sabato 5 luglio 2008
Tutti a rimpiangere l’Air France, oggi. Salvo trascurare un piccolo particolare: Jean-Cyril Spinetta, pdg della compagnia, disponeva di un margine risicato in consiglio a favore dei merger italiani quando il petrolio valeva poco più di 60 dollari al barile. E il piano Prato, assai ottimista sulle prospettive del mercato, era basato su un prezzo dell’oil di 60 dollari. Se le trattative fossero andate avanti il board francese avrebbe votato contro l’affare. L’ostilità di Silvio Berlusconi e del sindacato ha solo permesso a Spinetta di defilarsi senza danni d’immagine. Perché rivangare il passato, seppur prossimo, di fronte ad un presente così tempestoso? Per renderci conto come, ubriacati dalle faccende di casa nostra, si perda spesso di vista il mondo in cui viviamo. Oggi, sottolinea lo stesso Corrado Passera (che pure si è battuto come un leone ai tempi di Tps per la soluzione Air One), la situazione è «molto difficile». Di piani, a leggere i giornali, ce n’è più d’uno. Anzi, ce ne sono troppi. Ma tutte varianti di un solo progetto: una newco, più o meno fornita di assets e più o meno vergini di debiti; una bad company dove rifilare l’invendibile, grazie ad una Marzano rivista; tagli robusti di personale. Il capitale, par di capire, lo forniranno i creditori bancari con uno schema clonato dal convertendo Fiat, esorcizzando gli strali di Bruxelles. E il business? I collegamenti interni, qualche tratta europea. Magari un volo oltre Oceano, tanto per capire che esiste una compagnia di bandiera. Di questo passo il fiasco industriale è quasi scontato. A giudicare da quel che capita nel mondo. a) La scelta stand alone è antistorica. Proprio ieri, Ba, Iberia e American Airlines hanno una jv per ridurre i costi. Virgin Airlines ha fatto sapere che già è pronto un ricorso alle autorità Antitrust Usa contro eventuali esenzioni. Di sicuro si allunga ogni giorno l’elenco delle alleanze, fusioni, sinergie. b) I tagli colpiscono i più insospettabili. Lufthansa ha annunciato ieri che la sua compagnia low cost, Germanwings, lascerà a terra quattro aerei da Novembre. Sempre ieri Jaz Air ed Air Canada hanno annunciato 2.700 tagli. c) Mai come oggi, in una situazione che si deteriora a vista d’occhio, il tempo è denaro. Invece, già si parla di agosto. A quella data Alitalia avrà perso altri 90 milioni, gli altri chissà. Gli altri tagliano: noi paghiamo. (Tratto da Finanza & Mercati - 4 luglio 2008) © Riproduzione riservata.
Tutti a rimpiangere l’Air France, oggi. Salvo trascurare un piccolo particolare: Jean-Cyril Spinetta, pdg della compagnia, disponeva di un margine risicato in consiglio a favore dei merger italiani quando il petrolio valeva poco più di 60 dollari al barile. E il piano Prato, assai ottimista sulle prospettive del mercato, era basato su un prezzo dell’oil di 60 dollari. Se le trattative fossero andate avanti il board francese avrebbe votato contro l’affare. L’ostilità di Silvio Berlusconi e del sindacato ha solo permesso a Spinetta di defilarsi senza danni d’immagine.
Perché rivangare il passato, seppur prossimo, di fronte ad un presente così tempestoso? Per renderci conto come, ubriacati dalle faccende di casa nostra, si perda spesso di vista il mondo in cui viviamo. Oggi, sottolinea lo stesso Corrado Passera (che pure si è battuto come un leone ai tempi di Tps per la soluzione Air One), la situazione è «molto difficile». Di piani, a leggere i giornali, ce n’è più d’uno. Anzi, ce ne sono troppi. Ma tutte varianti di un solo progetto: una newco, più o meno fornita di assets e più o meno vergini di debiti; una bad company dove rifilare l’invendibile, grazie ad una Marzano rivista; tagli robusti di personale. Il capitale, par di capire, lo forniranno i creditori bancari con uno schema clonato dal convertendo Fiat, esorcizzando gli strali di Bruxelles. E il business? I collegamenti interni, qualche tratta europea. Magari un volo oltre Oceano, tanto per capire che esiste una compagnia di bandiera. Di questo passo il fiasco industriale è quasi scontato. A giudicare da quel che capita nel mondo.
a) La scelta stand alone è antistorica. Proprio ieri, Ba, Iberia e American Airlines hanno una jv per ridurre i costi. Virgin Airlines ha fatto sapere che già è pronto un ricorso alle autorità Antitrust Usa contro eventuali esenzioni. Di sicuro si allunga ogni giorno l’elenco delle alleanze, fusioni, sinergie.
b) I tagli colpiscono i più insospettabili. Lufthansa ha annunciato ieri che la sua compagnia low cost, Germanwings, lascerà a terra quattro aerei da Novembre. Sempre ieri Jaz Air ed Air Canada hanno annunciato 2.700 tagli.
c) Mai come oggi, in una situazione che si deteriora a vista d’occhio, il tempo è denaro. Invece, già si parla di agosto. A quella data Alitalia avrà perso altri 90 milioni, gli altri chissà. Gli altri tagliano: noi paghiamo.
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