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BULLISMO/ E' un problema di educazione, fondamentale il ruolo delle famiglie

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Ci troviamo poi in una fase di forte indebolimento della capacità di vivere comunitariamente e in modo cooperativo i rapporti con gli altri, e in cui è tutto nelle mani dell’individuo, quasi ad indicare una deriva narcisistica: questo è un altro degli elementi che può portare alla violenza, e già nella seconda metà dell’Ottocento lo stesso Durkheim aveva rilevato che quando si indebolisce la dialettica identità-alterità allora si genera violenza. Oggi questa dialettica è senza dubbio molto indebolita, e questo fa sì che per potersi affermare e per poter definire la propria identità, si sceglie la via della violenza, dell’aggressività e della sopraffazione». Qual è invece la responsabilità delle famiglie? Il professor Pollo spiega che «da parte delle famiglie spesso c’è un atteggiamento di iper protezione, che viene preferito a uno invece più critico, che faccia capire ai figli cosa davvero è legittimo fare e cosa non fare: solo per fare un esempio, un tempo i genitori non si sarebbero mai permessi di contestare una punizione o un rimprovero da parte di un insegnante ad un figlio, mentre oggi non sono rari i casi in cui entrambi i genitori si oppongono a questo tipo di decisioni. E’ necessario allora intervenire su questa mancanza di “criticità”, di essere uno specchio che aiuta il bambino a definirsi in modo corretto e a selezionare i suoi comportamenti».

 

(Claudio Perlini)



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