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Roma

ROSSINI/ "Il viaggio a Reims" all'Opera di Roma

E’ arrivato a Roma il 14 giugno l’edizione curata da Damiano Michieletto de ‘Il Viaggio a Reims’ di Gioacchino Rossini, un'opera "miracolata". di GIUSEPPE PENNISI

Roma, Teatro dell'Opera, foto di Yasuko KageyRoma, Teatro dell'Opera, foto di Yasuko Kagey

E’ arrivato a Roma il 14 giugno l’edizione curata da Damiano Michieletto de ‘Il Viaggio a Reims’ di Gioacchino Rossini. “Il Viaggio a Reims” è un’opera “miracolata” in quanto considerata perduta sino a quando una studiosa americana ne ha ritrovato la partitura originale (in gran parte riutilizzata dallo stesso Rossini per “Le Comte Ory”) nei polverosi archivi dell’Accademia di Santa Cecilia. 

“Il Viaggio”, ritrovato negli scaffali dell’Opéra di Parigi dalla squadra di musicologi guidati dal compianto Philip Gosset deceduto il 13 giugno ed a cui la ‘prima romana  è stata dedicata, venne lanciato da una favolosa esecuzione scenica (regia di Luca Ronconi, scene di Gae Aulenti, direzione musicale di Claudio Abbado) al Rossini Opera Festival (ROF) del 1984, poi ripresa diverse volte a Pesaro, Vienna e alla Scala. 

Ebbi la gioia di vederla al ROF sia nella prima versione del 1984 (ripresa in vari teatri) sia in quella per giovani cantati dell’Accademia Rossiniana curata da Emilio Sagi (viene replicata ogni anno al ROF da oltre un quarto di secolo e  ha circuitato anche in numerosi i teatri italiani e stranieri). Grande attesa per la prima romana in forma scenica; teatro strapieno, pubblico delle grandi occasioni, Non si tratta di un nuovo allestimento, ma di una importazione dal teatro dell’opera di Amsterdam dove è andata in scena nel 2015con grande successo.

Variamente chiamato, negli stessi autografi, “Cantata Scenica” o “Opéra Comique en un Act”, “Il Viaggio a Reims” è un lavoro d’occasione: permette di mostrare l’abilità dei sette maggiori cantanti del Théatre Italien di Parigi nei giorni del 1825 in cui si festeggiava l’incoronazione di Carlo X, il quale avrebbe concesso a Rossini un lauto stipendio e una ricca pensione di cui il nostro ha goduto dall’età di 37 anni (Caro Tito Boeri i baby pensionati non sono un’italica invenzione recente) alla morte a 76 anni. 

Sta a “Le Comte Ory” come “Ernani” sta a “Il Trovatore”: un magnifico abbozzo di quello che sarebbe diventato uno stupendo lavoro completo. Purtroppo i bigotti impresari del romanticismo e del Novecento storico hanno boicottato “Le Comte” poiché troppo intriso di eros. E’ comunque lavoro importante che richiede un cast di stelle. A Roma ha impiegato oltre 30 anni per arrivare nel giugno 2009 dagli archivi de l’Opéra alla Sala grande dove l’Accademia di Santa Cecilia  In questo arco di tempo  non è stata programmata in forma scenica. anche dal Teatro dell’Opera.

‘Il Viaggio a Reims’, che all’epoca venne messo in scena solo tre sere, venne concepito da Rossini (e dal suo librettista Luigi Balocchi), come un’occasione per sfoggiare le voci di cui disponeva il Théatre Italien di Parigi. E’ stata , quindi, prodotta pensando essenzialmente a grandi voci tale per di più che fossero in grado di raffigurare stereotipi dell’aristocrazia europea dell’epoca  convenuto a dare omaggio a Carlo X in occasione della sua incoronazione nella Cattedrale di Reims. 

A Roma non mancano  grandi voci quali Mariangela Sicilia (Corinna), Anna Goryachova (La Marchesa Melibea), Maria Grazia Schiavo (La Contessa di Folleville), Francesca Dotto (Madama Cortese), Juan Francisco Gatell (Il Cavaliere Belfiore), Levy Sekgapane (Il Conte di Libenskof), Adrian Sâmpetrean (Lord Sidney), Nicola Ulivieri (Don Profondo), Bruno De Simone (Il Barone di Trombonok) e Simone Del Savio (Don Alvaro). Per non citare che i protagonisti.

Si dimentica che ‘Il Viaggio’ è opera relativamente ‘tarda di Rossini (che sfiorava i 33 anni!); il pesarese aveva cominciato a far sfoggiare l’orchestra. L’orchestra del Teatro dell’Opera, guidata da Sefano Montanari ha dato prova di sapere leggere l’ironico, il sentimentale ed il celebrativo (i tre elementi che si intrecciano nell’opera) in modo eccellente. Meglio di quando abbia fatto la stessa osannata  regia.

Priva di una vera drammaturgia la vicenda è ambientata da Damiano Michieletto e dai suoi consueti collaboratori (Paolo Fantin, Carla Teti, Alessandro Carletti) in un museo alla vigilia dell’inaugurazione di una mostra. Tutti i personaggi sono in preda alla frenesia e all’ansia per l’attesa dell’evento, che corrisponde alla partenza per Reims del libretto dell’opera. Alcuni di loro sono personaggio reali: Madama Cortese per esempio è la direttrice del Museo. 

Altri sono personaggi storici, appartenenti ai dipinti esposti nel museo. L’arrivo di una grande e misteriosa tela darà una svolta alla vicenda, sempre all’insegna dell’occasione storica per la quale Il viaggio a Reims fu scritto: l’incoronazione di Carlo X . Il pubblico è rimasto estasiata e le ovazioni non sono mancate, ma a mio viso c’era troppa confusione sul palcoscenico e si è persa parte dell’ironia che caratterizza il lavoro di Rossini, particolarmente beffardo nel periodo parigino.

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