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DISCARICA ROMA/ L’esperto: la protesta? Meglio un termovalorizzatore, come a Brescia

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Il termovalorizzatore di Brescia - Infophoto  Il termovalorizzatore di Brescia - Infophoto

Addirittura l’esercito. D’altronde, lo Stato deve pur fare il suo mestiere. Che consiste anche e soprattutto nel far rispettare la legge. E se un gruppo di cittadini, che avranno anche tutte le ragioni del mondo – per carità! -, continua a impedire l’apertura della discarica di Pian dell’Olmo, potrebbe non esserci altra possibilità che ricorrere all’uso della forza. «Certamente non invoco l'impiego delle forze dell'ordine o tantomeno dell'esercito Ma se purtroppo ci sarà bisogno del loro intervento, immagino che ci sarà», ha dichiarato il commissario Goffredo Sottile riferendosi ai manifestanti che, tra le altre cose, hanno bloccato, mercoledì mattina la via Flaminia, mentre lunedì e martedì la via Tiberina.  Dicevamo delle giuste ragioni: chi accetterebbe mai senza opporre resistenza una discarica sotto casa? I bresciani, senza stracciarsi le vesti, hanno accettato qualcosa di simile. E ben volentieri. Sono forse più stolti degli altri? Certo, un termovalorizzatore non è una discarica. Tuttavia, di norma, chi rifiuta a oltranza l’uno rifiuta anche l’altra, come si è visto, in passato, in diverse zone d’Italia. Per comprendere la scelta dei bresciani, ilSussidiario.net ha chiesto un parere ad Antonio Ballarin Denti, professore di Fisica dell’ambiente e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia. «Va detto, anzitutto - spiega -, che il termovalorizzatore ha sicuramente migliorato la vita dei bresciani. Brucia rifiuti e produce energia termica ed elettricità per circa il 90% dei cittadini, a prezzi ridotti». Chiunque, immediatamente, obietterà che però inquina. «Tutti gli studi possibili immaginabili – spiega il professore - dimostrano che le emissioni inquinanti sono in misura enormemente inferiori a quelle che produrrebbero la caldaie delle abitazioni o le centrali elettriche tradizionali. In sostanza, senza l’impianto, l’aria sarebbe più inquinata».

Potrebbe, tuttavia, peggiorare la vivibilità della zone limitrofe. «I problemi maggiori, effettivamente, sono legati alla logistica. Ogni giorno vengono trasportate centinaia di tonnellate di spazzatura. Per cui, occorre una viabilità adatta che consenta ai camion di transitare senza congestionare il traffico o determinare il rischio di incidenti. Va detto che nell’arco di 100 metri si sente puzza e rumore. Ma, già a 300 metri, non ci si accorge della sua esistenza». Qualche difetto pure il termovalorizzatore ce l’ha. «Ogni tonnellata bruciata produce 250 chili di ceneri. Materiale inerte, non pericoloso, ma che da qualche parte deve essere pur messo. In genere, vengono riposte nelle discariche di inerti (mattoni, calcinacci, materiali edili) o, ultimamente e sempre più spesso, sono riutilizzate come sottofondo nelle massicciate stradali». C’è un ultimo e più grave problema. «Per non inquinare si usano dei filtri che trattengono 5 chili di polveri velenose per tonnellata. Meno del 5%. Ma il 5% di 1 milione di tonnellate, quante ne vengono bruciate ogni anno, sono 50mila tonnellate. Per il momento sono stoccate in Germania. Alla lunga diventerà un problema. Per allora, è presumibile che saranno trovate delle soluzioni».

In conclusione: «i vantaggi sopravanzano esponenzialmente gli svantaggi». Del resto, «quando venne costruito e collaudato – aggiunge - era il più avanzato del mondo. Certo, oggi non è più primo in assoluto, dato che la tecnologia, nel frattempo, ha fatto passi avanti. Per questo, ho più volte suggerito di effettuare quelle innovazioni e quegli ammodernamenti che consentano alla società di disporre nuovamente del termovalorizzatore numero. Sta di fatto che rimane tra i migliori del Pianeta». C’è stato un momento in cui i bresciani avrebbero potuto dire no, mobilitare la piazza, insorgere, creare tensioni e tafferugli. «Le proteste non mancarono e il dibattito fu acceso. Venne, tuttavia, incanalato nelle sedi opportune. Nel Consiglio comunale, nei Consigli di zona e nella assemblee pubbliche. I tecnici, inoltre, illustrarono a lungo, alla cittadinanza, in cosa consistesse l’impianto che si intendeva realizzare. I cittadini si convinsero dell’utilità dell’opera. E, nel ’94, fu attivato, per andare, nel ’98, a pieno regime». Le cose presero una tale piega per ragioni ben precise: «Brescia ha una lunga tradizione di spiccato senso civico. Da quando, all’inizio del ‘900, fu fondata l’Asm, società pubblica in seguito divenuta A2A, venne a crearsi rapporto di fiducia reciproca all’interno di una triangolazione virtuosa costituita dall’amministrazione comunale, dalla cittadinanza e da chi gestiva A2A. Del resto, fin da quando ero giovane, ricordo che i sindaci della Città sono sempre stati considerati autorevoli, rispettati e in grado di operare in maniera trasparente». 



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