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Evoluzione, anche l’ornitorinco smentisce Darwin

lunedì 12 maggio 2008

Si scaldano i motori in vista del Gran Prix dell’evoluzione: l’anno prossimo sarà il bicentenario della nascita di Charles Darwin e il 150esimo della pubblicazione del celebre L’origine delle specie. Tutto quindi deve essere a posto per celebrare i fasti della scienza leader del terzo millennio, la biologia; per fugare ogni dubbio sulla autenticità dei modelli del neo-darwinismo e sulla credibilità dei suoi profeti. Soprattutto per allontanare il rischio che qualcuno trovi un modo convincente per parlare di creazione e renda esplicito quello che la semplice ragionevolezza sembra indicare: cioè che il caso cieco, tanto caro ai fan di Richard Dawkins, non spiega un bel niente.
Mai come in questi ultimi mesi si assiste a un fiorire di studi su vari aspetti della teoria darwiniana classica: dopo anni di sordina, il nome di Darwin riemerge prepotentemente sulla stampa specializzata e viene immediatamente rilanciato da quella divulgativa. Cosi, ad esempio, l’autorevole (ma sarà sempre vero?) rivista Nature ha dato la parola al curatore del Museo di Paleontologia di Berkeley, Kevin Padian, per proclamare il decalogo dell’eredità concettuale di Darwin. E sul numero di aprile de Le Scienze erano ben tre gli articoli dedicati direttamente a Darwin e alla più recenti conferme di una o l’altra di quelle dieci idee.
Peccato però che la situazione della ricerca biologica sia un po’ diversa e il fronte pro-Darwin non sia poi così monolitico.
Ci ha pensato ancora Massimo Piattelli Palmarini a rompere l’incantesimo sulle pagine del Corriere della Seradi ieri, domenica 11 maggio; come peraltro aveva già fatto il 4 novembre scorso parlando della natura che “smentisce i seguaci più ortodossi” del darwinismo. Questa volta lo spunto è venuto dalla genomica, cioè da quelle ricerche indirizzate a leggere il corredo genetico dei viventi e a decifrare i messaggi codificati nelle sequenze del Dna contenuto nel nucleo delle cellule dei diversi organismi. E curiosamente la fonte è sempre Nature, anche se in coedizione con Genome Research, che ha pubblicato i risultati del sequenziamento del Dna di quello strano animale che è l’ornitorinco: la composizione del suo genoma lo indica come esito di un insieme di discendenze evolutive non solo dai mammiferi ma anche dagli uccelli e dai rettili (il suo veleno è più potente di quello di molti serpenti). Un animale così strutturato non può essere la conseguenza di tante piccole mutazioni casuali che si sono via via perfezionate per meglio adattarsi all’ambiente e garantirsi la sopravvivenza. L’ornitorinco, nella sua originalità e stranezza, è una falsificazione vivente del gradualismo darwiniano e della selezione naturale considerata come “motore dell’evoluzione”. E, come si sa, nelle scienze un evento falsificatore è più potente di tante verifiche.
Il problema ormai è da tempo nell’agenda dei biologi: che la selezione naturale faccia acqua non è una novità ed è ben chiaro che si devono esplorare nuove piste per capire cosa produce la variabilità nelle forme viventi, fornendo poi alla selezione il materiale su cui, eventualmente, operare. Bisogna esplorare i complessi sistemi biochimici e mettere nel conto tante possibili interazioni di tipo non solo strettamente biologico e genetico ma anche chimico, fisico, ambientale e, perchè no, culturale. E i ricercatori all’opera in queste direzioni sono più di quanto non si pensi o non si divulghi.
C’è da augurarsi che nei laboratori dei biologi si faccia sempre più strada questo stile pluralista e aperto a tutte le evidenze, testimoniato da Piattelli Palmarini; come pure che Nature continui a dare spazio a tutti i tipi di contributi; e che i media nostrani non traducano solo gli articoli politicamente (darwinianamente) corretti.
In tal modo forse il Gran Premio dell’evoluzione non vedrà il grande naturalista scozzese in pole position e i tifosi della selezione naturale dovranno abbassare un po’ gli striscioni. Ma ci guadagneranno la ragione e la verità.



© Riproduzione riservata.

COMMENTI
14/05/2008 - grazie! (Luca Solari)

Volevo davvero ringraziare Mario Gargantini e scusarmi se ho usato i commenti per dialogare un po' a due. Il senso dei miei interventi era proprio di ricordare come su questi temi ci sia nel pubblico molta confusione e approssimazione e sia necessario spostare il dibattito dagli esperti alla società nella sua interezza anche per far meglio comprendere il reale significato dinamico del rapporto tra scienza e società, non riducendo la scienza né a sistema tributario, ma meno che mai a sistema assoluto.

 
13/05/2008 - precisazione (Luca Solari)

Mi scuso, ma da ricercatore universitario, sono abituato a ritenere che citare significhi indicare il numero o almeno il mese ed anno di una rivista scientifica come Nature ed esplicitare il nesso causale tra risultati delle ricerche, loro validità e conseguenze derivate in modo comprensibile, forse nella divulgazione non è uso. Evidentemente, si tratta di un mio problema di comprensione di cosa significhi dibattere e argomentare. Rimane da sottolineare che non mi riferivo certo all'articolo del Corriere della Sera che peraltro non parla in nessuna parte di influenze culturali come implicitamente suggerito dal commento pubblicato. La critica all'orotodossia darwiniana personalmente mi ha sempre convinto, tuttavia sarebbe opportuno rimarcare come essa non si traduca in una semplice delegittimazione del meccanismo evolutivo di tipo casuale sebbene secondo leggi ancora da determinare dal punto di vista genomico e non ritrovo pur provandoci questo implicito nell'articolo del Corriere. Personalmente sulla vicenda dell'evoluzione non ho credenze assolute che riservo ad altri ambiti, rimarco che qualsiasi lettore imparziale non può non ravvisare in questo commento una sostanziale opacità del rapporto tra fatti documentati, titolo ed obiettivo reale. Che poi una sola falsificazione comporti la falsificazione di un'intera teoria è in sé la dimostrazione di quanto poco scientifico e imparziale sia risultato nella semplificazione questo commento.

RISPOSTA:

Intervengo ancora solo perché l’atteggiamento che colgo nei due commenti del prof Solari non è di sterile polemica ma di serio interesse all’approfondimento. Aggiungo quindi che l’articolo non sostiene la falsificazione “di un’intera teoria” ma del “gradualismo” e della “selezione naturale considerata come motore dell’evoluzione”; e questa critica è tutt’altro che implicita nell’articolo del Corriere, dove Piattelli parla del gradualismo “cioè i piccoli passi fatti a casaccio”, che “va a farsi benedire” e della selezione come responsabile di “dettagli, non il motore della produzione di specie nuove”. Cordialmente, Mario Gargantini

 
12/05/2008 - evoluzione e creazione (carlo rustichini)

Il punto di riferimento sull'argomento è il noto articolo di Schonborn del 7 luglio 2005 sul New York Time. Inoltre sono usciti per i tipi delle Dehoniane di Bologna gli atti del convegno di Castelgandolfo voluto da Papa Benedetto XVI sul tema dell'evoluzione e creazione. E' interessante notare come la teoria dell'evoluzione pur non essendo una scienza (dal punto di vista scientific: non possono essere riprodotte in laboratorio le proprie tesi), pur essendo smentita dalla genetica (epigenetica), dagli esperimenti prodotti sui batteri per la verifica del trasferimento dei caratteri ecc. si continua a prenderla per buona lo stesso. E, peggio, si continuano a pienarne i libri di testo dalla scuole primarie fino ai più alti gradi. Questo per tendere ad affermare un idea di realtà e di cultura che fa fuori l'origine della vita da Altro ma che si produce con il caso e la necessità. Pertanto proporre la realtà dei fatti fa parte della battaglia culturale che coinvolge prima di tutto come si intende la ragione e con quale metodo. Anche qui allargare la ragione è un lavoro necessario per non chiudere lo sguardo alla realtà teso a scoprirne il punto di fuga.

 
12/05/2008 - che peccato (Luca Solari)

Sono un po' sconcertato da quest'articolo perché propone una visione critica dell'evoluzionismo darwiniano citando in modo non del tutto appropriato fonti e motivazioni, ma soprattutto non spiega assolutamente nulla a chi non sia un esperto di questo dibattito. Mi dispiace doverlo considerare un esempio di una cattiva divulgazione che finisce per giustificare l'ortodossia darwiniana, invece che contribuire ad un reale dibattito. Ricondurre tutta la teoria dell'evoluzione per selezione naturale a "credo vs. non credo" è il frutto di un dibattito posto male da entrambi i campi. Chiederei ad esempio all'autore di spiegare in che modo i risultati del sequenziamento del genoma siano "dimostrati" come impossibili all'interno di una visione ortodossa darwiniana. Sarebbe anche gradevole che citasse in maniera specifica gli autori e gli articoli cui fa riferimento per consentire di corroborare o meno le sue interpretazioni. Peccato, mi aspetto sempre molto da Il Sussidiario!

RISPOSTA:

Avere una visione critica dell'evoluzionismo darwiniano (pur senza negare i meriti scientifici di Darwin) non mi sembra poco scientifico, anzi! E mi pare anche che invitare i lettori a non dare per scontati criteri come il gradualismo evolutivo e la selezione naturale come "motore dell'evoluzione", possa contribuire proprio a un reale dibattito. Non si tratta di contrapporre due "credenze" ma di segnalare il fatto che il dibattito scientifico più attuale sta rivedendo e superando tali criteri. L'articolo non aveva altra pretesa che indicare questo livello del dibattito. Per gli approfondimenti e la doverosa documentazione bisogna comunque rivolgersi ai testi (chiaramente citati) dai quali l'articolo ha preso spunto, cioè quelli di Piattelli Palmarini e di Nature-Genome Research. Mario Gargantini

 

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