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Roma

PAPA/ Nel "gioco" delle dimissioni, una lezione sul dramma del vivere

Prima, di ritorno dalla Terra santa, sembrò volersi dimettere. Poi ha fatto allusioni alla propria tomba. Cosa vuol fare Francesco? E perché il mondo se lo chiede? FEDERICO PICHETTO

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Sono giorni che le principali testate giornalistiche tentano di risolvere il rebus del futuro di papa Bergoglio. Per mesi, infatti, i media sono stati fortemente convinti che il Pontefice meditasse una fine ratzingeriana per il suo ministero, ossia il ritiro anzitempo. Ne aveva parlato lui stesso in diverse occasioni, arrivando addirittura ad affermare: "Credo che Benedetto XVI non sia un caso unico. Lui ha aperto una porta, ed è la porta dei Papi emeriti: cosa succederà non possiamo dirlo, Dio lo sa, ma la porta ora è aperta". Poi, nelle ultime ore, tutto è invece sembrato cambiare: dapprima la serie di "indisposizioni" di Francesco ha fatto temere seriamente per la sua salute, in seguito la battuta pronunciata ad un gruppo di giovani della Diocesi di Roma sulla "tomba" come futuro definitivo e certo del Papa ha suscitato addirittura l'ipotesi di una fine imminente del pontificato. 

Il mistero, insomma, si infittisce e il dibattito cresce tra chi è più propenso a credere che il Papa tra non molto si dimetterà e chi - più prosaicamente - suppone come probabile la morte di Bergoglio ancora felicemente regnante. Ma quale sarà la verità? E, soprattutto, perché è così importante conoscerla?

Su questo secondo quesito l'orientamento è abbastanza chiaro: sapere le reali intenzioni di Bergoglio renderebbe più immediata la comprensione dell'attuale clima all'interno del Vaticano e fornirebbe un'importante indicazione sul futuro della stessa istituzione petrina. Tuttavia queste sono congetture mediatiche, deduzioni giornalistiche prive dell'unico contenuto che seriamente potrebbe far comprendere le reali intenzioni di Francesco: la fede. Benedetto XVI, infatti, non si è dimesso a causa di dinamiche politiche o ecclesiastiche, bensì per una decisione maturata all'interno di una relazione di fede. Il Papa emerito, con il suo gesto, ha strappato la Chiesa e il papato dalle logiche umane per riconsegnarli al luogo sorgivo della loro identità: la volontà di Cristo. Quella stessa volontà che Ratzinger ha cercato di scrutare e di conoscere non attraverso il diritto canonico o gli editoriali di Repubblica, ma attraverso il silenzio e la preghiera. 

Il Vescovo di Roma, in effetti, non è il capo di una multinazionale dotata di regolamento interno che l'ultimo presidente di turno ha deciso di riformare, bensì un uomo chiamato da Dio a svolgere un servizio di carità a tutti i cristiani nel mondo. Sarà quindi nel rapporto con Dio che il "chiamato" stabilirà l'evolversi delle proprie azioni e delle proprie decisioni. Ogni altra congettura squalifica non solo il ruolo del Papa, ma anche la storia e il compito di ognuno di noi. Ciascuno, infatti, è chiamato da Dio ad una missione. Questa chiamata ci raggiunge dentro la realtà e la trama di tutti i giorni, al punto che la nostra vocazione prima ancora di essere scelta deve essere anzitutto scoperta. 


COMMENTI
01/07/2014 - La comune umiltà (luisella martin)

Credo che ciò che ci rende davvero difficile accettare la semplicità del catechismo di questo Papa, viene dalla "posizione" dalla quale ci parla: Papa Francesco si presenta come uno di noi! Questo fatto accresce la nostra fede e ci invita a guardare verso l'unica Persona, il Dio Vivente che è in grado di rispondere ad ogni domanda che la vita ci pone. D'altra parte il fatto che il Papa è sceso definitivamente e non solo formalmente dalla sedia gestatoria, ci fa sentire più fragili e ci chiede di assumerci tutte le nostre responsabilità, invitando ciascuno a seguire Cristo portando con sè la propria croce, come il Maestro ci ha detto ... Questa è la decisione che ciascuno di noi deve prendere ogni giorno, qualunque sia la decisione presa dal Papa per sè stesso!