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martedì 9 febbraio 2010 S. Apollonia martire - Ultimo agg.: 09/02/2010 19:38
 
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CINEMA/ "Gran Torino" fa discutere. Cattolicesimo protestante? No, la conversione di un uomo

mercoledì 22 aprile 2009

Gran Torino, l'ultimo successo cinematografico diretto e interpretato da Clint Eastwood appassiona il pubblico e fa ancora discutere anche dopo diverse settimane dalla sua uscita nelle sale cinematografiche italiane.  BEPPE MUSICCO risponde all''intervento  di un lettore de Ilsussidiario.net che si interroga sulla visione del cattolicesimo contenuta nel film,  a suo parere attraversata  dal Protestantesimo.

 

Voler sezionare un film, analizzando scene e dialoghi, è un comune esercizio critico che spesso però porta a esaltarne i particolari (positivi o negativi che siano), snaturandone la visione d’insieme, quel tutt’uno che rende un film (un libro, un quadro, una sinfonia) un’espressione artistica che trascende sovente anche le intenzioni del suo creatore, e facendola diventare un’opera veramente universale.

Anche senza prendere in esame gli eccezionali aspetti tecnici e narrativi, quello che colpisce di Gran Torino è che mostra la conversione (tutt’altro che apparente!) di un uomo. Un uomo che ha fatto errori, che ha commesso delitti, ma che in un punto particolarmente doloroso della sua vita incontra dei volti che lo portano, quasi inconsapevolmente, a cambiare il corso della sua esistenza; fino ad andare incontro, questa volta consapevolmente, al sacrificio. E il cuore di tutta questa vicenda (che, come la vita, a volte è comica, a volte è violenta, a volte è tragica) è in un finale che è un lampante riferimento a Cristo. Cosa che colpisce il pubblico fino ad ammutolirlo e che ne ha decretato un successo enorme, anche se per certi versi (proprio la particolarità dell’argomento) inaspettato.

Mettersi a cercare l’influenza luterana, soppesare il ruolo del clero, definire il film “cattolicesimo all’americana”, mi sembrano speculazioni che tendono a ridurre il film entro forzosi schemi catechistico-didattici. Liberissimi di farlo, ma non penso sia il livello di approfondimento adeguato alla ricchezza che un film come Gran Torino è in grado di offrire.

 

Leggendo le recensioni fatte da molta stampa cattolica sull’ultimo lavoro di Clint Eastwood, tra le quali quella fatta del bravissimo Simone Fortunato sul Tracce di marzo, mi è sembrato che non sia stato messo sufficientemente in rilievo un errore di prospettiva abbastanza grave, a mio avviso dovuto a una influenza della “cultura” luterana, che il regista americano proietta sul cattolicesimo influenzando l’intera prospettiva del film ed in particolare il finale.

Ciò che mi lascia più perplesso è innanzitutto il rapporto tra il burbero protagonista e il giovane padre Janovich, non c’è nulla o quasi che il sacerdote riesce a fare per incidere veramente nell’animo di Walt, lo invita pressantemente a confessarsi, gliene spiega anche confusamente il valore ma evidentemente non riesce a farglielo comprendere fino infondo, come il finale tristemente dimostra. Il prelato tenta più volte di spiegare all’anziano protagonista le ragioni per le quali nella propria esistenza, piena di esperienze forti, sembrava avere appreso più cose riguardo alla morte che non alla vita, ma al termine del film il giovane pastore concede l’onore delle armi davanti al feretro dell’anziano che solo apparentemente è cambiato. Il sacerdote, nel proprio rapporto con Mr. Kovalski, tralascia di parlare di ciò che è essenziale, di Cristo, la Confessione viene vista come una forma rituale di psicanalisi, parlare dei propri peccati per rimuoverne il peso non si sa bene per quale motivo, ed è proprio questo fraintendimento che genera il triste epilogo, che a mio avviso non lascia poi un così ampio spazio alla speranza; non è un caso che la conclusione del film sembra essere un trionfo del luteranesimo: non c’è possibilità di salvezza in questo mondo e lo sa bene l’anziano Walt, che confessa solo i propri peccati marginali, solo con la morte si può rimediare al peccato di cui riesce a parlare solo con Thao e che non gli ha consentito di vivere tutta la propria esistenza. Lascia un po’ di amaro in bocca anche il presunto lieto fine della lettura del testamento con cui Walt disereda i propri figli, se infatti è vero che l’anziano protagonista tenta, una volta scoperto di essere condannato dalla propria malattia, di riallacciare una sorta di rapporto con quei figli dai quali egli non è mai stato capace di farsi conoscere e che sono stati irrimediabilmente segnati dall’essere cresciuti con un padre vivo solo apparentemente, tale tentativo sembra dettato più che altro dalla volontà di mettersi a posto con la propria coscienza piuttosto che dal reale desiderio di ricostruire quella famiglia che è stato infondo il suo carattere a rendere così mostruosa agli occhi del pubblico; anche dopo il nobile gesto di dare la propria vita gratuitamente per qualcun altro, egli non riesce ad essere di esempio per i propri figli che anzi decide di lasciare soli in balia di se stessi come, del resto, aveva sempre fatto fino ad allora.

Mi chiedo dunque cosa abbia potuto imparare di così importante il giovane Padre Janovich da quell’uomo, forse la speranza cristiana non riempie molto di più di contenuto una parola, che nel corso del film sembra quasi essere messa alla berlina, presentata con l’altisonante ma apparentemente vuoto termine di “salvazione”?

 

(Antonio Zuccaro)

 

IL TRAILER DI GRAN TORINO

 


Fornito da Filmtrailer.com



COMMENTI
23/04/2009 - Gran Torino Gran Film!!! (Elisabetta De Marinis)

D'accordissimo con Michele! Mi permetto solo di puntualizzare ai numerosi lettori intervenuti che, con tutto il rispetto, fare la vivisezione di un film a seconda di quanto rispecchi o meno le nostre idee ed indignarsi perchè non è la resa filmica del Catechismo della Chiesa Cattolica non è esattamente il modo migliore per poterselo godere e per cogliere gli spunti interessanti(in questo caso numerosissimi) che lo stesso può offrire. Io, personalmente, sono rimasta veramente commossa dal fatto che Clint Eastwood (che immagino venga da una storia un pò diversa dalla mia, visti altri film) abbia fatto un film così capace di interrogarsi sulla "vita e sula morte" (come viene spesso ripetuto dai personaggi) senza scadere nel pietismo o nel cinismo. Straordinaria la figura del prete che, per una volta, non è quello che ha le risposte in tasca, ma un uomo che non sa sempre cosa dire o come, ma comunque sta lì. Sinceramente, mi spiace che questo aspetto non sia stato colto.

 
22/04/2009 - Gran Torino IV (michele maioli)

Altro aspetto di una acutezza estrema è il rapporto di Walt con i propri familiari e con i "nuovi" familiari. Quello di Clint è un giudizio: il giudizio di un uomo che vede che i rapporti, per come sono vissuti e proposti nella maggior parte di quello che chiamiamo occidente, sono una tomba, sono senza speranza, senza redenzione. Non possono generare niente, non hanno seguito. E' emblematico che li rappresenti proprio all'interno della famiglia, che invece è il nucleo primo della vita: e invece nel film è sterile, antipatica, particolarista. Proprio per questo non c'è il lieto fine familiare: perchè non può esserci. E' un giudizio realista e senza ritorno. E invece prosegue il viaggio (alla fine del film Tao corre con la Gran Torino) chi è capace di accogliere la vita, resa possibile dal sacrificio di un altro. Ma "il sacrificio di un altro" è anche quello dei genitori che vanno a lavorare, si spaccano la schiena e ti permettono di studiare, di giocare a calcio, di andare all'università. Chi non è serio con ciò che gli viene gratuitamente trasmesso di prezioso, è meglio che si tolga di mezzo ("meglio per lui se non fosse mai nato"). "Ho più cose in comune con questa gente, che con quelli della mia famiglia", dice Walt. E a loro giustamente da la sua Eredità.

 
22/04/2009 - Gran Torino III (michele maioli)

L'altra lettrice (Innocenza) si lamenta della mescolanza dei generi. Le faccio presente che solo il genio è in grado di farlo producendo arte. Ha mai ascoltato attentamente la Missa Solemnis di Beethoven (o una sinfonia di Mahler). Vi si trovano il gregoriano, le masse sonore della coeva Nona sinfonia, così come il più stretto contrappunto, così come una parte per violino e orchestra (in una messa). Non penso sia un problema la mescolanza di generi. E per quanto riguarda la sua affrmazione "il fatto che renda i gaglioffi due assasini per liberare il ragazzo", è di un moralismo strisciante e buonista come pochi. Anche Gesù è colpevole di aver reso assassini i suoi giustizieri (ricordo che i gaglioffi avevano violentato la sorella di Tao: a che serve questo buonismo?). Non è certo giustizialista il film, dato che è proprio perchè con la giustizia umana non si risolve niente, che Walt prende la sua decisione. E l'altro lettore, Lucchini, non vede perchè si debba collegare la vicenda a Cristo. Ma il film l'ha visto? Preferisco non spiegare l'evidenza: Aristotele su questo aveva idee ben precise, che condivido. Clint è arrivato al punto cruciale prima di tanti cattolici.

 
22/04/2009 - Gran Torino II (michele maioli)

Anzi, è proprio il Luteranesimo a decentrare l'attenzione dal fatto della Presenza divina alle sole scritture, alle parole, che senza la Parola sono vuote. Da dove si desume che la confessione nel film sia una seduta di psicanalisi? E' brevissima, come devono essere le confessioni, senta sentimentalismi di sorta, senza opinioni di nessuno, senza lunghi discorsi psicanalitici, appunto. Il prete fa il suo mestiere, e questo alla fine paga. E basta. Noi siamo abituati a preti che vanno in TV a sproloquiare noiosamente di Cristo come delle tasse... Non sono discorsi su Cristo quello di cui ha bisogno Walt, di formalità da rispettare. E' esattamente per questi motivi che duemila anni fa i suoi non lo riconobbero. In questo film vengono raccontati dei fatti in modo chiarissmo, fatti sorprendenti anche in un film, e che seguono il dinamismo che ha rivoluzionato la storia del mondo. E Clint ci dice che è ancora quella Croce a permettere all'uomo di poter vivere appieno. E il lettore vuole discorsi su Cristo? Ma non è ancora più grandioso che Cristo si è mostrato proprio grazie all'inadeguatezza di un giovane prete? Questo da speranza anche a me! E' tutto fuor che protestante, il film. Il protestatesimo riduce la Croce di Cristo (e quindi l'Eucaristia) ad un simbolo. Mentre per i cattolici non solo Cristo è presente, ma il suo sangue scorre ancora, ad ogni messa. E il film nel finale presenta quello stesso sangue sulla mano stesa di Walt. (continua)

 
22/04/2009 - Gran Torino I (michele maioli)

L'ultimo film di Clint Eastwood è stato per me una sorpresa inaspettata. Che il più grande regista cinematografico vivente richiami con la sua arte, così profondamente centrata sulle questioni umane (gli Spietati, i Ponti di Madison County, Un mondo perfetto, Million dollar baby, Mystic river - qual è il più bello?), che il più grande regista cinematografico vivente richiami al sacrificio di Cristo come unica salvezza per la vita personale e la vita sociale degli uomini del nostro tempo, è per me una grazia divina, un vero regalo del Cielo alla morente cultura di ciu ci nutriamo. Clint non piace a molti cattolici. E non a caso il cattolicesimo dei nostri tempi è un giudeo-protestantesimo, più che un cattolicesimo (vedi Rhaner, Kung...). La Croce continua ad essere scandalo. Scandalo anche per i cristiani cattolici. Come il lettore Zuccaro, che di fronte al film in cui un uomo si fa ammazzare recitando l'Ave Maria, e cade a braccia aperte, perchè con la sua morte sia possibile la vita per Tao, di fronte a questo, dicevo, sta a disquisire sul fatto che non gli va a genio il prete, che non è come lui lo vorrebbe, che la confessione è incompleta! Non ha pensato Zuccaro che non è necessario fare il nome di Cristo nei propri discorsi perchè un uomo lo riconosca e si converta? Al centurione romano, come al "buon ladrone", è bastato vederLo morire in croce. Qualcuno gli ha fatto proselitismo? Non rislulta. Un fatto accade e basta, non ha bisogno di parole di contorno.

 
22/04/2009 - gran Torino (marco lucchini)

il film merita di essere visto ma da un pubblico adulto e non solo per l'età. Sicuramente ha una trama originale ed avvincente, pur nella sua staticità non ti annoia affatto. Attori molto bravi. Direi tutto il bene possibile di questo film ma sicuramente eviterei collegamenti con il cristianesimo e con Cristo. Ricordo un libro degli anni '80 che trattava il delicato tema delle persone uccise nel regime sovietico, il titolo era molto esplicito: "Eroi o Martiri?". Ecco questa è la domanda da porsi. Per me Clint è un eroe come ne è piena la storia. Gli eroi muoiono per una loro idea di giustizia, i martiri si fanno uccidere per Cristo, ma fanno anche tutto il possibile per non esserlo. Il cristianesimo sono fatti non simbologie. Cristo è morto e risorto, non è solo morto, i mariri sono morti pechè si dicevano cristiani, Clint è morto per affermare anche nel suo ultimo atto eroico il suo concetto solitario di giustiziere, che per tutta la vita l'avevo reso insopportabile fino al punto di essere insopportabile a se stesso. Quindi consiglio di andarlo a vedere per non vivere e morire come lui.

 
22/04/2009 - Gran Torino (Innocenza Laguri)

Condivido anch'io le opinioni del lettore e non mi sembra affatto che Musicco risponda, aggiungo un'altra questione:io trovo pericoloso il puzzle di generi che i film fann, ad es.Cento chiodi mescola qualcosa del poliziesco-realistico all'aura di leggenda fuori tempo (guarda caso quando il riferimento è a Cristo), il regista Clint mescola realismo da società americana (razzismo, Vietnam, famiglia squallida) al genere Eroico" da risolutore solitario -western, per cui nel sacrificio di sè finale abbiamo una buona dosa di eroismo-irrealismo. Non convincono i motivi per cui non poteva fare tentativi più modesti e concreti (portar via il ragazzo, andare dalla polizia).Già un film, qualunque sia è iperrealismo, a ciò Clint aggiunge un tono leggendario-giustizialista. Mi pare totalmente dimenticato ,in questo superprotagonismo il fatto che renda i gaglioffi due assasini per liberare il ragazzo. Dopodichè non stupiamoci se confondiamo terremoto con film e film con il terremoto!E la nozione stessa di esperienza va a farsi benedire!!!

 
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