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martedì 9 febbraio 2010 S. Apollonia martire - Ultimo agg.: 09/02/2010 13:24
 
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SCUOLA/ L’identikit degli insegnanti: cresce l’attesa del cambiamento

giovedì 12 febbraio 2009

 

Molti dati sono emersi dallo scandaglio che la Fondazione Agnelli ha lanciato nel mare magnum degli insegnanti italiani, presentato ieri a Roma. Per l’essenziale sono confermati e aggiornati i risultati di ricerche che negli ultimi vent’anni sono stati proposti da enti pubblici, università, soggetti privati: il numero esorbitante di insegnanti rispetto agli alunni (1 su 10); il carattere di proletariato pubblico assunto dalla categoria; l’età media, fino a ieri di 48 anni, ora sale a cinquant’anni. Così come sono ribadite le proposte politiche che il variegato mondo riformista della scuola ha avanzato lungo gli anni in merito alle modalità di assunzione, di carriera, di retribuzione.

Nulla di nuovo, dunque? Intanto, emerge un profilo variegato degli orientamenti alla conservazione o all’innovazione del corpo insegnante, che mette in discussione la vulgata interpretativa circa l’orientamento strutturalmente conservatore dei docenti. Circa il 30% dei docenti è favorevole ad una ridiscussione e al cambiamento dei programmi. I docenti soffrono ogni giorno sulla propria pelle il fatto che i ragazzi respingono il curriculum. Esiste un 30% di docenti che non si limita a scaricare sui ragazzi, sull’ambiente, sui mass-media, sulle famiglie le responsabilità di questo rifiuto. Al contrario, si predispone a interrogarsi sulle proprie responsabilità, quale che possa essere la soluzione. Ed è il 30% che chiede di essere valutato. Un 25% vuole maggiore autonomia delle scuole e quindi dei docenti singoli e associati in comunità tecnico-professionali.

In termini assoluti, poiché gli insegnanti sono 819.000, significa che circa 240.000 insegnanti sono sensibili alle ragioni del cambiamento. Si tratta di numeri che pareggiano o forse superano quelli iscritti ai sindacati, considerato che questi ultimi tesserano nello stesso comparto anche il personale ATA. Rendere visibile ai docenti stessi, alla società e al governo questo iceberg di docenti orientati all’innovazione è il merito di questa ricerca. Essa toglie di torno un alibi. Le politiche dei governi in questi ultimi quindici anni hanno avuto quale interlocutore solo le sigle sindacali. E poiché le sigle sindacali nei convegni si dichiarano a favore delle innovazioni e ai tavoli contrattuali vi oppongono strenua resistenza, i governi e il Parlamento hanno sempre finito per rallentare o per cedere sulla strada delle riforme, considerando la voce del sindacato quella che parla per tutti.

Qui viceversa emerge che il blocco storico conservatore della scuola non è affatto compatto, è attraversato da vistose fratture. Insomma: un governo che voglia introdurre innovazioni ha un interlocutore silenzioso, ma consistente. Il che suppone un riconoscimento di queste forze, che spesso sono rappresentate da sigle professionali non sindacali.

L’altra novità del rapporto della Fondazione sono le proposte relative al reclutamento. La chiamata diretta, l’Albo professionale, una nuova dinamica della carriera e della retribuzione, eliminando la procedura antiquata e ormai inefficace delle graduatorie nazionali, implicano l’abbandono della figura del docente quale funzionario statale e lo consegnano ad una forma di professionalità riconosciuta, premiata, valutata. Con ciò il Rapporto fa da sponda al PdL 953, primo firmatario on. Valentina Aprea, oggetto di audizioni e consultazioni in questi giorni alla Camera. Il PdL ha suscitato finora una violenta opposizione preventiva da parte dei sindacati, che, in alleanza stretta con l’Amministrazione, hanno in questi decenni pervicacemente bloccato ogni innovazione, sottoproducendo per imperizia e per calcolo una vasta area di sottoproletariato docente, i precari appunto. Il Rapporto viceversa documenta una speranza: che cambiare sia possibile e che il cambiamento può arrivare, se cammina sulle gambe dei docenti.

 



COMMENTI
17/02/2009 - Risposta a Tiziana Segantini (Giovanni Cominelli)

Mi pare un buon cambiamento, che emerge lentamente oggi, quello della mentalità degli insegnanti. Sono tanti. L'equivalente degli iscritti ai sindacati. Come intende rispondere il governo? Finora è politica finanziaria. Se per un verso appare necessario invertire la linea dello spreco e dell'inefficienza, che i governi precedenti hanno alimentato, non appare un disegno nitido di riforma. Berlinguer aveva un'idea, la Moratti pure, qui per ora non si vede. Dove per "idea" si intende qualcosa di visibile in una serie di atti e provvedimenti coerenti.

 
14/02/2009 - Gli insegnanti vogliono il cambiamento? (tiziana segantini)

C'è nella scuola attesa di cambiamento. E' una rivoluzione copernicana. Fino a ieri gli insegnanti erano i paladini dello status quo. Nessuno è ingenuo. E' palese che la scuola così non va, di cambiamento c'è bisogno. Dunque? La soglia delle attese non ha tenuto, oggi si accettano le riforme? Oppure... Oppure oggi, per quanto ogni giorno ce ne sia una nuova sulla scuola (e sull'università) sembra di essere nel mezzo del si cambia e non si cambia, insieme al grembiulino (che poi non è citato in nessun provvedimento)c'è il libro di testo online, il maestro unico che male sarà poi, risparmiare si deve, razionalizzare era l'ora, sparisce il liceo tecnologico ma siamo sicuri? Onde, reti, piazze si muovono un po', neanche troppo, su questioni di retroguardia. I sindacati meglio lasciarli perdere? Gli intellettuali discutono un po', neanche troppo, in fondo c'è del giusto insieme allo sbagliato. Gli insegnanti potrebbero essere disponibili al cambiamento, giusto perché pare che tutto resti come prima, con qualche pegno da pagare (meno docenti, niente compresenze, razionalizzazione delle sedi scolastiche). Sarò io a oppormi al cambiamento? Perché mi si tacci di ideologismo? Mi limito a suggerire una riflessione: un cambiamento in nome del risparmio non ha le sue rette vie. In questo continuo "togliere" si riducono anche i diritti di accesso e successo alla scuola, di servizi diffusi sul territorio, di piena e lunga scolarità. E' un buon cambiamento?

 
13/02/2009 - risposta a cominelli (Marco Campione)

1) Carriera.Il fatto che il modello di progressione proposto sia ricalcato su quello francese/tedesco non fa venir meno le mie preoccupazioni di merito: preferirei di gran lunga un meccanismo che non sia così simile a quello universitario. Quello del pdl aprea sembra fatto apposta per non avere contro i sindacati, visto che mantiene il criterio anagrafico. Vorrei più coraggio (conosco neo assunti che meriterebbero di guadagnare il doppio di certi prof a fine carriera: con il pdl aprea non potrà mai accadere). 2) Reclutamento. La risposta di Cominelli mi preoccupa. Tenere separati reclutamento e formazione iniziale è a mio avviso sbagliato; tra l'altro sulla formazione il governo ha già una delega dunque il rischio concreto è quello dei due tempi che divaricherebbe ulteriormente le due questioni. Il rischio generale che vedo (a prescindere dal pdl aprea) è che il governo si trovi nella stessa situazione di berlinguer quando ha istituito le ssis e che faccia gli stessi errori. 3) Sindacati, Pd e Autonomia. Per una volta non è un problema del Pd "limitare lo strapotere invasivo del sindacato", ma del governo (onori ed oneri). Vedo invece come un problema dei pro-autonomia del Pdl limitare il centralismo invasivo di Viale Trastevere. Su questo però Cominelli non mi ha dato risposta.

RISPOSTA:

1) Sulla carriera dei docenti. Se il rapporto di lavoro fosse del tutto privato, se l’insegnante fosse considerato un professionista, allora tutti i problemi di scansione della carriera non si porrebbero. Le scuole assumerebbero, stipendierebbero e licenzierebbero così come fa oggi qualsiasi azienda, pubblica o privata. Il modello inglese va in questa direzione. Tony Blair ha suscitato scandalo per aver pagato un insegnante trentenne più di quelli cinquantenni. Credo sia il modello migliore. Peccato che a sostenerlo in Italia siano quattro gatti (di cui due siamo noi!)! Logicamente e fattualmente il primo passo dovrebbe essere una destatalizzazione integrale dell’assetto istituzionale dell’autonomia: le scuole riconsegnate alla società, lo Stato che dà i soldi alle famiglie, lo Stato che controlla attraverso il sistema di valutazione esterna come le scuole mettono a frutto i soldi spesi dalle famiglie. Allora l’assetto professionale verrebbe di conseguenza. 2) Sul reclutamento: trattare cronologicamente prima la formazione iniziale e poi il reclutamento è necessario, se l’Università deve dire la sua al riguardo in tempi brevi (perché deve istituire eventualmente i corsi). Può essere pericoloso, se il governo non abbia un quadro coerente dell’intera operazione-reclutamento e se gli interessi dell’Università prevarichino quelli delle scuole. La “Bozza Israel”, limpida espressione del potere accademico, non lascia presagire nulla di buono. Ma è ancora sub judice. 3) Su Sindacati, Pd, Autonomia. Il governo del sistema educativo nazionale è catafratto dentro lo scafandro Amministrazione-sindacati. La politica finora non ha avuto successo nello smantellamento di questo assetto ormai cinquantennale. C’è un partito trasversale statalista, che è maggioranza nella politica e nella società, cui portano acqua la maggioranza del Pd e una consistente minoranza del PdL. Poi ci sono minoranze creative antistataliste. Che tu sia il benvenuto tra queste! Quanto al pdl Aprea, la mia opinione è che tenti, ancora una volta, di aprirsi faticosamente la strada in una direzione antistatalista. Credo che vada incoraggiato. (Giovanni Cominelli)

 
13/02/2009 - per un cambiamento che sia anche un miglioramento (Borrielli Michele)

Penso sia ovvio che nella scuola siano necessari cambiamenti. Ma perchè questi rappresentino miglioramenti della qualità della scuola è necessario a mio parere porre alcuni elementari paletti. Parlo di ciò che conosco, l'insegnamento delle scienze sperimentali e dell'area scientifico-tecnologica, dove i cambiamenti proposti dalle bozze all'esame del CNPI, che definiscono i quadri orario dei futuri Licei ed Istituti Tecnici sarebbero peggioramenti, ai quali mi auguro venga posto rimedio quanto prima. Alcuni esempi: 1) il numero di ore di discipline scientifiche è insufficiente per le necessarie attività laboratoriali; 2) non si considerano elementari propedeuticità: l'insegnamento delle scienze naturali deve essere preceduto da uno studio approfondito della chimica inorganica, quello delle scienze biologiche da uno studio parimenti approfondito della chimica organica; 3) nei Licei permane l'assurdo ed ottocentesco insegnamento-calderone delle "scienze naturali"(Chimica+scienze della terra e biologia), che invece andrebbe scisso negli autonomi insegnamenti "Chimica", da affidare ai laureati in Chimica e CTF della cl.A013(20 esami di discipline chimiche all'università) e "scienze della terra e biologia", da affidare ai laureati in scienze della A060; negli Istituti te; 4) negli Ist. Tecnici taglio (60%ITC) ore di disc. scientifiche ma un aumento (fino al 15%) di Italiano e Matematica e taglio del 20% di disc. scientiche e tecnologiche di indirizzo (minore qualità futuri periti?)

 
12/02/2009 - quale interlocutore per cambiare la scuola (felice eugenio crema)

"il governo che voglia introdurre innovazioni ha un interlocutore silenzioso, ma consistente". completamente d'accordo se aggiungiamo l'aggettivo 'potenziale'. E occorre una politica in grado di far crescere questo potenziale interlocutore. La debolezza dell'associazionismo degli insegnanti che caratterizza l'ultimo ventennio è certamente una delle cause della situazione in cui versa oggi il sistema formativo italiano. Una politica che favorisca il passaggio di queste forze, di fatto orientate o meglio compresse sull'impegno didattico-disciplinare ad un impegno che si misuri con tutto l'arco dei problemi che l'insegnante, in quanto portatore di responsabilità professionali, ha di fronte dovrà muoversi lungo due strade maestre: il riconoscimento di una effettiva rappresentatività delle Associazioni professionali, che permetta loro un intervento efficace (e non solo consultivo) anche rispetto ad aspetti relativi alla professionalità dei docenti ora sepolti nel mare magnum dei contratti; una riforma degli organismi di governo della singola istituzione scolastica che permetta agli insegnanti di assumersi responsabilità non solo esecutive nella gestione, e che li obblighi ad aprire un rapporto effettivo con altri soggetti interessati ad una buona gestione della scuola. Le probabilità che questo avvenga dipenderà molto da come il ricambio legato ai pensionamenti porterà un sostanziale ringiovanimento dell'età media dei docenti in servizio.

 
12/02/2009 - Scuola e autonomia (Lucio Colella)

Sono un docente di scuola Primaria con una breve esperienza di insegnamento anche all'estero. Entusiasta alle stelle quando furono introdotti i famosi Moduli,ma la formula si è rivelata un vero fallimento, almeno questo mi ha dato poi l'esperienza diretta; l'autonomia poi sta concludendo l'opera mortale della SCUOLA: una babele nella valutazione; una babele nelle programmazzioni; una babele negli orari...ognuno fa quello che gli pare e piace..e questo vuol dire solo chiudere. Ora ancora ci vantiamo che la nostra Scuola Primaria primeggia nelle varie inchieste, ce ne accorgeremo fra qualche anno e allora vedremo cosa ci diranno quelle stesse inchieste di oggi...quando gli alunni di oggi saranno studenti delle Superiori e oltre.

 
12/02/2009 - A proposito del Pdl Aprea (Marco Campione)

Sentendomi parte del "variegato mondo riformista [che] ha avanzato [proposte] in merito alle modalità di assunzione, di carriera, di retribuzione", mi sento di esternare un po' di pessimismo in più sulle sorti del Pdl Aprea. Dopo aver ricevuto dal Ministro l'importante titolo di Pdl di tutto il Pdl, anzi di tutta la maggioranza, rischia di fare una brutta fine. La parte sulle fondazioni si dice verrà stralciata per diventare legge delega, la parte sulle risorse dovrà essere stralciata perchè cozza col federalismo fiscale, la parte sul reclutamento verrà stralciata perchè verranno emanati regolamenti a partire dalle conclusioni della comm. Israel, la parte sugli organi di governo è stata in parte sconfessata dallo stesso Ministro (la differenza tra consiglio di indirizzo e consiglio di amministrazione non è solo nominalistica). Cosa resta? La parte sulla progressione di carriera (che trovo troppo simile alla carriera universitaria che funziona assai male), la valutazione (ottima cosa, a patto di finanziare l'Invalsi adeguatamente)e poi? Lo dico con sincera preoccupazione: mi sembra il proverbiale elefante che partorisce il topolino. Ed è un peccato. Non che non abbia dubbi sul Pdl Aprea, ma è indubbiamente un Pdl che ha alla base una concezione della scuola imperniata sull'autonomia, ovvero l'unica concezione in grado di farla uscire dalla crisi in cui versa. Come può questa impostazione convivere con un governo che, in particolare in questo ambito, la sconfessa ogni giorno?

RISPOSTA:

Marco Campione ha scelto prudentemente “il pessimismo della ragione” nell’esprimere un giudizio sul destino del pdl Aprea. Mi pare, tuttavia, che nello slancio di balzare a cavallo del destriero nero del pessimismo, sia caduto dall’altra parte. Infatti: la parte sulle Fondazioni non sarà stralciata per decisione politica, ma è già delegata al governo dal testo del pdl, perché l’attivazione di sgravi fiscali è di competenza del governo. Che l’itinerario della Delega sia rischioso è un fatto, ma la Delega è inevitabile. Lo stesso dicasi per le risorse, che chiamano in causa il federalismo fiscale. Quanto al reclutamento: esso non sarà stralciato, per la semplice ragione che la Commissione Israel si occupa solo della formazione di base. Quale che sia il giudizio sulla “bozza Israel”, il pdl continua ad occuparsi del reclutamento e della carriera dei docenti. Consiglio di Amministrazione o Consiglio di indirizzo e sorveglianza? Finora ci sono solo battute fatte al Convegno di Treelle dal Ministro. Difficile dire ora se si tratti di una discussione puramente nominalistica o di riserve politiche più profonde. Quanto alla progressione di carriera, il modello non è stato inventato di sana pianta: è quello francese e/o tedesco. All’interno delle tre fasce (iniziale, ordinario, esperto) dovrebbero valere criteri misti: età+valutazione di merito. Nello scatto tra il secondo livello e il terzo, è previsto un aumento consistente dello stipendio. Ovvio che sarà per pochi! E’ anche chiaro che il pdl non può spingersi più in là, vista l’estensione abnorme del campo contrattuale. E’ evidente che la sindacatocrazia, che è il lascito peggiore della Prima repubblica, condiziona l’estensione del campo e i contenuti. E’ un punto su cui la bipartisanship sarebbe utile e gradita a chi vuole le riforme. Ma ho l’impressione che il Pd non pensi neppure lontanamente a limitare lo strapotere invasivo del sindacato! (Giovanni Cominelli)

 
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