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Emmeciquadro n° 63

SCIENZAEVENTI/ Maurits Cornelis Escher. Una mostra suggestiva

Vale la pena di non farsi sfuggire questa ampia mostra, a Milano, sull’opera di un artista del Novecento, M. C. Escher, che ha saputo meravigliare usando in modo originalissimo la geometria.

Mani che disegnano, 1948Mani che disegnano, 1948

Non sono certo solo i matematici a restare meravigliati e ammirati contemplando le opere inconfondibili di questo artista del Novecento, in esposizione a Milano a Palazzo Reale fino al 22 gennaio 2017.
La rassegna segue lo sviluppo del percorso creativo di Escher dall’inizio della sua attività negli anni giovanili, indagando le influenze delle correnti artistiche e culturali a lui contemporanee con cui si confrontò; sottolineando la grande fecondità del suo incontro nel 1921 con l’Italia, la sua bellezza naturale e il suo inimitabile patrimonio architettonico e artistico.
Le opere in cui raffigura i paesaggi del sud Italia, le città medioevali, le architetture di monumenti rivelano già la penetrazione profonda del suo sguardo nella struttura della realtà che contempla. Uno sguardo che lo porta a restituire nelle sue incisioni, litografie e xilografie la percezione che ogni cosa possiede una sua armonia segreta e un insieme di significati, che si manifestano solo a chi entra, per così dire, in risonanza con quei legami che permettono agli elementi costitutivi, ai «mattoni», alle «particelle elementari» di formare un tutto, diverso dalla somma delle parti.
In ogni paesaggio o particolare o oggetto da lui disegnato emerge un elemento misterioso e quasi magico, determinato dall’assumere prospettive particolari e insolite, da elementi illusori e paradossali, dall’idea di mostrare la possibilità di un rovesciamento inaspettato e affascinante sia del modo di guardare il mondo sia del mondo stesso.
[A sinistra: Maurits Cornelis Escher, 1898-1972]
«Qualche volta ho l’illusione che tutti siano presi dalla pulsione dell’impossibile. La realtà che ci circonda, questo mondo tridimensionale, è troppo comune, troppo noioso, troppo scontato. Aspiriamo ardentemente all’innaturale o al soprannaturale, verso ciò che non esiste, verso i miracoli. Come se la realtà di tutti i giorni non fosse sufficientemente enigmatica! Può succedere infatti a ognuno di noi di uscire all’improvviso e con l’estasi dentro al cuore, dal solco del quotidiano, anche per un solo momento. Può succedere che improvvisamente diventiamo sensibili al miracolo che ci circonda. È il miracolo di quella stessa tridimensionalità dello spazio in cui giorno per giorno arranchiamo, come se spingessimo la macina di un mulino.» [da M. C. Escher, Esplorando l’infinito, Garzanti, 1991, p. 151]
Questo aspetto è molto sottolineato nella mostra, che ne accentua in particolare aspetti ludici e curiosi, con attenta analisi delle illusioni ottiche e prospettiche, e dei principi geometrici che le regolano e le spiegano.
Ma è proprio l’ingresso di Escher nel mondo della geometria, iniziato dal suo viaggio in Spagna che gli ha permesso di incontrare le magnifiche geometrie dell’Alahambra di Cordova, che ha reso la sua opera artistica molto «seria», frutto di una accanita ricerca delle regolarità e delle strutture delle trasformazioni bi e tridimensionali dello spazio.