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TAGLIO PROVINCE/ Castiglione (Upi): riduciamo i costi, ma senza azzerare la democrazia

giovedì 8 dicembre 2011

L'articolo 23 della manovra varata dal governo Monti parla chiaro: le Province, come ha detto il presidente del Consiglio, «vengono riportate alla funzione di organi di indirizzo e coordinamento»: vengono quindi abolite le giunte, ridotti i consiglieri provinciali (da 45 a un massimo di 10) e ridotte in maniera drastica le spese «in funzioni già svolte da altri enti territoriali». «Bisogna superare le Province», ha detto Monti, ma «resteranno finché non sarà cambiata la Costituzione», perché entro l’aprile del 2012 le Regioni dovranno legiferare sul trasferimento del personale e delle competenze, e in caso contrario subentrerà lo Stato.

Dura la risposta della governatrice Renata Polverini: «Non so come finirà, ma penso che tanti rappresentanti eletti dal popolo non possano essere cancellati per decreto», quindi a breve incontrerà i cinque presidenti delle Province laziali: «Ho sempre creduto nel loro ruolo - ha spiegato la Polverini - Senza le province tante cose, come il patto regionalizzato, non avrei potuto farle. Dobbiamo fare chiarezza quando parliamo ai cittadini: ci sono i costi della politica e quelli della democrazia, a cui non si può rinunciare».

Infuriato anche il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, secondo cui «hanno prevalso la demagogia e l'antipolitica, da dare in pasto all'opinione pubblica per distrarre l'attenzione da ben altri provvedimenti. Le province sono quelle che più si sono impegnate per ridurre la spesa pubblica e lo hanno fatto in silenzio, e chi oggi le guida lo fa perché è stato votato da milioni di italiani. Quel che frena l'Italia, e che costa, sono semmai gli enti di secondo livello nominati dalla politica, spesso dalla cattiva politica, che nessuno vuol mai toccare: consorzi, autorità, università agrarie». Zingaretti propone quindi che «vengano assorbiti nelle competenze degli organi eletti dal popolo».

Di tutt’altro avviso il sindaco di Roma Capitale Gianni Alemanno: «Rispetto alle misure prese condivido quelle sulle Province. Non voglio fare retorica demagogica, però é dal 1970 che si parla di abolirle», ha detto il primo cittadino, che però vuole chiarire che «questa legge non abolisce le Province, ma le trasforma in un ente di secondo grado. È una riforma giusta che va applicata rapidamente senza troppe storie».  

IlSussidiario.net ha contattato Giuseppe Castiglione, presidente dell’Unione province italiane (Upi), che nei giorni scorsi ha definito l’azzeramento delle giunte “anticostituzionale”: «Domenica scorsa abbiamo partecipato al tavolo con il Presidente del Consiglio e abbiamo offerto ancora una volta la totale disponibilità e collaborazione da parte delle Province. Avevamo chiesto a Monti di non inserire norme di carattere ordinamentale in un provvedimento di natura economica, partendo dalla considerazione che con il precedente governo era stata varata una commissione paritetica tra Comuni, Province e Regioni per cercare di dare al Paese un asseto più organico, stabile ed efficiente, e per intervenire sugli enti inutili. Parlo di quegli enti che oggi costano due miliardi e mezzo di euro solo di consiglieri d’amministrazione e sette miliardi di euro di spese, le cui funzioni potrebbero essere assorbite o assolte da Province e Comuni. Quindi, se si vuole radicalmente intervenire,  è necessario incidere su quegli enti che non hanno né legittimazione popolare, né controllo democratico».




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