile. Ancora oggi siamo, in larga misura, eredi della mentalità positivista. Tuttavia, anche a causa dell’esperienza dei danni che la tecnologia positivista può originare, alla fiducia cieca nella conoscenza della natura è succeduta l’assunzione della spontaneità radicale quasi come unico valore della natura. I movimenti ecologisti si rivoltano contro il mondo tecnologico e sottomesso agli interessi politici ed economici, volendo quasi isolare la natura dall’intervento umano.

 

Due concezioni contraddittorie?

 

Forse questo succinto percorso può non sembrare particolarmente sorprendente. In fondo, non è l’essere criticato e perfino capovolto dalla generazione successiva, un destino comune ad ogni postulato della ragione? Ma anche se si ammette che questo sia un dinamismo essenziale all’evoluzione del pensiero umano, dovrebbe colpirci il fatto della coesistenza di due vedute apertamente contraddittorie nella visione attuale della natura. Esse, tuttavia, sono il motore delle nostre scelte culturali, politiche, e anche etiche e personali.
Infatti, da una parte, il valore rappresentato dalla natura come spontaneità radicale, appare oggi, dal punto di vista sociale e politico, come una priorità. Dobbiamo rivolgere lo sguardo sulla natura. Il paradiso tecnologico promesso dalla scienza non è oggi visto soltanto come un’illusione, ma come un grave rischio per il nostro stesso futuro. Sentiamo il bisogno di proteggere l’ambiente, di difenderlo dallo sfruttamento, di ritornare a una vita in un più diretto contatto con la natura.
D’altra parte, però, la mentalità scientista è sempre presente, determinando fortemente le nostre scelte.
[A sinistra: Giovanni Segantini, Trittico della natura. La Vita (1898-1899, olio su tela, 190x320 cm, St. Moritz, Segantini Museum)]
In essa si dà quasi un rigetto della natura come elemento valido per configurare la nostra relazione con il mondo. La natura non sembra avere valore né significato; essa appare soltanto come un materiale grezzo da manipolare e usare secondo i nostri interessi.
Un’importante manifestazione di ciò è il fatto che il concetto stesso di natura, o ancor più, di «naturale», sia stato eliminato quasi completamente dal nostro linguaggio e perfino dalla nostra prospettiva concettuale. Poche nozioni suscitano una reazione così avversa come il riferimento a ciò che «è naturale»: comportamento naturale o valore naturale, sembrano oggi a molti nozioni appartenenti al passato. L’idea stessa di un «ordine naturale», per non parlare di «legge naturale», sembra essere stata abbandonata.  Il nostro atteggiamento nei confronti della realtà diventa così paradossale.



  PAG. SUCC. >