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SCONTRI ROMA/ Negri: qual è la risposta dei cristiani alla piazza degli indignati?

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Roma devastata dai black bloc (Ansa)  Roma devastata dai black bloc (Ansa)

Ci si è prodigati in tante analisi, anche molto articolate, per individuare quale sia stato il motore della violenza di sabato scorso a Roma. Mi permetto, in queste poche righe, di suggerire una prospettiva alla quale non è andata forse la dovuta attenzione. Una conoscenza elementare della storia della cultura occidentale, e in essa della Chiesa e - non ultimo - del grande magistero di Giovanni Paolo II, rende inevitabile la seguente osservazione: la radice di questa violenza tragica è nell’antiteismo e nell’anticristianesimo che costituiscono il fondo oscuro delle ideologie nelle quali ancora siamo immersi.

L’ideologia nasce sempre dalla presunzione di poter sostituire alla presenza reale di Dio in Cristo e nel Mistero della Chiesa una visione astratta: ideologica, filosofica, scientifica, tecnologica. Questo tentativo, che precede e sostiene tutte le ideologie è rimasto, fortissimo, anche dopo il crollo dei miti politici dell’epoca contemporanea.

In questi anni, l’anticristianesimo sembra essere non tanto il volto manifesto di una scelta di vita individuale consapevolmente assunta, quanto piuttosto il movimento che, in modo latente, anima e sostiene esistenze completamente decostruite nelle loro esigenze fondamentali. Dispiegandosi infine nel tentativo di eliminare Cristo e la tradizione cristiana, la sua presenza storica, reale e concreta, sola vera alternativa al dominio manipolatore del pensiero astratto. Tradizione cristiana come popolo nuovo che nasce dallo Spirito, segue Cristo presente e vive non più per se stesso, ma per Cristo risorto.

È evidente dunque che sotto la “pelle” delle devastazioni d’ogni sorta sta l’apostasia di Cristo, che si attua inevitabilmente - e in questo Benedetto XVI non smette di richiamarci - come apostasia dell’uomo da se stesso. Giustamente si è parlato di “vuoto”, perché quello che si provoca dentro al cuore, cioè dentro la coscienza e la vita della società una volta che si sia eliminato Gesù Cristo, è il non-senso di quella che Giovanni Paolo II chiamava “la cultura della morte”.

Da cristiani, non dobbiamo mai smettere di interrogarci su che cosa significhi per la nostra vita di fede quello che accade in questo mondo. E che può avvenire, come è stato, per la responsabilità di generazioni vuote che si tramandano dall’una all’altra l’incapacità di trovare un senso alla vita. Nulla vieta di supporre che in piazza, sabato, ci fossero anche i cattivi maestri (e i cattivi genitori) di quelli che poi bruciavano le macchine, o tentavano di sprangare le forze dell’ordine.



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