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Emmeciquadro n° 66

SCIENZ@SCUOLA/ Passione per la ricerca e l'educazione: una docente di scienze progetta l’aggiornamento per i colleghi. Intervista a Marina Minoli

Un dialogo per capire i nessi tra un corso di aggiornamento innovativo per docenti di scienze e la storia di una passione per la ricerca e per l’educazione vissuta nella scuola.

Inesauribile fragore di onde si dà che giunga allora nella stanza e alla freschezza inquieta d’una linea azzurra, ogni parete si dilegua…   (Giuseppe Ungaretti, 1947) - [Mareggiata settembrina 2017, Foto di Paola Camisasca]Inesauribile fragore di onde si dà che giunga allora nella stanza e alla freschezza inquieta d’una linea azzurra, ogni parete si dilegua… (Giuseppe Ungaretti, 1947) - [Mareggiata settembrina 2017, Foto di Paola Camisasca]

Un corso di aggiornamento per docenti di scienze alla scuola superiore si fonda su una storia professionale di ricerca-azione e su numerosi percorsi didattici innovativi realizzati.
È stato progettato per i colleghi da una docente «ricercatrice», esperta di didattica a livello europeo, che su questa rivista ha pubblicato i resoconti di molte attività svolte su tematiche di biologia e di chimica.
Un interessante dialogo aiuta a mettere in luce come dati di realtà e prospettive formative possono sostenersi nella trasmissione didattica delle scienze offrendo al lettore molti spunti e occasioni di riflessione.
Una passione e un metodo, con diverse sfaccettature e implicazioni, da proporre e sperimentare insieme a colleghi più giovani cogliendo l’occasione dell’aggiornamento obbligatorio previsto dalle leggi vigenti.

 

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Emmeciquadro ha pubblicato molti suoi percorsi didattici innovativi realizzati al liceo, sappiamo che da anni collabora a centri di ricerca didattica internazionali, ora ha progettato e condotto l’aggiornamento per colleghi docenti di scienze.
Una nuova sfida controcorrente?

Come previsto dalle recenti indicazioni ministeriali sull’innovazione didattica e metodologica, l’aggiornamento dei docenti si può compiere anche attraverso Unità Formative organizzate da reti di scuole.
Sono stata già da giovane coinvolta come relatrice in seminari formativi per docenti di scienze e in Workshop e Convegni sulla didattica delle scienze, cui mi sono dedicata con entusiasmo. Nel corso degli anni ho operato come tutor coordinatore e come docente di “innovativa biologia laboratoriale” nei Tfa, ho collaborato con la ricerca didattica universitaria e, più recentemente, sono mentor per docenti europei in Scientix Community di Brussels.
Mi sono sempre appassionata a queste attività in cui condivido le numerose esperienze che ho realizzato, con il desiderio di continuo confronto.
Così, proprio grazie alla mia storia ho deciso di accettare l’opportunità offerta dal mio liceo di ideare, strutturare e realizzare una Unità Formativa per docenti di scienze della “Rete scolastica Carlo Merani” che raggruppa istituzioni scolastiche statali della zona Tigullio-Golfo Paradiso.

Nel progettare questo corso ho cercato di coniugare più aspetti che potessero dare un senso all’iniziativa, in un percorso meditato e coinvolgendo pienamente la mia esperienza. Mi sono interrogata sul ruolo di una «didattica educativa» che guidi a metodologie e strategie in grado di rendere i saperi biologici e chimici «vivi» per i nostri studenti.
Credo che dobbiamo essere docenti creativi, innovatori, ricchi di idee e proposte, contribuendo in alcuni casi anche alle scelte del mondo della ricerca che ritiene di operare per la scuola attuale.

 

Quali sono i punti di forza di questa sua proposta formativa?

La struttura del corso è caratterizzata da seminari e da «laboratori» partecipativi in cui vengono illustrati e discussi percorsi didattici realizzati dai singoli docenti su temi di biologia e di chimica, per orientare a una innovazione che, in modo ragionato, utilizzi anche le nuove tecnologie informatiche.
Il corso non fornisce proposte preconfezionate per docenti semplici fruitori di strumenti per studenti. Negli ultimi tempi numerose iniziative formative ideate o promosse in contesti esterni alla scuola contribuiscono purtroppo a consolidare il ruolo passivo del docente. E, nella scuola italiana, molti insegnanti tendono spesso ad adeguarsi a proposte già strutturate, diciamo ad affidarsi, senza crescere nella propria identità professionale.
Obiettivo fondamentale è quindi promuovere la formazione di docenti che non aderiscono acriticamente a iniziative lontane dalla quotidianità dell’operare in classe, ma si mettono in gioco nel creare il nuovo in modo integrato ad approcci e contenuti tradizionali.
Ho ideato gli incontri seminariali partendo da riflessioni sull’essere docenti e studenti «innovatori» e in merito a strategie ragionate per educare alla complessità della cultura scientifica. Ho sviluppato questi aspetti trattando tematiche di avanguardia scientifica come la bioinformatica, le neuroscienze e le nanotecnologie di cui sono relatrice come esperta didattica.
Per completare l’Unità Formativa ho coinvolto anche due docenti universitari di Centri di Eccellenza scientifica per «co-progettare» seminari scientifici secondo la filosofia del corso. In particolare, in questi contributi abbiamo deciso di precisare che cosa significa problem solving nella ricerca biomedica e quale approccio è utile a scuola, che cosa significa cercare di comprendere il significato delle scoperte scientifiche, la metodologia della ricerca e le differenze tra mondo digitale e mondo analogico.

 

Questo corso nasce dalla sua storia personale; in breve, come è arrivata a occuparsi di scienza, a svolgere attività di ricerca, insegnare, scrivere….
E come ha scelto tra ricerca e didattica?

Ho frequentato il liceo classico seguendo la mia passione per la lettura e la scrittura, maturando contemporaneamente un interesse per le discipline chimiche e biologiche che ha orientato la mia scelta universitaria. Un percorso formativo che, dopo la laurea in scienze biologiche a indirizzo biochimico, si è sempre arricchito di Master e Perfezionamenti universitari.
Ho anche avuto la fortuna di effettuare interessanti esperienze di ricerca biologica associate alla divulgazione scientifica, pubblicando per editori nazionali e internazionali. Sono arrivata a occuparmi di didattica delle scienze motivata dalla prima pluriennale esperienza in un contesto di lavoro che mi ha entusiasmato molto, nel quale mi sono appassionata all’insegnamento, alla possibilità di ideare innovativi percorsi di apprendimento scientifico coinvolgendo attivamente gli studenti.
Dopo aver vinto il concorso ordinario ho dovuto scegliere tra ricerca e didattica. Non è mai stata una scelta netta, ma un approccio congiunto alle due realtà operative. All’inizio ho vinto borse di ricerca didattica in enti e centri internazionali.
Ho ideato e attuato progetti nei quali ho cercato di trasferire l’approccio operativo del mondo della scienza: la cultura della ricerca per comprendere, interpretare, rielaborare, apprendere anche il nuovo che si sta organizzando intorno a noi. Ho quindi cercato di lavorare come «ricercatrice didattica» con i miei studenti, protagonisti di percorsi culturali, su idee e progetti in cui coinvolgo da anni centri di ricerca scientifica che mi interessano.
Concepisco l’essere docente molto attiva e in continuo aggiornamento scientifico e metodologico, alla continua ricerca di un senso profondo del mio lavoro e con la prospettiva di essere protagonista nel cammino di conoscenza insieme agli studenti.
Non è facile lavorare così nella scuola attuale, ma è una sfida che si rivela vincente per motivare e rimotivarmi nella quotidianità operativa. Saremo credibili per le future generazioni solo appropriandoci pienamente del nostro compito e confrontandoci con chi condivide la stessa passione formativa.