BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCIENZAinATTO/ Scienza del XXI secolo. Istruzioni per l’uso o ricerca di significati? (1)

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

             

L’autore sviluppa il tema, sintetizzato nel titolo, al Convegno «Il tempo della ragione, verifica della tradizione e coscienza critica», promosso dall’ Associazione culturale Il rischio educativo, il 10 marzo 2012, presso L’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Questi i punti salienti svolti nell’intervento e di seguito schematizzati in un sommario steso dall’autore stesso come «guida» alla lettura.

  1. Tre tipi di lettura del mondo (ermeneutica): naturalismo; relativismo; ricerca di senso. - La percezione coerente o apprensione (evidenziata da adeguata risposta motoria) come procedura guidata dalla inferenza di Bayes.
  2. Che cos’è la complessità; complessità algoritmica (solo sintattica) e semantica (guidata dai significati); esempio di come la mente «legge» un testo caotico, guidata da significati. Creatività come superamento di Bayes; creatività e teoremi di K.Goedel (1931) e A. Turing (1936) come limite a qualunque formalismo.
  3. Giudizio = Bayes inverso come sorgente della creatività; picco di attenzione fra i 2 e 3 secondi che collega due apprensioni successive da confrontare nel giudizio, confronto con testi poetici, musicali e figurativi.
  4. Il giudizio è solo umano. Già cinquantamila anni fa i nostri antenati formulavano giudizi; due modi di dialogare con il mondo.

Nela Seconda Parte dell'Articolo, pubblicata tra le "Anticipazioni del Prossimo Numero" di Emmeciquadro n° 46 - Settembre 2012, sono sviluppati gli ultimi due punti.
Una lettura sicuramente impegnativa, ma non priva di fascino. Per incontrare l’esperienza profondamente umana dell’indagine scientifica come un dialogo senza fine con il mondo, in un continuo arricchimento di conoscenza.

 

 

 

 

Storicamente la scienza moderna si è costituita attorno a due auto-limitazioni.
La prima, enunciata da Galileo nel 1612, consiste nel «non tentare le essenze, ma contentarsi delle affezioni quantitative». Si ritagliano da un fenomeno solo quegli aspetti suscettibili di misura; si ha così un pacchetto di numeri con cui si cerca di ricostruire il fenomeno, avendo eliminato tutti gli aspetti non misurati. Qui però interviene la fede nelle leggi di natura come regole assegnate da Dio, perciò affidabili. Pertanto, il programma di Galileo è: estrarre misure e collegarle matematicamente con leggi. Galileo è credente e vede Dio nelle leggi; lo stesso vale poi per Newton.
Una manipolazione formale, puramente sintattica, di un pacchetto di simboli (come il codice a barre di un prodotto al mercato), senza attribuire ad essi un significato, è il modo di procedere di un calcolatore; ne è emersa la convinzione che la ragione operi come una macchina di calcolo sui dati misurati o percepiti, senza attribuire ad essi alcun significato.
La seconda auto-limitazione è nata con il tentativo di indovinare le carte nel gioco d’azzardo (Bayes, 1763). Nello sviluppare un ragionamento, si formula un ventaglio di ipotesi a-priori con diversi gradi di probabilità. Ognuna di queste ipotesi, introdotta in un modello di mondo, genera un dato. Il modello rimpiazza la legge di natura di Galileo-Newton; non ci si appoggia più a una fede in Dio per dar forza alle leggi, ma si considera il modello come una aspettativa probabile per il fatto che lo abbiamo verificato tante volte. Dice Hume, contemporaneo di Bayes: «non sono certo che il Sole sorgerà anche domani, ma la cosa è altamente probabile.» Misurando quali dati effettivamente si verifichino, si costruisce una probabilità a-posteriori che seleziona fra tutte le ipotesi a-priori solo la più plausibile; la procedura si chiama inferenza.
La procedura di Bayes ha influenzato tutta la cultura scientifica del secolo successivo. Pensiamo alla macchina dell’evoluzione di Darwin: il ventaglio di ipotesi corrisponde alle mutazioni o varianti genetiche, il modello è la capacità di adattamento all’ambiente (in gergo fitness) che induce la selezione del mutante più adatto. Allo stesso modo, nei romanzi polizieschi di A. Conan Doyle, è facile vedere che le procedure di indagine di Sherlock Holmes sono bayesiane . La procedura è trasferibile a una macchina di calcolo; in effetti oggi negli ospedali si usano macchine di calcolo come sistemi esperti che, istruiti con un modello umano e riforniti dei dati clinici di un paziente, emettono la diagnosi più plausibile.
La scoperta recente di situazioni complesse indica che in presenza di molte variabili non si ha mai una soluzione unica a un problema; spesso il numero delle possibili soluzioni cresce in modo esponenziale con il numero di variabili. L’inferenza di Bayes esplora solo un possibile percorso; la ragione sintattica – o il computer per essa – si arrampica con successo su quell’unico percorso e ignora gli altri.
Pertanto, le due auto-limitazioni della ragione scientifica (Galileo e Bayes) non forniscono indicazioni procedurali in situazioni complesse. Il fatto che invece la mente umana riesca con successo a esplorare modelli alternativi indica che la nostra visione del mondo non è bayesiana, ma cattura quei significati che sfuggono alla procedura scientifica. È questo che chiamiamo creatività.
Più in generale, andando oltre il campo delle scienze della natura, ogni combinazione nuova e significativa di elementi lessicali (le parole di una lingua, le note musicali) è un atto di creazione. Il nostro essere immersi nel mondo in modo non auto-limitato dalle procedure scientifiche fa sì che ci sia la poesia di Leopardi o la musica di Mozart.
Dunque, il fatto che il mondo sia complesso vuol dire che in genere non è racchiudibile in un modello unico. Come scegliere allora fra più modelli alternativi? Ci si prospettano due modi di leggere i salti creativi:
relativismo - è la scelta proposta da Platone nel mito della caverna: la realtà (che per Platone è invece nel mondo delle Idee) non è nelle cose osservate; al riguardo siamo come un prigioniero incatenato e costretto a vedere solo le ombre proiettate sul fondo della caverna, quindi ingannati dalla parzialità del «punto di vista»;
realismo critico - la realtà che ci circonda ha senso, ma va catturata da molteplici punti di vista, un programma che non si esaurisce mai; di conseguenza il salto creativo (il di più che acquisiamo a ogni rivisitazione) non è arbitrario, ma guidato dalla situazione entro cui ci troviamo; nell’esplorare diversi codici di lettura ri-aggiustiamo il codice fino ad armonizzare due brani successivi del discorso in cui abbiamo codificato la nostra lettura del mondo (mettiamo cioè a confronto distinti punti di vista); questo riaggiustamento è la base della verità, definita da Tommaso d’Aquino come conformità dell’intelletto alla cosa.
Per supportare questa seconda scelta, analizzeremo due momenti distinti della cognizione umana, e cioè apprensione (A), in cui una percezione coerente emerge dal reclutamento di gruppi neuronali, e giudizio (B), in cui la memoria richiama precedenti unità (A), codificate in un linguaggio conveniente, queste vengono confrontate e dal confronto consegue la formulazione di un giudizio.
Il primo momento (A) ha una durata attorno a 1 secondo; esso può essere descritto come una interpretazione degli stimoli sensoriali sulla base di istruzioni (algoritmi) già disponibili (appresi cioè nel corso della vita precedente) mediante una procedura di Bayes ed è finalizzato a suscitare una adeguata risposta motoria.



  PAG. SUCC. >