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PRATI/ L'esperto: il quartiere compie 100 anni? Ormai è terra di avvocati...

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Una panoramica di Roma (Foto Ansa)  Una panoramica di Roma (Foto Ansa)

Roma. Il quartiere Prati della Vittoria compie cento anni. Al centro della capitale, a due passi dal Vaticano, nasce all’indomani della presa di Roma da parte dei Piemontesi, avvenuta nel 1870 con la celebre breccia di Porta Pia. Il nome deriva dai “Prata Neronis”, diventato poi nel Medioevo “Prata Sancti Petri” e successivamente “Prati di Castello”. Il rione nasce su una base di orti, paludi e vigneti, dove vennero creati insediamenti di carattere amministrativo e aree residenziali con abitazioni confortevoli ed eleganti, anche per convincere i tanti romani a trasferirsi in una zona considerata fino a poco tempo prima poco allettante. Oggi il quartiere Prati è considerato uno dei più eleganti della città, scelto da personaggi del mondo dello spettacolo e politico come Maurizio Costanzo e Maria De Filippi, Giulio Scarpati, Nancy Brilli, fino a Massimo D’Alema, Nicola Zingaretti, Ignazio La Russa e Italo Bocchino. Il 21 ottobre piazza Mazzini ospiterà le celebrazioni per il centenario del quartiere, e dalla mattina alla sera si susseguiranno le lezioni di storia del rettore della Lumsa, Giuseppe Dalla Torre, e del professore Luca Ribichini della Sapienza, ma anche concerti, eventi e visite guidate per ripercorrere l’intera vita del rione. L’estate romana da poco conclusa è stata però caratterizzata da uno spargimento di sangue che da una parte ha fatto gridare all’emergenza sicurezza, dall’altra ha fatto ripensare ai tempi dello scontro tra la Banda della Magliana e i Testaccini: sparatorie, gambizzazioni, ferimenti e trenta omicidi dall’inizio dell’anno, avvenuti anche nel quartiere Prati. Il primo l’8 aprile scorso, davanti al Teatro delle Vittorie, dove è stato ritrovato il corpo senza vita dell’imprenditore Roberto Ceccarelli, freddato da cinque colpi di pistola. Poi è toccato a Flavio Simmi, ucciso il 5 luglio in via Riccardo Grazioli Lante, in pieno giorno, sotto gli occhi della moglie. Il giorno successivo, il sindaco Gianni Alemanno aveva tranquillizzato tutti: «Dopo la giornata di ieri posso dire che Prati, come quartiere, non c'entra nulla. La persona uccisa era stata gambizzata qualche mese fa a Campo de' Fiori, quindi in Centro Storico. Ciò dimostra che era quella persona l'oggetto del contendere e non il territorio. Prati in sé non c'entra. L'omicidio avvenuto a Prati è un segnale molto inquietante che, insieme ad altri, ci indica che va fatta una diga molto forte contro il rischio di infiltrazioni di criminalità organizzata». Per parlare dei festeggiamenti per il centenario del quartiere Prati e della sua evoluzione nel corso degli anni, IlSussidiario.net ha contattato Massimo Tosti, giornalista, scrittore e fino a poco tempo fa residente del quartiere: «Il quartiere Prati è la prima grande “italianizzazione” di Roma, grazie alla cultura piemontese che ha influito urbanisticamente e architettonicamente: arrivati a Roma nel 1870 i piemontesi, che entrarono dalla breccia di Porta Pia, riuscirono a mettere la propria impronta anche sulla nuova capitale del Regno d’Italia e sul quartiere Prati, ma non solo. Per questo è importante, perché in qualche modo è proprio la celebrazione di Roma Capitale». Riguardo alla presenza di tanti personaggi del mondo dello spettacolo, della politica e della cultura, Massimo Tosti si dice scettico: «Non vorrei sminuire l’importanza di queste presenze, ma Roma è una grande città che “divora” tutto e ci sono anche altri quartieri che hanno avuto un tipo di insediamento molto caratterizzato, come Trastevere che da quartiere ultrapopolare, quale è stato fino a dopo la seconda guerra mondiale, si è trasformato nella residenza preferita dagli artisti, da attori cinematografici e da tutto il mondo che ruota intorno alla cultura. Oggi si incontrano parecchi politici anche a Vigna Clara e persino alla Garbatella, che è diventata di moda, quando invece una quarantina di anni fa era un quartiere povero della capitale. Il quartiere Prati si è modificato profondamente nel corso degli anni perché, la presenza del Palazzaccio prima, e quella dei nuovi Tribunali a piazzale Clodio e vicino viale Giulio Cesare dopo, lo ha reso fortemente un quartiere di avvocati. Fino a poco tempo fa abitavo vicino a Piazza Cavour ed ero uno degli unici due inquilini del palazzo, perché tutto il resto era occupato da uffici, quasi tutti studi legali».



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