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BULLISMO/ E' un problema di educazione, fondamentale il ruolo delle famiglie

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Roma. Violenza tutta al femminile. Nel quartiere Garbatella della capitale una ragazza di 13 anni, dopo essersi vista soffiare il fidanzatino da una sua compagna di classe, ha prima sfogato la sua rabbia attraverso messaggi offensivi e minacciosi su Facebook, che poi si sono trasformati in una vera e propria aggressione. La giovane ha dato appuntamento all’ex amica sotto la scuola media Giuseppe Moscati per risolvere una volta per tutte la questione, presentandosi con altre quattro ragazze. La lite, che ha visto coinvolto anche il padre della vittima, si è conclusa con calci, pugni e un arresto. A spiegare la vicenda è stato il vice questore aggiunto: «Una storia di bullismo al femminile atipica, perché di solito questo tipo di bullismo si concretizza in minacce, frasi, atteggiamenti denigratori. Qui invece abbiamo un atteggiamento concreto: un'aggressione, un contatto fisico molto violento con calci, pugni e sangue, e una ragazza rischia il setto nasale». Dopo aver accompagnato la figlia all’appuntamento per evitare gravi conseguenze e averla vista soccombere sotto i calci e i pugni delle compagne, il padre della ragazza era deciso a farsi giustizia da solo. A quel punto, la madre di una delle ragazze che ha organizzato l’aggressione ha deciso «di chiamare il Commissariato – ha aggiunto il vice questore aggiunto - consentendoci di intervenire tempestivamente. L'uomo, preso da una furia incontrollabile, ha colpito pesantemente due poliziotti ed è stato arrestato». IlSussidiario.net ha chiesto un commento a Mario Pollo, professore di Pedagogia generale e sociale alla Lumsa di Roma, il quale ci spiega che «è avvenuto certamente un cambiamento culturale nel disegnare le caratteristiche del genere maschile e femminile. Oggi non è raro vedere donne combattere o fare attività che un tempo si credevano tipicamente maschili, in cui tra l’altro si dimostrano anche migliori rispetto al sesso opposto. Un tempo le ragazze venivano indirizzate verso certe forme di comportamento e socialità che di certo non comportavano il contatto o l’aggressività fisica, mentre oggi nell’immaginario sociale femminile c’è stato un appropriarsi di modelli e di ruoli maschili. Basti pensare che se un tempo era impensabile vedere una donna nell’esercito, oggi è invece molto più comune». Il professor Pollo vuole poi sottolineare «che oggi molte persone, in nome del corretto rapporto tra il maschile e il femminile, stigmatizzano il fatto che alle bambine non vengano dati certi giocattoli tipicamente femminili e ai bambini quelli che rispecchiano normalmente il mondo maschile, e questo viene fatto proprio perché sono molti a ritenere che maschi e femmine debbano avere un’identica socializzazione.



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