Roma
mercoledì 22 febbraio 2012
Roma. Più che aziende, voragini senza fondo che hanno massimizzato le perdite e minimizzato i guadagni. Stando all’andamento in borsa, le grandi Spa laziali non stanno facendo far bella figura al sistema imprenditoriale regionale. Il susseguirsi di performance infelici a Piazza Affari ha prodotto, in poco più di un anno, un immenso scialacquio: 25 miliardi di euro spariti nel nulla dal 24 settembre del 2010 ad oggi. Tra le peggiori, c’è la Maire Tecnimont, società di ingegneria che ha perso l’80% del capitale azionario, pari a circa 730 milioni di euro. L’Acotel, con sede a Torrevecchia, invece, ha visto andare in fumo il 53% (110 milioni) mentre Finmeccanica, la cui sede centrale è a Prati, ha perso il 40% (circa due miliardi). C'è l'Enel, che ha visto sparire il 30% (11 miliardi di euro) mentre non vanno particolarmente meglio Caltagirone Spa, Caltagirone Editore e Cementir, con decrementi compresi tra il 20 e il 26% e una perdita pari a circa 250 milioni. Eni, infine, ha subito un calo leggermente più contenuto, pari al 5,86%. Cosa sta succedendo alla imprese della Capitale e del Lazio? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Pennisi.
Quali sono le ragioni del trend ribassista?
Anzitutto, il settore delle costruzioni, da sempre molto importante per l’economia della Capitale, è in crisi profonda. Si tratta, per lo più, di edilizia privata che, tuttavia, vive di contratti pubblici.
Quindi?
Per prima cosa, la amministrazioni pubbliche ne stipulano sempre di meno. E, laddove decidano, invece, di firmarne, si rivelano spesso insolventi nei confronti delle aziende creditrici. Semplicemente, cioè, non le pagano. C’è un altro problema.
Quale?
A Roma, per quanto riguarda il settore delle costruzioni, non ci sono problemi solamente relativamente alla famigerata Metropolitana C. Le aziende private più piccole non lavorano, infatti, perché, semplicemente, non si costruisce più.
Il comparto edilizio, tuttavia, non è l’unico in cui si denota un andamento negativo
Sono messe male anche diverse aziende del settore chimico e farmaceutico. Anche in questo caso, perché le amministrazioni pubbliche delle quali sono fornitrici non pagano.
Pure diverse aziende che hanno sede a Roma ma che, da sempre, sono considerate di rilevanza nazionale hanno subito un netto calo. A partire da Finmeccanica
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